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Ostia, l'Ecomuseo rischia la chiusura

print04 luglio 2019 15:11
Ostia, l'Ecomuseo rischia la chiusura
(AGR) Quest’anno ricorre il 25° anniversario dell’inaugurazione dell’Ecomuseo del litorale Romano, fondato nel 1994 dalla CRT Cooperativa Ricerca sul Territorio per dotare il territorio di una struttura museale a carattere storico antropologico che consentisse la conoscenza delle trasformazioni fisiche e antropiche del delta tiberino. Questo è avvenuto dopo gli studi condotti a partire dagli anni 80 dai ricercatori della CRT e in particolare da Paolo Isaja e Maria Pia Melandri e i primi successivi esperimenti di allestimento ecomuseale. L’ecomuseo è stato realizzato su un territorio, il Litorale Romano, del tutto privo di strutture del genere di proprietà di enti pubblici e carente di identità comunitaria a causa dei suoi complessi caratteri sociali contemporanei.

A tutt’oggi l’Ecomuseo del litorale Romano costituisce l’unica entità museale di proprietà privata riconosciuta dal Municipio X, dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio, che l’ha inserita nella sua Organizzazione Museale Regionale, al pari di tutti i musei pubblici regionali.

Malgrado la passività economica dell’attività ecomuseale, in questo quarto di secolo la CRT ha voluto mantenere in vita e sviluppare comunque la difficile impresa, nella convinzione dell’assoluta necessità dell’esistenza di una struttura aperta al pubblico, finalizzata alla raccolta e alla diffusione della storia delle genti e del territorio presso un bacino di utenza costituito da circa 330.000 residenti (Ostia e Fiumicino).

Dopo un primo periodo di iniziale sostegno economico da parte degli enti pubblici, ben consapevoli dell’ineconomicità dell’impresa per una cooperativa di produzione e lavoro quale è la CRT, ma anche consci del fatto che l’iniziativa privata sgravava l’ente pubblico del grosso impegno della nascita e della gestione dell’entità museale, negli anni a seguire la collaborazione da parte dell’ente pubblico si è progressivamente diradata fino ad annullarsi nell’ultimo biennio.

Oggi la situazione si è fatta estremamente difficile per le attività ecomuseali della CRT a causa di diversi fattori negativi concomitanti quali: la mancata concreta applicazione della legge n.3 dell’11 aprile 2017 della Regione Lazio che prevede il riconoscimento e la valorizzazione degli ecomusei; la “sospensione” della precedente legge n.42 per le entità museali di questa tipologia negli ultimi anni e l’impoverimento programmatico-economico dell’edizione 2019 della stessa legge; l’interruzione immotivata dell’iter di valutazione e approvazione della “Proposta di programma per la conservazione e lo sviluppo delle attività del Polo Ostiense dell’Ecomuseo del Litorale Romano” da parte del Comune di Roma, pur dopo ben tre sedute con esito favorevole della Commissione Turismo del Comune stesso; l’inerzia del Municipio X sulle attività ecomuseali volte a favorire la partecipazione collettiva alle celebrazioni ufficiali della bonifica.

In conseguenza di ciò il Consiglio di Amministrazione della CRT ha dovuto decidere la sospensione, a partire dal mese di luglio, di alcune attività del Polo Ostiense dell’Ecomuseo e, nel contempo, valutare la possibilità di trasferimento in altra sede regionale dei suoi archivi documentari per assicurarne cura e manutenzione. Prosegue invece la consueta attività nel secondo polo del sistema ecomuseale della CRT, il Polo di Maccarese sito nel Castello S.Giorgio. Nell’attuale condizione, Ostia e il suo litorale rischiano dunque di perdere il patrimonio documentale più importante esistente in zona, relativo alla storia contemporanea del territorio, costituito da migliaia di documenti cartacei, fotografici, audiovisivi e della cultura materiale, che raccontano le grandi trasformazioni fisiche e antropiche del Litorale Romano.

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