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La befana giallorossa sbarca a San Siro e regala tre goal al Milan

Milan-Roma 3-1

printDi :: 08 gennaio 2022 16:30
La befana giallorossa sbarca a San Siro e regala tre goal al Milan

La befana giallorossa sbarca a San Siro e regala tre goal al Milan

(AGR) Al Milan sono bastati diciassette minuti scarsi per mettere la partita sui binari della vittoria. Dopo che, al 4’, Rui Patricio metteva una pezza su una botta di Hernandez, un braccio di Abraham, all’8’, sfiora, sì, è proprio il caso di usare questo verbo, il pallone, l’azione prosegue con Rui Patricio che manda in angolo.

Corner? No, interviene il VAR, l’arbitro Chiffi va a vedere e Giroud trasforma il rigore. Al VAR siede Aureliano Gianluca, da Bologna, già noto ai tifosi romanisti per la sciagurata direzione arbitrale di Venezia – Roma 3-2 (rigore inventato a favore dei neroverdi e altre amenità che alla fine sfociarono nella sconfitta della Roma…).

Ora, fino a qualche tempo fa, non molto per la verità, quella strusciata di Abraham sarebbe stata giudicata del tutto involontaria e, al massimo, a carico della Roma sarebbe arrivata una punizione a due in area. A seguito dei successivi aggiornamenti apportati al regolamento del gioco del calcio, l’involontarietà non esiste più e le punizioni a due in area ormai da illo tempore non vengono più fischiate pur essendo tuttora in vigore.

Sconosciamo i motivi per cui questa regola è continuamente disattesa, pur verificandosene gli estremi della sua applicazione praticamente in ogni partita. È possibile supporre che la sua non applicazione dipenda proprio dal fatto che l’involontarietà, a norma del regolamento vigente, è considerata inesistente?

A suffragio di questa ipotesi ci sono le dichiarazioni di illustri fischietti, secondo i quali laddove c’è un braccio o una mano in posizione non congrua non c’è volontarietà ma una responsabilità colposa. Naturalmente dissentiamo totalmente da questa filosofia che, di fatto, premia i giocatori furbastri – non ve ne siete accorti di quanti ce ne sono in giro che calciano il pallone puntando alle braccia o alle mani dell’avversario? - e penalizza il giocatore difendente che, considerando la velocità delle giocate e le situazioni spesso convulse che vengono a crearsi in area di rigore - con il pallone che magari carico d’effetto o colpito anche in modo sbilenco da questo o quel giocatore, traccia delle traiettorie del tutto imprevedibili - involontariamente impatta la sfera con una mano o un braccio, con i conseguenti effetti letali per la sua squadra? Nella maggior parte dei casi, infatti, la dinamica delle azioni impone ai giocatori, attaccanti o difensori che siano, movimenti che potremmo definire innaturali, non congrui appunto, se si vuole interpretare il termine alla lettera.

Del resto, è ben noto a chiunque l’abbia praticato o ne abbia una conoscenza anche approssimativa, che il calcio è un gioco fatto anche di movimenti scoordinati – la corsa in avanti e l’improvviso cambio di direzione indietreggiando velocemente o andando a destra o a sinistra ne sono esempi – che, lo ribadiamo, involontariamente portano il corpo ad impattare il pallone con mani o braccia o, altrettanto involontariamente, a rifilare un calcio, una manata o una spinta all’avversario, azioni che, di fatto, appaiono comportamenti scorretti.

Visto il gran numero di cartellini gialli e rossi che arbitri di ogni latitudine dispensano generosamente ad atleti e panchine, bisognerà che qualcuno degli addetti ai lavori cominci a chiedersi se e quanto quella quantità di cartellini elargiti a piene mani riesca a frenare o quantomeno a ridurre le infrazioni o non piuttosto se sia opportuno rivisitare il concetto stesso di fallo, distinguendo magari tra quelli di tipo intenzionale e quelli che arrivano da contrasto di gioco o da scontro fortuito.

Di sicuro, la strusciata pallone - Abraham non era fallo intenzionale, quindi il rigore non c’era. Tuttavia, a proposito di questo accadimento, ciò che lascia perplessi è che non sia stato l’arbitro a decretare il penalty ma il VAR. Nel dettaglio: secondo le intenzioni degli inventori del VAR, questo doveva essere uno strumento di supporto all’arbitro, aiutarlo cioè a prendere la decisione giusta nel caso avesse avuto qualche incertezza durante la gara.

Con la concessione del rigore al Milan, scopriamo invece che il signor Chiffi da Padova, arbitro della gara, è stato, di fatto, completamente delegittimato nelle sue funzioni. Non abbiamo altra spiegazione logica.

Ma allora, delle due l’una: o le partite sono dirette dagli arbitri o dai quattro amici al VAR.

Nel secondo caso significherebbe che la terna arbitrale è del tutto inutile. Sebbene possa apparire tale, quest’ultima nostra affermazione non è una battuta.

Tornando a Milan-Roma, dopo il vantaggio rossonero la reazione dei giallorossi è più o meno inesistente – ma questo è un film già visto più volte – e il Milan spinge tranquillamente fino ad arrivare al raddoppio, al 17’, con Messias che cattura alla grande un pallone moscio, che Ibanez intenderebbe mandare a Rui Patricio, e insacca senza problemi. Neanche venti minuti di gioco e Milan avanti di due goal: c’è sentore di tracollo ma la Roma non esce dal suo torpore e continua a fare ben poco: è lenta e compassata, con centrocampisti che pensano al tocchetto e al tacchetto piuttosto che a far superare al pallone la linea del centrocampo. Ancora una volta, il gioco giallorosso fa cadere le braccia ai propri sostenitori: in campo c’è una squadra che non aggredisce, non morde, ma soprattutto non è in grado di prendere il sopravvento su un Milan che, lo ribadiamo, non appare così invulnerabile.

Sì, quella schierata a San Siro è una Roma cui non manca la qualità, ma lì, su quel campo, devi giocare ruspante, maschio, energico, non andare continuamente alla ricerca del tocco di fino o della giocata di classe. Più che scaturenti da un gioco di squadra, quelle romaniste appaiono iniziative individuali. Proprio da una di queste iniziative individuali, al 24’ Zaniolo avrebbe la possibilità di andare in goal: ben imbeccato da Abraham, che sfrutta un errore di Kalulu, il giallorosso arriva a tu per tu con Maignan ma si divora una rete praticamente già fatta.

Forse sarebbe ora che Pellegrini, Mkhitaryan e Zaniolo si rendano conto che non sono né Bobby Charlton, nè Rijkard, né tantomeno Iniesta, che la pagnotta devono guadagnarsela giocando per la squadra non per sè stessi. Ad ogni modo, tra incertezze e perplessità giallorosse e un Milan che non è proprio quello mitico dei tre olandesi, la partita va avanti e, sorprendentemente, la Roma accorcia le distanze al 40’ con Abraham che insacca sugli sviluppi di un corner battuto da Pellegrini.

In altre epoche ci saremmo aspettati una Roma battagliera e vogliosa di portare a casa almeno il pareggio, tanto più che il Milan, nelle prime battute della ripresa, non sembra una furia scatenata. Il Milan sta vincendo ma un goal di vantaggio potrebbe non bastare: per quanto si vede, i rossoneri sembrano accontentarsi di portare via i tre punti, di non voler strafare: insomma, sembrano limitarsi a gestire e lo fanno bene, contenendo le poche iniziative giallorosse - che ad un certo punto appaiono velleitarie, senza sbocco - ma avvisando poi gli avversari che comunque c’è poco da scherzare: è così che interpretiamo l’occasione non sfruttata da Krunic al 50’ – conclusione maldestra a pochi metri da Rui Patricio – e la traversa di Brahim Diaz al 51’, due campanelli d’allarme cui la Roma risponde parecchi minuti dopo, al 60’, con pallone che, calciato da Abraham viene deviato in angolo da Maignan.

In questo tratto di gara la Roma fa vedere qualcosa di più con una serie di iniziative che la portano vicina al pareggio: ci prova Pellegrini al 60’ con pallone deviato in angolo, quindi, al 61’, è il turno di Mkhitaryan ma il portiere milanista Maignan respinge la sassata dell’armeno e si ripete sulla ribattuta di Ibanez.

Ora, la Roma sembra avere in mano il pallino del gioco, ma è il Milan che si fa sotto con Diaz che però, al 66’, non sfrutta il pallone invitante di Giroud e l’azione sfuma.

Nell’ultimo quarto d’ora di gara, forse consapevoli dell’ennesima sconfitta che si va profilando, tra le file giallorosse emerge il nervosismo e Karsdorp, al 73’, viene cacciato per doppia ammonizione.

Al 74’ arriva il tiro di Florenzi ma il pallone, fortunatamente per i giallorossi, si stampa all’incrocio dei pali. Sarebbe il caso di dire che per la Roma piove sul bagnato.

Nonostante l’inferiorità numerica, Mourinho prova due soluzioni disperate: avvicenda Shomurodov per Abraham e El Shaarawy per Pellegrini e appronta altri coraggiosi accorgimenti tattici che però non riescono a sorprendere il Milan che, in superiorità numerica, avanti di un goal e probabilmente forte anche del vantaggio psicologico, gioca ormai sul velluto.

Nell’ultimo scorcio di gara, all’82’, arriva il goal di Leao che vola sulla sua fascia sinistra e, arrivato alla distanza giusta, fulmina l’incolpevole Rui Patricio.

3-1 ma la Roma reagisce e nel paio di minuti che seguono un pallone calciato forte da Zaniolo meriterebbe maggiore fortuna, e all’84’, un intervento scorretto di Ibrahimovic su Ibanez in piena area andrebbero puniti con un calcio di rigore, ma inspiegabilmente, l’arbitro Chiffi da Padova non fischia e il VAR, capeggiato dall’Aureliano Gianluca da Bologna, a differenza di quanto successo nel primo tempo, rimane muto. Non è che, per caso, il VAR sia un tifoso del Milan? A coronamento della strana epifania, al 92’, arrivano la cacciata di Mancini per somma di ammonizioni e a seguire, il secondo rigore per il Milan, che lo svedese sbaglia.

Poco dopo, triplice fischio finale che sancisce l’ottava sconfitta giallorossa e l’amara constatazione che la non combattività fa ormai parte del DNA della Roma mourinhiana.                                                                                                                                                                                                                                                 

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