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Federculture, tra strappi sindacali e resistenze datoriali, siglato il nuovo CCNL. Gli aumenti valgono il 7,5% in più

Tra le novità previsto un nuovo sistema di inquadramento del personale e più soldi per la copertura sanitaria integrativa. Ora la decisione sull’accordo passa alle assemblee. Andrea Cancellato: «Questo è settore nevralgico non solo della nostra identità ma anche della nostra economia»

printDi :: 05 marzo 2026 15:47
Federculture

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(AGR) Come ogni rinnovo, non è stato un percorso semplice ma alla fine, dopo una mediazione tra le parti e un confronto durato oltre due anni, ecco il testo del nuovo Contratto collettivo di Federculture. Un documento che riguarda oltre 7mila addetti in tutta Italia, soprattutto dipendenti di società in house o a partecipazione pubblica attive non solo nel settore della cultura. Ora come da prassi il documento dovrà essere votato nelle assemblee dei lavoratori.

Secondo quanto riportato dai comunicati sindacali il rinnovo peserà il 7,5% a partire dal 1 dicembre 2024 mentre per gli arretrati, è stata scelta una formula più articolata: «Abbiamo respinto la proposta di una somma "una tantum" - spiegano CislFp, UilFpl e UilPa - per gli anni 2022-2024, ottenendo l’ erogazione degli arretrati a decorrere da gennaio 2022 e fino novembre 2024. Per un importo complessivo di 1850 Euro per il personale di II livello II fascia e che sarà riparametrato per i restanti livelli». Poi da dicembre aumenti del 7.5%. Aver ottenuto rinnovi e aumenti tabellari spalmati in questo modo, anziché somme forfettarie, spiegano le tre sigle sindacali «garantisce benefici economici strutturali e duraturi che avranno effetti positivi immediati anche a fini pensionistici e stipendiali, inclusi il Tfr».

 
Altro argomento che sicuramente sarà oggetto di discussione è il nuovo inquadramento del personale, un terreno scivoloso perché incide da sempre sulla progressione di carriera e sulle aspettative dei lavoratori. In altre parole, si allungheranno i tempi di attesa per i passaggi da un livello all’altro, rendendo nei fatti i percorsi più lunghi e tortuosi rispetto al passato. Più critica la posizione della FpCgil che nei giorni scorsi aveva minacciato di non voler firmare il nuovo Ccnl disapprovando le proposte contrattuali della parte datoriale e l' atteggiamento arrendevole di altre sigle sindacali: «Pur non assicurando il pieno recupero del potere d’acquisto, rappresenta il miglior risultato possibile nel contesto dato. Non si può, infatti, nascondere la difficoltà – attacca la FpCgil - insita nel disallineamento tra le Organizzazioni Sindacali che, pur avendo presentato e rivendicato una piattaforma comune e condotto unitariamente la trattativa e le assemblee, ha visto talune sigle disponibili a considerare la prima proposta, scontrandosi con l’indisponibilità della parte datoriale a un accordo di rinnovo che, senza la FpCgil, sarebbe stato "minoritario"».

Soddisfazione invece da parte di Andrea Cancellato presidente di Federculture: «Si è giunti a questo rinnovo con il contributo e lo sforzo di tutti, che ha visto impegnate le principali sigle sindacali del Paese prova che la cultura è un settore nevralgico non solo della nostra identità nazionale ma anche della nostra economia».

Ora la bozza di accordo passerà nelle assemblee dei lavoratori, saranno loro a decidere se approvare o meno. Il tutto mentre si fa strada però una riflessione agganciata alle difficoltà con le quali si è giunti a questa firma. Oltre alla classificazione del personale e altri dettagli che saranno conosciuti nei prossimi giorni, è necessario un nuovo cantiere, con proposte contrattuali più agili e meno burocratiche (a cominciare dallo smartworking). Le nuove tecnologie e i mutamenti sociali lo richiedono, altrimenti si rischia di normare una classificazione del personale già superata dalla realtà. E così non si rimette al centro della trattativa il mondo del lavoro, ma si difendono vecchi perimetri.

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