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La Natività di Gesù in un capolavoro senza tempo di Gerard Van Honthorst

Nessuna “intelligenza collettiva” avrebbe mai potuto creare la stupefacente Adorazione del Bambino del 1620, Firenze, Galleria degli Uffizi. In ogni autentico capolavoro, infatti il vero artista è capace di attingere direttamente l’ispirazione alle radici della propria individualità.

printDi :: 23 dicembre 2021 20:04
La Natività di Gesù in un capolavoro senza tempo di Gerard Van Honthorst

(AGR) di Anna Iozzino

(storica e critica d’arte)

La produzione culturale nell’epoca delle reti, dei tablet, degli I-pad e della telematica ha subito notevoli trasformazioni e Pierre Levy, il filosofo francese che studia l’impatto di Internet sulla società, ha introdotto il concetto di intelligenza collettiva in campo letterario, artistico e musicale, ma il lavoro di gruppo, se in genere crea nuove dinamiche comunicative e dà risultati di buon livello, difficilmente riesce a produrre un autentico capolavoro. Questo perché la cooperazione, valorizzata dalle nuove tecnologie, mette in sinergia tante intelligenze, ma ognuna di esse esalta diversi aspetti ed elementi dell’insieme e ne attenua e ne sminuisce altri, spesso senza trovare quell’unità di stile che è l’elemento fondamentale di ogni opera d’arte.

Solo un originale sentimento sta alla base della creazione e dell’armonia visionaria di ogni autentico capolavoro, perché il vero artista è capace di attingere direttamente l’ispirazione alle radici della propria individualità. Quale intelligenza collettiva avrebbe potuto creare l’opera “Adorazione del Bambino” del 1620, olio su tela 130x96 cm, che si trova a Firenze nella Galleria degli Uffizi e che è considerato una delle Natività più sublimi e stupefacenti della Storia dell’Arte? L’autore è Gerard Van Honthorst, (Utrecht 1590-1656), un pittore olandese che all'inizio della sua carriera, come tutti i giovani artisti stranieri, completò la sua formazione con l’esperienza del viaggio in Italia e, in particolare a Roma che all’epoca costituiva una tappa culturale d’obbligo. Dal 1610 al 1620 circa visitò molte città italiane, ma soggiornò a lungo a Roma, dove studiò con passione le opere dei Maestri italiani ed in particolar modo subì il fascino della personalità e delle opere di Caravaggio da cui fu sensibilmente influenzato. Oltre che a Roma, a Napoli e in Sicilia, l’opera di Caravaggio e dei suoi primi seguaci si diffuse rapidamente in tutta l’Europa e molti giovani artisti dei Paesi del Nord, proprio come Gerard Van Honthorst, vi aderirono spontaneamente, perché la fedeltà al dato naturale e l’aderenza ai forti ritmi di luci e di ombre erano già una consolidata tendenza di gusto nella loro poetica.

L’opera “Adorazione del Bambino” del 1619-1620 esprime una profonda e sublime religiosità e raffigura Gesù Bambino appena nato in un bagno di luce che giace su un panno bianco intriso a sua volta di luce e steso sulla paglia della mangiatoia. Le quattro figure che adorano il Bambino – a destra Maria e San Giuseppe e a sinistra due angeli in adorazione - sono raffigurate con tratti realistici di ascendenza caravaggesca, la cui lezione influenzata dalla Controriforma è più presente qui che nei pittori italiani, che invece tendono a esprimere caratteri intellettualistici ed aulici rivolgendosi alle élite piuttosto che alla massa dei fedeli, spesso sono dei semplici imitatori se non addirittura, come nel caso di Bartolomeo Manfredi, dei veri e propri falsari delle opere di Caravaggio. La luce, improntata sull'uso della luce notturna a lume di candela, che valse all’artista il nome di Gherardo delle Notti, domina tutta la rappresentazione e viene trattata come fosse artificiale mentre in realtà è la luce spirituale che si sprigiona dal Bambino illuminando i volti degli adoranti, che esprimono gioia, serenità e tenerezza verso il figlio di Dio. In particolare il volto della Madonna esprime una pienezza di vita e di gioia, ma anche una piena consapevolezza dei suoi doveri e dolori futuri tanto importanti per tutta l’umanità.

“L’Adorazione del Bambino” è stato gravemente danneggiato nell’esplosione di un‘autobomba, collocata in via dei Georgofili, accanto alla Galleria Uffizi il 17 maggio 1993. Per fortuna quest'opera è stato restaurato alla perfezione e ricollocato al suo posto nella Galleria degli Uffizi di Firenze. Non così fortunata è stata un’opera similare ed altrettanto famosa dello stesso artista olandese “L’Adorazione dei pastori”, andata irreparabilmente distrutta nel medesimo attentato terroristico e l'opera che pubblichiamo è quella di un'altra “Adorazione dei pastori” del 1622 collocata al Museo del Prado a Madrid.

Gerard Van Honthorst è anche l’autore di straordinarie scene di taverna con giocatori d'azzardo, musicisti e persone intente a mangiare, caratterizzate dal forte chiaroscuro come nel “Suonatore di liuto” e “La buona ventura”. Quando quest’artista ritornò in Olanda , divenne uno dei pittori di spicco del suo periodo, dipingendo sia quadri di soggetto religioso, sia di paesaggio e ritratti.

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