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Caravaggio, riposo durante la fuga in Egitto

L’episodio finale della Natività di Gesù secondo Matteo è stato ritratto in un dipinto del Caravaggio visibile presso la Galleria Doria Pamphili in via del Corso a Roma. Secondo Maurizio Calvesi, il pittore ha raffigurato, da sinistra a destra, un percorso di salvazione cristiana.

printDi :: 31 dicembre 2021 16:24
Riposo durante la fuga in Egitto Caravaggio Roma, Galleria Doria Pamphilj@Amministrazione Doria Pamphilj srl tutti i diritti riservati

Riposo durante la fuga in Egitto Caravaggio "Roma, Galleria Doria Pamphilj@Amministrazione Doria Pamphilj srl tutti i diritti riservati"

(AGR) di Anna Iozzino

storica e critica d'arte

L’episodio finale della Natività di Gesù è La fuga in Egitto. Nel Vangelo secondo Matteo (2,13-23) i Magi venuti dall'Oriente, seguendo la stella cometa, sostano a Gerusalemme da Erode il Grande, chiedendo dove trovare il neonato "Re dei Giudei". I sacerdoti, consultate le Sacre Scritture, indicano ai Magi la città di Betlemme. Erode, timoroso che il bambino possa minacciare il suo trono, tenta di ucciderlo (2,1-8), ordinando la morte di tutti i bambini sotto i due anni (2,16-18). Ma dopo la visita dei Magi, un angelo appare in sogno a Giuseppe e lo avverte del pericolo, dicendogli di prendere madre e figlio e di recarsi in Egitto (2,13-14), cosicché Gesù possa sfuggire alla strage degli innocenti. Questo soggetto così popolare è frequentemente rappresentato nell'arte a cominciare dall’icona murale raffigurante il Sogno di Giuseppe dell’XI secolo nella Chiesa Ateni in Georgia, La fuga in Egitto di Giotto del 1306 nella Cappella degli Scrovegni a Padova, Fuga in Egitto di Jacopo Bassano del 1534 ora al Museo Civico di Bassano del Grappa, Il riposo nella fuga in Egitto di Antoon Van Dyck del 1630 ora all’Alte Pinakothek di Monaco di Baviera e molti altri.

L’opera che mi emoziona di più è “Riposo durante la fuga d’Egitto” di Michelangelo Merisi, (quadro attualmente esposto presso la Galleria Dora Pamphili, Via del Corso 305 Roma) detto il Caravaggio, dal paese in cui nacque, nei pressi di Bergamo (Caravaggio, Bergamo 1571 – Porto Ercole, Grosseto 1610). Per poter meglio investigare il senso ed il significato della sua opera Riposo durante la fuga in Egitto nel suo contesto temporale, ideativo e stilistico vale la pena di ripercorrere le tappe fondamentali della sua vita fino al primo periodo romano quando stava diventando famoso per la sua pittura naturalista, una corrente di assoluta novità per l’epoca, che mirava ad una rappresentazione diretta e oggettiva, senza modelli ideali e prediligeva un’umanità semplice e disadorna. Fin da bambino il Caravaggio rivelò un carattere impulsivo e violento e sentì forte il desiderio di fuggire dalle regole che la vita familiare gl’imponeva rifugiandosi a Milano, nella bottega del pittore bergamasco Simone Peterzano. Era dotato di uno spirito libero e ribelle, insofferente a quanto fosse già codificato, ma si dimostrava capace di creare man mano un linguaggio di assoluta novità.

Nel 1593 troviamo Caravaggio a Roma, dove era stato chiamato dallo zio prete Ludovico e, dopo un periodo di miseria, di malattia e di abbandono, inizia a lavorare nello studio del Cavaliere d’Arpino che lo applica “a dipingere fiori e frutti ”. Il suo realismo era spontaneo, poiché gli derivava dall’innato realismo della grande arte lombarda (Savoldo, Lotto, Moretto, i Campi, Moroni) e dall’influenza coloristica veneziano-giorgionesca. L’ambiente artistico romano, complesso ed eterogeneo, era in quel momento privo di personalità trainanti e dominato dagli ultimi manieristi. Intanto la Chiesa cattolica ritornava all’intensità della fede medioevale nella sua opposizione alla Riforma, ma le norme restrittive imposte dalle autorità ecclesiastiche non impedivano l’affermarsi di nuove e contrastanti forme artistiche come il classicismo di Annibale Carracci ed il realismo del Caravaggio. Quest’ultimo aveva ventidue anni e sembrava non curarsi né della tradizione né degli ideali di bellezza. I suoi quadri erano audaci, e la gente comune che vi figurava assomigliava proprio ai personaggi del mondo reale, a giovani popolani. La protezione del Cardinal Del Monte, che lo accolse nel suo palazzo e quella di committenti importanti come i fratelli Giustiniani gli procurarono le prime importanti commissioni. Sono del primo periodo romano opere come Il concerto, I giocatori di carte, La buona ventura, Riposo durante la fuga in Egitto, Il Bacco, La Canestra di frutta, Il suonatore di liuto, Il Bacchino malato, L’Amore vincitore ed altri.

Il Riposo durante la fuga in Egitto, realizzato tra il 1595 ed il 1596, è una pittura straordinaria. Sulla destra dell’opera quest’artista dipinge con la semplicità della vita vera, sullo sfondo di un mirabile paesaggio, una mamma che culla il suo bambino e si addormenta con lui in un rapporto naturale di affetto totale e coinvolgente, sottolineato dalle linee curve e dall'abbandono reciproco dei corpi, mentre, a sinistra, San Giuseppe regge lo spartito della musica che un angelo sta suonando per rendere l’atmosfera più serena e mistica. La scena è immersa in particolari naturalistici dipinti con un attento e delicato studio degli effetti di luce e di ombra.

La vegetazione accanto all'anziano Giuseppe rimanda all'aridità e alla siccità, mentre la natura ed il paesaggio sono più rigogliosi a destra, dove si trova la Vergine col Bambino. Le piante che si trovano ai piedi della Vergine sono molto interessanti: possiamo notare prima di tutto la presenza dell’alloro che allegoricamente indica la verginità di Maria e per le sue foglie sempreverdi è il simbolo della vita eterna, il cardo e la spina della rosa sono simboli della Passione ed il tasso barbasso, rappresenta la Resurrezione. Secondo Maurizio Calvesi, il pittore ha raffigurato, da sinistra a destra, un percorso di salvazione cristiana: dall'inanimato minerale come il sasso all'animale come l'asino, all'essere umano come Giuseppe, passando per l'angelo violinista, sino alla meta finale cioè il divino, la Vergine che abbraccia il Bambino Gesù. La committenza di questo quadro è incerta, ma da molti anni appartiene alla famiglia Pamphilj nella cui Galleria è tuttora esposto.

A cominciare dalla mostra allestita a Milano nel 1951, la popolarità del Caravaggio è cresciuta rapidamente sia a livello di allestimento mostre che di visitatori, sia presso la critica che presso gli studiosi d’arte, tra cui merita di essere ricordato per intuizione e competenza Roberto Longhi che ha risolto numerosi problemi di attribuzione attraverso un’analisi attenta delle fonti letterarie ed archivistiche

N.B. il dipinto è esposto alla Galleria Doria Pamphilj  che si trova in Via del Corso 305, Roma : www.doriapamphilj.it

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