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ANBI, subito le opere pubbliche per contenere il rischio idrogeologico in Sicilia

È necesdsario - Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI - accelerare l’iter realizzativo per le opere pubbliche, che è mediamente di 11 anni; è un tempo che la velocità dei cambiamenti climatici non ci concede, pena il ripetersi di tragedie idrogeologiche.

printDi :: 16 luglio 2020 17:53
ANBI, subito le opere pubbliche per contenere il rischio idrogeologico in Sicilia

(AGR) “Il drammatico evento meteo abbattutosi su Palermo con oltre un metro di pioggia in un paio di ore e contro la cui violenza nulla è possibile fare, testimonia l’accentuata fragilità del territorio italiano a causa dell’estremizzazione degli eventi atmosferici, dovuta ai cambiamenti climatici, particolarmente evidenti in Sicilia, dove il 70% del territorio è paradossalmente a rischio desertificazione”: ad evidenziarlo è Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione le Tutela del Territorio e della Acque Irrigue (ANBI).

In attesa dell’assunzione di azioni di contrasto a livello mondiale – aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI - è indispensabile aumentare la capacità di resilienza delle comunità. Gli investimenti decisi da Governi e Regioni in anni recenti e la conseguente apertura dei primi cantieri contro il rischio idrogeologico sono una prima risposta, cui si aggiunge il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti recentemente presentato da ANBI: si tratta di 3.869 progetti esecutivi o definitivi  per un importo complessivo pari a circa 10.946 milioni di euro, di cui 514 nel Sud Italia per un importo di oltre 3.218 milioni di euro.”

“È indispensabile però – conclude Francesco Vincenzi, Presidente di ANBI - accelerare l’iter realizzativo per le opere pubbliche, che è mediamente di 11 anni; è un tempo che la velocità dei cambiamenti climatici non ci concede, pena il ripetersi di tragedie idrogeologiche con gravi danni umani ed economici. In Sicilia è poi tempo di porre fine ad un commissariamento ultraventennale, che ha ingessato l’attività dei Consorzi con danni gravissimi alla sicurezza idrogeologica dei cittadini, alle imprese agricole ed al loro reddito, alle competenze dei lavoratori dei Consorzi continuamente modificate, all’economia dell’Isola, che arretra su questioni cruciali: dall’infrastrutturazione idraulica all’innovazione irrigua.

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