Tumore ovarico, il farmaco è rimborsato ma il test per accedervi non è garantito in maniera uniforme
ACTO Italia, LOTO, ALTo e All.Can Italia scrivono al Ministero e chiedono una soluzione nazionale per garantire il test predittivo FRα/FOLR1 alle pazienti potenzialmente sottoponibili alla nuova terapia. Istituito un fondo transitorio nazionale destinato a finanziare l’esecuzione del test

(AGR) Garantire alle pazienti oncologiche un accesso uniforme e tempestivo alle terapie di precisione innovative oggi disponibili, assicurando contestualmente la disponibilità e il rimborso dei test diagnostici predittivi e biomarcatori necessari a individuare chi può effettivamente beneficiarne. È la richiesta rivolta al Ministero della Salute da ACTO Italia, LOTO, ALTo e All.Can Italia, che hanno sottoscritto una lettera per sollecitare un intervento nazionale sul piano normativo, organizzativo e finanziario.
IL 27 OTTOBRE CONFRONTO AL SENATO - Il tema sarà al centro della conferenza stampa “Tumore ovarico platino-resistente: il tempo della diagnosi è tempo di cura”, in programma lunedì 27 ottobre 2026, dalle ore 10.00 alle 11.00, presso la Sala Caduti di Nassirya, Piazza Madama, Roma, su iniziativa della Senatrice Elena Murelli. L’incontro intende promuovere un confronto tra istituzioni, clinici e associazioni di pazienti sulla necessità di garantire un accesso tempestivo, omogeneo e sostenibile al testing FRα/FOLR1, individuando soluzioni concrete per integrare il test nel percorso diagnostico-assistenziale e valorizzare pienamente le opportunità offerte dall’innovazione terapeutica.
TUMORE OVARICO PLATINO-RESISTENTE: UNA NUOVA OPPORTUNITÀ TERAPEUTICA - Una situazione particolarmente urgente riguarda il tumore ovarico. In un ambito clinico caratterizzato per anni da opzioni terapeutiche molto limitate, le pazienti con malattia platino-resistente dispongono oggi di una nuova possibilità di trattamento: l’anticorpo-farmaco coniugato mirvetuximab soravtansine. Per accedere al trattamento è necessaria l’esecuzione del test di immunoistochimica predittiva FRα/FOLR1, che rileva l’espressione del recettore alfa dei folati e consente di identificare le pazienti che possono beneficiare della terapia mirata. Il test rappresenta quindi una componente essenziale del percorso terapeutico e uno strumento indispensabile per garantire appropriatezza e accesso effettivo all’innovazione.
IL TEST NON È ANCORA GARANTITO IN MODO UNIFORME - Ad oggi non esiste una modalità nazionale uniforme di codifica, finanziamento e remunerazione del test FRα/FOLR1 e la sua esecuzione non è garantita in modo omogeneo sul territorio nazionale, con marcate differenze tra Regioni, strutture e centri oncologici, con il rischio che pazienti nelle medesime condizioni cliniche abbiano possibilità diverse di accedere a una terapia già disponibile. In Italia sono oltre 52.000 le donne che vivono con una diagnosi di tumore ovarico e ogni anno si registrano più di 5.400 nuovi casi. La patologia viene frequentemente diagnosticata in fase avanzata e presenta un elevato rischio di recidiva, rendendo particolarmente importante la possibilità di individuare tempestivamente le opzioni terapeutiche più appropriate.
ACTO ITALIA: “L’INNOVAZIONE DEVE DIVENTARE DIRITTO ALLA CURA” - «L’innovazione terapeutica ha valore soltanto quando è realmente accessibile» dichiara Ilaria Bellet, Presidente di ACTO Italia. «Non è accettabile che il Servizio sanitario nazionale rimborsi una terapia mirata senza assicurare, nello stesso momento, anche il test necessario a identificare le donne che possono beneficiarne. Farmaco e test devono entrare insieme nel percorso assistenziale: solo così l’innovazione diventa concretamente diritto alla cura».
LOTO: “IL TEMPO DELLA DIAGNOSI È TEMPO DI CURA” - «Le associazioni incontrano ogni giorno donne costrette ad affrontare percorsi di cura lunghi, complessi e tortuosi» sottolinea Sandra Balboni, Presidente di LOTO. «In questo contesto, anche un ritardo nell’accesso a un esame diagnostico può tradursi nella perdita di una concreta opportunità terapeutica. Il tempo della diagnosi è tempo di cura e chiediamo che l’aspettativa di vita non dipenda più dal codice di avviamento postale della paziente».
ALTo: “SOLUZIONE SOSTENIBILE, DA ADOTTARE RAPIDAMENTE” - «La soluzione è sostenibile e deve essere adottata rapidamente» afferma Maria Teresa Cafasso, Presidente di ALTo. «Il test è già entrato stabilmente nella pratica clinica, ha un costo contenuto e riguarda una popolazione circoscritta. Anche in un’ottica di costo-efficacia, garantirne l’accesso consentirebbe di migliorare l’appropriatezza clinica e di utilizzare in modo più efficiente le risorse pubbliche, assicurando alle pazienti le terapie più adeguate».
LE RICHIESTE AL MINISTERO - Le quattro organizzazioni chiedono che l’accesso ai test diagnostici predittivi necessari alle terapie oncologiche innovative sia considerato parte integrante del diritto alla cura. Con specifico riferimento al tumore ovarico, chiedono l’inserimento del test FRα/FOLR1 nei LEA e il riconoscimento di una specifica prestazione tariffaria. Nelle more dell’aggiornamento dei livelli essenziali di assistenza, propongono l’istituzione di un fondo transitorio nazionale destinato a finanziare l’esecuzione del test nelle strutture del Servizio sanitario nazionale per tutte le pazienti potenzialmente eleggibili. «La richiesta non riguarda soltanto una specifica terapia, ma un principio di sistema: ogni trattamento oncologico guidato da un biomarcatore deve essere accompagnato dalla disponibilità uniforme del test validato necessario alla sua prescrizione. Garantirne l’accesso significa garantire pari opportunità di cura e rendere concreta l’innovazione terapeutica», concludono le organizzazioni, auspicando un intervento tempestivo del Ministero della Salute e manifestando la propria disponibilità a un confronto istituzionale.
foto Santiago Valdes by pixabay (foto archivio AGR)
















