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Roma sconfitta dall’Hellas Verona

Interrotta la striscia vittoriosa dei giallorossi

printDi :: 20 settembre 2021 23:40
Roma sconfitta dall’Hellas Verona

(AGR) Hellas Verona - Roma 3-2. Hellas Verona: Montipò; Dawidowicz, Günter, Ceccherini (dal 46' Magnani); Faraoni, Bessa (dal 21' Tameze), Ilic, Lazovic (dal 83' Casale); Barak, Caprari (dal 78' Hongla); Simeone (dal 66' st Kalinic).

A disposizione: Pandur, Berardi, Lasagna, Cetin, Cancellieri, Magnani, Ragusa. All: Igor Tudor Roma: Rui Patricio; Karsdorp (dal 77' Smalling), Mancini, Ibanez, Calafiori (dal 77' Mayoral); Cristante, Veretout (dal 67' Mhkitaryan); Zaniolo (dal 67' Carles Perez), Pellegrini, Shomurodov (dal 67' El Shaarawy); Abraham A disposizione: Boer, Fuzato, Villar, Kumbulla, Diawara, Darboe, Tripi Allenatore: José Mourinho Arbitro: Fabio Maresca Reti: Pellegrini 36', Barak 48’, Caprari 54', autogol Ilic 58', 73’Faraoni Ammoniti: Veretout, Faraoni, Cristante, Barak, Casale.

Primo tempo con Verona che parte subito in quarta e nei primi quattro minuti si fa vedere un paio di volte dalle parti di Rui Fabricio con Lazovic, poi è la Roma che comincia a macinare gioco e, al 15’, prima Zaniolo viene fermato in fallo laterale, poi Pellegrini batte una punizione troppo sul portiere, quindi, qualche secondo dopo, Cristante centra la traversa e al 17’ arriva un giallo a Veretout, reo di avere protestato piuttosto platealmente.

Di fatto, a parte l’ammonizione, per la Roma è un quarto d’ora che sembra avere in sé gli auspici di un’altra giornata onusta di gloria calcistica. Peraltro, del Verona non sì è visto nessuno: insomma, per la truppa mouriniana sembra che le cose si stiano mettendo bene e quando al 21’ arriva il primo tiro in porta ad opera di Barak, ben bloccato dall’estremo difensore giallorosso, la cosa non fa nè caldo né freddo – ma sì, cosa vuoi che sia, è un tiro di alleggerimento – nessuno chiedendosi invece come il ragazzo abbia potuto calciare a rete senza essere disturbato. Si va avanti tranquillamente e al 27’ ci pensa Karsdorp a scuotere le coronarie romaniste quando un suo clamoroso errore in disimpegno all’altezza della trequarti difensiva giallorossa, fornisce a Lazovic una ghiotta opportunità che però il centrocampista serbo spreca malamente mandando alto sulla traversa.

È un episodio, quello della papera difensiva romanista, che mette coraggio ai ragazzi di Tudor, fresco fresco di panchina gialloblu, tant’è che costoro, più tardi al 29’, non esitano a gettarsi avanti con Simeone ma l’iniziativa termina con un tiro, apparso ai più piuttosto velleitario, che manda il pallone tra le braccia di Rui Patricio.

La Roma contropropone subito e al 31’ arriva una punizione che Pellegrini batte troppo centralmente, permettendo alla difesa locale di liberare l’area senza affanno. Tra i veronesi spicca la dinamicità di Lazovic, ennesimo esempio dell’inesauribilità delle miniere calcistiche est-europee, serbe in particolare, che nella fattispecie, cioè nella partita del Bentegodi, pare godere di tanta, troppa libertà, che gli permette di scorrazzare per il campo, ora suggerendo, ora tentando soluzioni, entrando praticamente in ogni azione gialloblu.

Possibile che nessuno se ne sia accorto? Intanto, la Roma sembra acquisire un leggero predominio territoriale.

La spinta che va imprimendo, al 33’ produce un cross di Calafiori, con pallone che però, blando comè, alla fine risulta ingiocabile per Shomurodov.

Tuttavia, l’iniziativa può essere considerata il preludio del goal romanista, che arriverà qualche minuto dopo, al 35’, quando Karsdorp, facendosi perdonare la sciocchezza di poco prima, crossa alla perfezione un pallone che, meraviglia delle meraviglie!, viene insaccato da Pellegrini con un colpo di tacco da raccontare ai nipotini ‘io c’ero’. Un goal che è un’autentica mazzata per l’Hellas Verona, con la Roma che imperversa a cercare il colpo del ko. Ci prova Zaniolo al 38’ e Abraham al 41’, ma entrambe le iniziative non hanno esito. In apertura di ripresa, 48’, un pallone rasoterra del tutto innocuo, crossato da sinistra, viaggia solitario in piena area e Mancini, forse soprappensiero, lo intercetta maldestramente deviandolo verso Antonin Barak, il centrocampista ceco è lesto a raccogliere quel pallone errabondo ed a sbatterlo dentro senza pensarci su.

Un pareggio inaspettato? Ma inaspettato per chi? Nel calcio devi aspettarti di tutto, magari in due minuti ti cambia tutto. Perché sia saltato in mente a Mancini di mettere il piede su quel pallone che Rui Patricio avrebbe sicuramente raccolto forse rimarrà nei meandri della sua psiche, mentre sul groppone della Roma il goal rimarrà imperituro. Optiamo per un ottimistico black-out difensivo generale. Intanto, la partita va avanti e mentre si discute sul perché e sul percome dello svarione difensvo, l’Hellas-Verona raddoppia al 54’: stavolta è Caprari, lontano primavera giallorossa con tanto girovagare che ormai quei gloriosi colori devono essergli scivolati via da mo’, che entra in area e fulmina Rui Patricio dopo aver messo comodamente il colpo in canna.

Hellas Verona giustamente euforico che vuole chiuderla con un break dalla distanza che va oltre la traversa. Passato il momento della buriana gialloblu, la Roma trova il pareggio al 57’ grazie ad autogol di Ilic che, a un paio di metri dal portiere, nel tentativo di precedere Abraham appostato dietro di lui manda il pallone nella propria porta.

Si riaccendono le speranze giallorosse di allungare la serie delle vittorie iniziali, notevolmente sopite dopo il vantaggio veronese, ma, probabilmente complici anche le fatiche di coppa - d’accordo, goleada, ma i giallorossi hanno sgroppato parecchio - adesso, in quel di Verona, a venti minuti dalla fine, lo sforzo si sente e parecchio.

Dunque anche i riflessi sono annebbiati, molta della lucidità iniziale è andata - mah, vediamo di tirarla via - ma l’impresa non sembra facile, con gli scaligeri che fiutano la siuazione.

Vogliono vincerla anche loro e ci provano ancora con Caprari al 60’ ma il tiro angolato dell’antico ex è parato dall’estremo giallorosso, e ci provano ancora al 62’, stavolta riuscendoci, con Faraoni che piazza la botta terrificante sotto la traversa.

Un pallone che, imparabile anche per il mitico Yascin, consegna i tre punti ai padroni di casa. Ma i gialloblu non sono sazi e piazzano ancora tentativi con Caprari al 72’, ma il pallone calciato da pochi metri viene deviato in angolo da Rui Patricio, che fa il miracolo.

Ultimo quarto d’ora con la Roma che sembra avere subito il colpo più del dovuto. Non riesce più ad imbastire apprezzabili trame d’attacco, si susseguono gli avvicendamenti ma neanche lo schierare tre attaccanti riuscirà a riequilibrare le sorti della partita.

Prima sconfitta anche per la Mourinho, dunque, ma soprattutto per la Roma, arrivata contro un Hellas Verona apparso letteralmente trasformato tatticamente e fisicamente rispetto a quello visto nelle prime tre giornate. In effetti ci si chiedeva come fosse possibile che la squadra gialloblu, tra le migliori dello scorso torneo, non fosse riuscita a mettere insieme lo straccio di un punto nelle partite iniziali del campionato. Ora sappiamo che l’anomalia dell’Hellas Verona, se così vogliamo chiamarla, non era certo nel parco giocatori, quanto nella guida tecnica precedente, che, visti i disastrosi risultati, si è dimostrata del tutto inadeguata.

Per la Roma, una sconfitta che potrebbe essere salutare. Ritornando sul pianeta Terra, magari ci si può riflettere su e ripartire, con la consapevolezza di poter arrivare lontano. 

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