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PAREGGIO ALL’OLIMPICO (1-1) TRA ROMA ED AJAX: GIALLOROSSI IN SEMIFINALE, OLANDESI A CASA.

IL CAMMINO DELLA ROMA NELLA COPPA UEFA EUROPA LEAGUE

printDi :: 17 aprile 2021 12:23
PAREGGIO ALL’OLIMPICO (1-1)  TRA ROMA ED AJAX: GIALLOROSSI IN SEMIFINALE, OLANDESI A CASA.

(AGR) Il tabellino della partita: ROMA (3-4-2-1): Pau Lopez; Mancini, Cristante, Ibanez; Karsdorp, Veretout, Diawara, Calafiori (80' Villar); Mkhitaryan (86' Pedro), Pellegrini; Dzeko (80' B. Mayoral). A disposizione: Mirante, Fuzato, Pedro Rodriguez, Santon, Carles Perez, Ciervo, Darboe, Morichelli. Allenatore: Fonseca.               

  AJAX (4-3-3): Stekelenburg; Klaiber (22' Schuurs)(82' Idrissi), J. Timber, Martinez, Tagliafico; Alvarez (69' Kudus), Klaassen, Gravenberch; Antony, Tadic, Neres (82' Traoré). A disposizione: Scherpen, Kotarski, Ekkelenkamp, Traoré, Kasanwirjo, Q. Timber. Allenatore: Ten Hag.                                                                                                            ARBITRO: Taylor (Inghilterra). MARCATORI: 49' Brobbey (A), 72' Dzeko (R). AMMOMITI: Ibanez, Veretout, Mancini, Dzeko, Cristante (R); Tagliafico (A). RECUPERO: 1' - 5'.                                                                                                     

Ad Amsterdam, l’Ajax mancava di diversi titolari, a cominciare dal portiere Stekelemburg, così obbligando il tecnico della squadra olandese a fare di necessità virtù, impiegando sostituti che fecero quanto era nelle loro possibilità. Basati su questo presupposto, giudizi sulla partita generosamente elargiti da cosiddetti esperti e ripresi qua e là da qualche media, avevano fatto passare il messaggio secondo il quale la vittoria della Roma era arrivata grazie a quelle assenze. Ma se costoro avessero dato un’occhiata al parco giocatori giallorosso, si sarebbero subito resi conto che anche la Roma lamentava diverse assenze importanti, che era scesa in campo priva di giocatori-chiave e che, infine, a gara in corso, intorno alla metà del primo tempo, l’infortunio di Spinazzola aveva condizionato non poco la partita dei giallorossi e, di conseguenza, il loro giudizio sarebbe stato più illuminato.                                                                                                 

Nella gara di ritorno, mentre l’Ajax poteva contare sul rientro di titolari assenti all’andata, così potendo schierare la migliore formazione possibile, nella Roma, a parte Mkhitaryan, che usciva all’86’ stracotto, quelle assenze, alle quali doveva essere aggiunto il già citato Spinazzola, perduravano. Praticamente scendendo in campo senza difesa titolare – Smalling e Spinazzola infortunati, Reynolds e Peres indisponibili- Fonseca, oltre a confermare l’ottimo Calafiori, classe 2002, portava in panchina, Ciervo, Darboe e Morichelli, tre primavera promettentissimi. Così messa , la Roma andava ad affrontare l’agguerritissimo Ajax che, potendo disporre di tutti i suoi effettivi, dava la possibilità a Ten Hag di cambiare modulo di gioco strada facendo. Cosa che il tecnico olandese ha fatto schierando attaccanti su attaccanti nel serrate finale dei lancieri.                                                                                                                                                                Che per la Roma non sarebbe stata una partita facile era dunque largamente prevedibile. A ranghi completi, i lancieri si sentono forti e, fin troppo ben consapevoli delle assenze-chiave degli avversari, si buttano subito in avanti. Con l’Ajax che si riversa nella metà campo giallorossa, per la Roma è un brutto inizio che dura qualche minuto, un’eternità!, finchè Dzeko, conquistata palla, lancia Pellegrini che vola sulla destra, ma il suo tiro è fiacco e Stechelemburg para senza problemi. Siamo appena al 5’ e dopo il pericolo corso l’Ajax si calma un attimo e così, all’8’, la Roma va in goal con Veretout, ma la rete viene annullata per fuorigioco. Da qui alla fine del tempo, l’Ajax potrebbe colpire diverse volte: la prima, al 15’, quando il portiere Lopez, rinviando, regala palla ad Antony, appostato poco fuori dell’area, che la spedisce a Klaassen, ma Djawara sventa il pericolo. Di nuovo, al 20’, i lancieri potrebbero passare ma Tadic spreca da buona posizione il pallone ricevuto da Klaiber. La Roma contiene bene, ma la sensazione che il  goal olandese sia nell’aria è forte. Peraltro, a questo punto della gara, la percentuale del possesso palla è del tutto a favore dell’Ajax. C’è poco da dire, i lancieri bianchi comandano il gioco e la loro organizzazione, supportata da grande dinamicità, mette la Roma in evidente difficoltà. L’Ajax le prova tutte, ma visto che la difesa romanista regge bene, al 37’ cerca la scorciatoia con Tadic che si butta in area non appena sente il contatto di Ibanez, ma l’arbitro Taylor non abbocca e lo redarguisce: qui magari ci stava bene un bel cartellino giallo per simulazione. Ma il direttore di gara si rifarà poco dopo ammonendo Ibanez. Mah!                                                                                                                                                                                                               

 In apertura di ripresa, al 4’, arriva il goal dell’Ajax: Schuurs pesca bene Brobbey, questi, tra Mancini e Cristante che lo scortano a debita distanza guardandosi bene dall’intervenire, aggancia e supera Lopez. Dopo il vantaggio dell’Ajax, la partita vive sul continuo pressing degli olandesi. La Roma subisce senza abbozzare adeguate risposte. Più che ad elaborare temi di gioco, i giallorossi cercano di bloccare le manovre avversarie e fortunatamente, grazie al gran prodigarsi dei pacchetti, da Mancini a Calafiori, da Veretout a Djawara, addirittura di Dzeko, che spesso torna a dare una mano, la squadra tiene botta. Il gran lavoro dei romani sembra svanire del tutto quando, al 57’ l’Ajax passa ancora, ma stavolta l’arbitro annulla dopo che il var evidenzia un fallaccio su Mkhitryan. Per diversi minuti ancora, il copione della gara seguita ad essere quello pre-’annullamento del goal. La Roma sembra non riuscire a controbattere adeguatamente le iniziative avversarie. L’Ajax mostra una migliore condizione fisico-atletica, gioca rilassata, al contrario dei giallorossi che continuano a sbagliare passaggi, segno di una certa ansietà che pervade la squadra. Ci vuole Pellegrini a segnalare che la Roma è ancora in partita, quando, al 67’, vinto un rimpallo, crossa basso ma Alvarez anticipa Dzeko e l’azione sfuma. La sensazione, forte, è che, con quell’iniziativa, la Roma abbia finalmente messo fine al predominio territoriale degli avversari e che la partita stia evolvendo verso esiti positivi per i capitolini. Intanto arrivano cartellini gialli per Veretout, al 67’, e Mancini, al 68’, che fanno seguito a quello rifilato ad Ibanez nel primo tempo. L’Ajax, assorbita senza danni la sortita giallorossa, riprende a spingere. In questo scenario, terrificante per il popolo romanista, non bastando né condizione atletica né qualità perché di entrambi l’Ajax ne ha più degli avversari, alla Roma non rimane che affidarsi all’inventiva. Già, ci vorrebbe un’invenzione che concretizzi materialmente il wishful thinking delle legioni romaniste davanti al televisore. E l’invenzione arriva quando Cristante, sbrogliata una matassa in zona pericolosa poco lontana dall’area di rigore romanista, indovina un lancio calibratissimo, con pallone che taglia il campo in diagonale e arriva preciso a Mkhitaryan, l’armeno la gira subito a Calafiori, il ragazzo vola verso l’area avversaria e poi, lì presso, inventa un fenomenale colpo di tacco seguito da ubriacante contromovimento che mette fuori causa il mastino di turno, poi crossa, il pallone in area subisce una leggera quanto propizia deviazione e arriva a Dzeko che realizza il goal- liberazione (72’). Qualche minuto dopo, il fuoriclasse giallorosso viene ammonito per decisa pressione su Martinez: ammonizione bizzarra, visto che proprio l’argentino e il suo connazionale Tagliafico non avevano lesinato legnate ai giallorossi che gli erano capitati a tiro, non viste né dall’arbitro né dai suoi assistenti di linea. Taylor si riscatterà poco dopo ammonendo, finalmente!, i due argentini, naturalmente non prima di aver regalato un altro cartellino giallo a Cristante. Nel post partita, Ten Hag recriminerà sul goal annullato, evidentemente non avendo visto il fallo su Mkhitaryan. Ma si sa che dalla panchina non è che si veda tutto ciò che succede in campo. In questo senso, moltissimi allenatori, anche di chiara fama, preferiscono parlare dopo aver rivisto la partita, limitandosi, nelle interviste del dopo partita, a dichiarazioni generiche sulla gara, magari glissando su questa o quella domanda con le solite frasi scontate ‘avevo la visuale coperta’ oppure ‘non parlo mai degli arbitri’ e così via. Insomma è una questione di stile e stupisce che l’allenatore di una squadra ormai leggendaria come l’Ajax si lanci in affermazioni così tranchant senza avere prima chiesto lumi o avere personalmente accertato lo svolgimento dell’azione. Nel prosieguo della conferenza, dichiarerà che l’uscita della sua squadra dalla coppa è immeritata, dimenticando che in questo tipo di competizione le partite durano praticamente centottanta minuti più recuperi, il più delle volte sostanziosi, e i passi falsi in casa si pagano con gli interessi. Nel merito, sul piano tecnico, in termini di qualità e viste le assenze sofferte da ambedue, all’andata le due squadre si sono equivalse. Nella gara di ritorno, invece, Ten Hag ha potuto disporre della sua rosa, mentre Fonseca ha dovuto sopperire all’indisponibilità di diversi effettivi mandando in campo giocatori reduci da infortuni e un primavera e riempiendo la panchina con altri tre ragazzi di De Rossi. Sul piano tattico, era abbastanza prevedibile che l’Ajax, lucrando sulle carenze d’organico della Roma, avrebbe cercato di rimettere in sesto le sue chance partendo sparata. E non poteva essere diversamente: quello era il solo tipo di partita che gli olandesi potevano fare e quella hanno fatto. Ciò prevedendo, Fonseca, che non è proprio l’ultimo arrivato tra gli allenatori, ha pensato bene di giocare le sue carte predisponendo un atteggiamento per forza di cose attendista ma in agguato, pronto a colpire appena possibile. Ciò che di fatto è accaduto. Affermare quindi che l’uscita della propria squadra è immeritata è solo una dichiarazione di comodo, buona per addolcire la pillola di quei tifosi. Semmai, a credito dell’Ajax c’è stata una migliore condizione fisica, specie al ritorno. Ma qui entrerebbero in ballo altri fattori, a cominciare dal tipo di campionato che le due squadre disputano: molto meno stressante quello olandese dove. ormai da secoli, primeggiano in due, tre. Qui da noi, invece, oltre alle ‘solite’ sette, ce ne sono tre o quattro che hanno l’Europa come obbiettivo, e almeno altre due che puntualmente, ad ogni campionato, si rivelano piacevoli sorprese arricchendo lo spettacolo.      

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