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L’arbitro Maresca colpisce ancora

Roma-Milan 1-2

printDi :: 01 novembre 2021 21:15
L’arbitro Maresca colpisce ancora

(AGR) Ancora una sconfitta casalinga per la Roma. Ancora l’arbitro Maresca che, sfoggiando la sua consolidata mediocrità, già ‘ammirata’ in precedenti performance (Hellas Verona-Roma, tra le altre di questa stagione), provvede a spezzettare la partita concedendo punizioni su punizioni ai rossoneri ogni volta che ne vedeva uno a terra, ne abbiamo contate tante e soprattutto inutili, in questo modo rompendo ritmo e intensità romaniste, di fatto contribuendo con le sue bizzarre decisioni a dare manforte alla lentezza del Milan, facendogli recuperare situazioni critiche alla sua trequarti difensiva. Proprio da una di queste punizioni è nato il primo goal del Milan.

Per carità, nulla da dire sull’esecuzione di Ibraimovic, semplicemente perfetta, con pallone che sarebbe entrato anche se ci fossero stati tre portieri.

Quella dell’Olimpico era una partita da 0-0 o al massimo, tiè, da 1-1. Il Milan compassato di Pioli ha fatto la sua partitina, ma certo tutti quegli episodi sui quali ha di fatto costruito la sua vittoria non indicano certo che sia stato superiore alla Roma.

No, non può essere che una squadra così mediocre punti allo scudetto o alla Champions League!

Fortunatamente per il nostro calcio, la serie A è piena di squadre che, almeno in questo scorcio di stagione, giocano meglio del Milan, a cominciare proprio dalla Roma.

In campo, l’arbitro Maresca puntava Zaniolo, una mina vagante per il Milan, troppo pericoloso per i meneghini, e al primo intervento lo ha caricato di giallo, di fatto inibendone i movimenti per il resto della partita.

Non ci stancheremo mai di ripetere che bisogna fare chiarezza su ciò che si intende per intervento maschio, energico o scontro fortuito che sia, ed intervento falloso o scorretto, il tirare la maglia dell’avversario, assestargli un calcio dove capita, sgambettarlo in piena corsa.

Nell’intervento corretto è possibile che l’avversario cada, ma non per questo bisogna regalargli una punizione, magari dai venticinque metri.

Nel secondo caso, invece, il cartellino deve arrivare, se non altro per calmare le acque.

Se gli arbitri, almeno in Italia, continueranno a fischiare ogni volta che vedono un giocatore a terra, di qui a qualche tempo non vedremo più quei fantastici tackle scivolati dei mitici Baresi, Vierchowod, Collovati.

Questo degli arbitraggi scadenti è ormai un problema e ne vengono colpite un po' tutte le squadre.

Chi di dovere corra ai ripari mandando a casa definitivamente, non sospendendoli per una o due turni o ‘relegandoli’ in serie B come se quel campionato fosse una specie di penitenziario dove scontare le colpe, i direttori di gara mediocri.

Magari come alternativa ci sarebbero i corsi di aggiornamento per arbitri che, se resi obbligatori, contribuirebbero non poco a migliorare gli standard arbitrali.

L’obiettivo, naturalmente, è quello di ridurre i rischi che il calcio corre ogni volta che vanno in scena arbitraggi ‘strani’, indecorosi, che gli appassionati non meritano.

Un discorso, lo ripetiamo per l’ennesima volta, che non riguarda solo il nostro calcio ma include tutta la galassia FIFA e non può essere che condiviso da chi ha avuto la ventura di assistere a partite di campionati europei o sudamericani, coppe comprese.

Oltre che di Maresca, Zaniolo era obiettivo dei milanisti insieme a Pellegrini, sebbene il capitano giallorosso fosse picchiato con minore ferocia.

Randellati a più non posso fino a che sono rimasti in campo, mai è stato messo un freno al pestaggio perpetrato nell’impunità più assoluta dai vari Kessiè, Theo e Calabria. Il perché delle botte è presto spiegato: nello sviluppo del gioco della Roma, i due sono figure chiave, strategicamente importanti, e il pestaggio dei due è stato direttamente proporzionale alla loro pericolosità. Più ti ritengo pericoloso e più ti pesto: deve essere stato questo il teorema, non così complicato come quello di Lagrange, elaborato in casa Milan per fermare quei due e non solo loro.

Ma se questo è calcio, allora si prospetta un futuro senza i Maradona i Di Stefano o i Messi ma affollato di mezze seghe piovute da chissà dove che oltre ad allentare calci e testate, altro non sanno fare. In quello scenario, così catastrofico per il calcio, chiunque potrà mettersi una maglietta, scendere in campo e tirare calci, sicuro che non arriverà mai né il fischio dell’arbitro né gli assistenti alzeranno mai le loro bandierine.

Nell’azione dalla quale è scaturito il rigore, si vede chiaramente che Ibraimovic, dopo aver affibbiato la caracca a Ibanez, si butta in area. Senza voler essere sofisti, inviteremmo i nostri amici lettori a riflettere sul fatto che la stazza di Ibraimovic sovrasta non di poco quella di Ibanez: come è possibile, quindi, che, data l’evidente differenza fisica dei due, Ibanez abbia potuto spostare di così tanto il colosso svedese, da mandarlo per le terre un paio di metri più in là: Ibraimovic, è vero, arriva prima sulla palla, ma Ibanez gliela tocca e lo svedese cade. Non c’è rigore ma, semmai, il milanista dovrebbe essere ammonito per simulazione. È ora che il calcio si liberi di questi manfrinari incalliti. Ma arbitra Maresca, per cui, nella fattispecie, le due cose, l’ammonizione per simulazione e la non concessione del rigore, è matematicamente impossibile che si possano verificare.

A rigore fischiato, le giuste proteste giallorosse sembrano far tornare l’arbitro sulla decisione presa, invece costui mette in scena la sceneggiata del var e poi tornando verso i giocatori, punta l’indice sul dischetto. Cosa sei andato a fare al var se hai già deciso per il rigore: sei andato a prendere in giro tutti quanti: spettatori, telespettatori e addetti ai lavori? Sì, probabilmente è proprio così.

E perché, invece, quando a pochi secondi dalla fine Pellegrini viene atterrato in area, non hai fischiato il rigore, anzi non sei nemmeno andato al var? Quello sì che c’era, di rigore e sicuramente, con tutta l’adrenalina che si ritrovava dentro, il rigorista giallorosso avrebbe tirato una bomba che il portiere milanista non avrebbe neanche visto, pareggiando la partita, e conseguentemente… Ecco, punizione, rigore inesistente dato al Milan, rigore negato alla Roma e rossoneri che portano via i tre punti.

La Roma ha fatto quello che ha potuto e forse, se i giallorossi fossero stati più precisi, adesso staremmo parlando di un altro risultato. Bene, il Milan è primo ma sicuramente nel prosieguo del campionato non troverà sempre santi in paradiso, perché sono in diverse squadre ad avere aspettative di scudetto e coppe.

Piuttosto, passando ad altro, non ci è piaciuta quella telecronaca sgangherata di Pardo su Dazn, con Ambrosini a fare da controcanto: troppo prolisso, troppe chiacchiere inutili su questo e quel giocatore, su questa o quella partita. Quanto può fregargliene all’ascoltatore o al telespettatore che dieci o cinque anni fa quel certo giocatore ha realizzato un goal in una certa partita o che quel talaltro calciatore abbia giocato qui, là, in Cina o chissà dove? Insomma, più che di telecronaca vera e propria nelle orecchie di chi era davanti al televisore per novanta e passa minuti è arrivato uno sgradevole ciacolare, un noioso e cacofonico cocktail fatto di considerazioni che non interessano a nessuno e un continuo e non richiesto sciorinare di statistiche, sulla cui attendibilità non giureremmo, delle quali al telespettatore non gliene frega un fico secco, visto anche il pathos di livello più o meno alto, che attanaglia il tifoso che segue la partita, sia esso di parte o meno. Insomma, una vera e propria aria fritta.

E poi quell’Ambrosini lì, del quale più che giocate alla Maradona o alla Platini, ci sovvengono calci, calcetti, spinte, spintarelle e spintoni rifilati al malcapitato avversario di turno. Ex giocatore del Milan, me lo mandi a questo Roma-Milan nel quale, probabilmente sentendo il richiamo della foresta, ha dato sfogo alla sua fede, sminuendo la partita della Roma, giustificando invece le entrate dei rossoneri cercando di attenuarne la durezza con una sorta di understatement da cicero pro domo sua, peccando così di parzialità che sicuramente saranno stati in pochi a gradire, non certo, comunque, i tifosi romanisti? E che dire di questo Pioli che non poche volte si è addentrato in passeggiate come se si fosse trovato a fare shopping sulla Broadway, spingendosi oltre le linee che delimitano lo spazio riservato agli allenatori, ignorandone l’esistenza sebbene esse fossero ben visibili a tutti.? Per quella stessa infrazione, Mr. Mourinho è stato espulso, Mah! Questione di punti di vista. C’è bisogno di ribadire, stabilendolo una volta per tutte, che il regolamento è uno solo e va rispettato? Perché se poi Tizio viene punito perché l’ha trasgredito, mentre a Caio gli si dice prego s’accomodi, consentendogli di non rispettarlo, vuol dire che nel sistema c’è qualcosa che non funziona.                                                                                                                                                                                  

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