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Dybala, Zaniolo, Belotti: la Roma cala il tris d’assi e per l’Helsinki è notte fonda

Roma – Helsinki 3-0

printDi :: 17 settembre 2022 08:33
Dybala, Zaniolo, Belotti: la Roma cala il tris d’assi  e per l’Helsinki è notte fonda

Dybala, Zaniolo, Belotti: la Roma cala il tris d’assi e per l’Helsinki è notte fonda

(AGR) Dopo la sconfitta con il Ludogorets, qualcuno della tifoseria romanista s’era chiesto se questa Roma fosse davvero competitiva in Europa: d’accordo, la Conference, ma quel trofeo è acqua passata perché ormai tutti sanno come gioca la Roma, quindi anche l’atteggiamento dell’avversaria di turno sarà diverso.

La partita con i volenterosi finlandesi dell’Helsinki ha dimostrato che sì, la Roma può competere in Europa con successo, la sbandata con i bulgari del Ludogorets è stato solo un episodio generato in buona parte da componenti negative che alla fine, magari in piccola parte, hanno contribuito a quell’esito della gara, negativo per i colori romanisti: lo stato del campo, ad esempio: per giocatori dai piedi buoni come Dybala e Pellegrini è apparso subito difficile giocare in quel campetto di patate.

Vabbè, avranno pensato Pellegrini, Dybala e compagnia bella, noi avremo difficoltà a giocare, però c’è pure da dire che il Ludogorets schiera sei brasiliani ed è noto che i giocatori formatisi a quella scuola hanno nel loro repertorio una gran quantità di numeri – finte e controfinte, finezze e giocate incredibili - che però possono essere tirati fuori su campi normali, non certo su quelli del tipo Ludogorets. Quindi, su questo pezzo di terra che nulla ha a che vedere con un campo di calcio, proprio la squadra bulgara dovrebbe avere maggiori difficoltà a inventare gioco e soprattutto a macinarne.

Con questa rassicurante auto-convinzione, i romanisti sono andati avanti fino a quando si è rivelata del tutto falsa, cioè praticamente da inizio partita: tutt’altro che in difficoltà, quelli del Ludogorets, brasiliani e bulgari, correvano di brutto, mentre la Roma faceva una fatica enorme a fare gioco…

E accadde che, mal valutando l’elemento-brasiliani, la Roma perdette banalmente una partita che avrebbe potuto anche vincere. Quella con l’Helsinki, dunque, non era una partita da prendere alla leggera sia per ragioni di classifica, sia perché ormai, in Europa, ed è stato ampiamente dimostrato, non ci sono più squadre-materasso e le sorprese sono sempre dietro l’angolo.

Oggi, non è avventato affermare che nell’Europa calcistica sono comprese tre categorie di squadre: in primis, quelle che, grazie a budget praticamente illimitati, ad ogni stagione possono scegliere sempre tra i migliori giocatori in circolazione, e qui inserirei le ‘solite note’, Bayern eccetera; poi ci sono le squadre ‘normali’, quelle dove magari non c’è il fuoriclasse ma esiste una gran compattezza del collettivo, dove ogni giocatore sa qual è il suo compito e cosa deve fare in qualsiasi situazione di gioco, grazie a una preparazione tecnico-tattica di prim’ordine e a una consapevolezza acquisita soprattutto per merito di ottimi allenatori. In questa seconda categoria inserirei sia il Ludogorets che l’Helsinki.

At last but not least, della terza categoria fanno parte quelle squadre, tante, con un più che discreto livello di qualità, ma che ancora non possono essere considerate alla pari con le più forti di sempre, soprattutto perché il budget che hanno a disposizione permette loro di allestire una rosa di discreto ma non di altissimo livello competitivo, tale, cioè, da poter competere con i miti Real Madrid o Barcellona, Bayern Monaco o Paris Saint Germain. Qui in questa categoria, inserirei la Roma.

Anche contro l’Helsinki s’è vista tantissima qualità da parte giallorossa, ma solo nella ripresa, il primo tempo risultando piuttosto noiosetto. Nella seconda parte di gara, alzato il livello della propria qualità, la Roma ha messo a ferro e fuoco la metà campo finlandese e il 3-0 finale rispecchia, sì, la supremazia giallorossa, continua e ficcante finché s’è giocato, ma risulta un bottino piuttosto magro se rapportato alle tantissime occasioni che via via, nel corso della gara, la squadra giallorossa è andata procurandosi con i vari Pellegrini, Zaniolo, Dybala, Belotti tanto per citarne tra le più clamorose.

Insomma, al triplice fischio dell’arbitro romeno Radu Petrescu, ottima la sua direzione di gara, nella bisaccia romanista avrebbero potuto esserci tranquillamente almeno altri quattro, cinque goal, non arrivati non solo per imprecisione e precipitazione ma anche per l’egoismo di coloro che di volta in volta si sono trovati a battere a rete.

Prossima destinazione: Siviglia, contro il Betis. Gara aperta, naturalmente, ma la Roma c’è e s’è visto.

Le reti della Roma sono arrivate tutte nel secondo tempo: al 47’, Pellegrini per Dybala che la mette precisa all’angolo del palo lontano. Nell’occasione, l’estremo difensore Hazard nulla può. Al 49’, Zaniolo dribbla l’avversario che lo fronteggia e mette in mezzo per Pellegrini che, a portiere andato al bar, la mette dentro tranquillo, di petto. Al 68’ arriva il primo goal del Belotti giallorosso: il pallone arriva preciso da Zaniolo e il ‘Gallo’ la manda dentro calciando sottomisura.

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