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Asl rm 3, i Cobas: subito il tampone ai sanitari esposti ai casi di contagio

Il sindacato ha espresso preoccupazioni e chiede chiarimenti sul comportamento da seguire da parte di medici ed infermieri che entrano in contatto con casi di Covid-19 nel prosieguo del rapporto di lavoro e per l'obbligo all'isolamento domiciliare

printDi :: 19 marzo 2020 11:21
Asl rm 3, i Cobas: subito il tampone ai sanitari esposti ai casi di contagio

(AGR) La Asl rm 3 si prepara alla lotta al Covid-19. Il direttore sanitario Simona Amato ha dato disposizioni ed indicazioni con una nota del 13 marzo per la “sorveglianza attiva” degli operatori sanitari esposti al contagio ed eventualmente risultati positivi al tampone. Sulla delicata questione della prevenzione e del comportamento da seguire il sindacato Cobas, con il referente Cesare Morra ed i rappresentanti RSU  Elisa Palanga, Domenico Piacente e Claudia Piermaria hanno espresso dubbi e perplessità su alcuni punti che potrebbero generare confusione, incertezza e preoccupazione tra i lavoratori “peraltro costretti ancora a lavorare – si legge sulla nota sindacale inviata alla Direzione Sanitaria - senza le necessarie, sufficienti, adeguate e idonee dotazioni dei Dispositivi di Protezione Individuali (DPI), soprattutto mascherine chirurgiche e ad alta sicurezza che, in ogni caso, debbono essere utilizzate nelle modalità, nei tempi e nei limiti previsti dalle normative vigenti”.

In particolare, infatti, il sindacato segnala alla Direzione Sanitaria: “ Tra i punti più controversi, - prosegue la nota sindacale - nonché riteniamo contraddittori, c’è quello riguardante le modalità esecutive in relazione all’operatore che si dovesse trovare esposto accidentalmente ad un caso sospetto o confermato di COVID 19; infatti, al punto 1 della suddetta disposizione viene affermato che, in tal caso, l’operatore deve “proseguire l’attività lavorativa con obbligo di indossare i DPI nell’effettuazione delle prestazioni professionali” mentre, lo stesso, “si dovrà attenere alle prescrizioni per l’isolamento domiciliare fiduciario della Asl territoriale di competenza”.

Secondo i Cobas saremmo dinanzi ad una contraddizione evidente: “…in quanto l’operatore, una volta che si trovasse nella condizione di una esposizione accidentale ad un caso sospetto o confermato di COVID 19, dovrà proseguire la sua attività lavorativa ed, al contempo, dovrà osservare, al di fuori dell’orario di lavoro,  un “isolamento domiciliare  fiduciario evitando qualsiasi contatto con parenti e affini durante la permanenza a domicilio.    Ci si chiede, e si chiede, come sia possibile che un operatore, nell’eventualità che possa essersi trovato esposto ad un caso sospetto o confermato di COVID19 possa continuare la sua attività lavorativa e, allo stesso tempo, disporre l’obbligo di “isolamento domiciliare fiduciario” per evitare qualsiasi contatto.   Davanti a tale eventualità il problema ed il rischio di diffondere, propagare il contagio certamente esiste nell’ambito dei rapporti di relazione parentale, ma è ancor più preoccupante se l’operatore continuerà, con il rischio ulteriore di diffondere e propagare il virus, a svolgere la sua attività in contatto con altri operatori e anche con gli utenti che afferiscono presso le strutture”.

Il sindacato fa notare, inoltre, a riguardo come: “l’obbligo di indossare i DPI nell’effettuazione delle prestazioni professionali”(punto 1), dovrebbe essere la condizione imprescindibile nello svolgimento delle attività lavorative. Infatti una adeguata organizzazione, la dotazione e il corretto utilizzo dei Dispositivi per prevenzione da contatto e per sintomi respiratori sarebbero già elemento primario di prevenzione e profilassi a tutela degli stessi nonché dei cittadini/utenti”.

Infine, l’analisi del sindacato mette in luce un altro tema dibattuto in questi giorni: l’effettuazione del tampone per accertare la positività al virus. “La scrivente Organizzazione sindacale – conclude la nota -  non può inoltre non rilevare come la disposizione suddetta che riguarderebbe, appunto, la “sorveglianza sanitaria attiva degli operatori sanitari esposti a caso COVID positivo”, lasci ancora aperto un elemento di forte incertezza e profonda preoccupazione laddove viene specificato che “non potrà essere effettuato immediatamente il tampone o comunque non prima  dell’insorgenza  di sintomi compatibili con una infezione SARS-CoV-l2”; si chiede, pertanto, a tale proposito che vengano effettuati i tamponi a tutto il personale interessato. Si comprendono le difficoltà e la complessità che questa situazione sta determinando, ma siamo altrettanto convinti che siano necessarie procedure e protocolli chiari al fine di dare la massima certezza, garanzia e sicurezza a tutela delle lavoratrici e dei lavoratori della sanità che in questo momento si trovano più che mai a dover far fronte alle molte difficoltà ed esposte a condizioni di pericolo  e rischio sanitario”.

               

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