Tribunale di Siracusa: "Chi serve lo Stato non può essere dimenticato", riconosciuto un marinaio vittima del dovere
Il militare è morto a 61 anni per tumore polmonare dopo oltre quarant'anni di servizio. Il Tribunale di Siracusa ha condannato la Difesa a riconoscere lo status di vittima del dovere ad un sottoufficiale della Marina, condannando il Ministero a corrispondere alla famiglia 500mila euro

(AGR) Per oltre quarant'anni ha servito lo Stato indossando la divisa della Marina Militare, trascorrendo gran parte della propria vita a bordo delle navi militari. Oggi, a sei anni dalla sua scomparsa, il Tribunale di Siracusa ha riconosciuto il sottufficiale della Marina vittima del dovere, accogliendo la domanda presentata dalla moglie Assunta Restivo e dai figli Vanessa e Antonino.
La sentenza, pronunciata nonostante l'opposizione dell'Avvocatura dello Stato, riconosce che il tumore polmonare che ha causato il decesso del militare è collegato all'esposizione professionale all'amianto subita durante il servizio e dispone il riconoscimento dei benefici previsti dalla normativa sulle vittime del dovere, per un valore complessivo di circa 500mila euro tra speciale elargizione e vitalizi arretrati.
Si è spento il 7 febbraio 2020 all'età di 61 anni, lasciando la moglie e i due figli. Per la famiglia di Augusta sono stati anni di dolore e di battaglia giudiziaria per ottenere il riconoscimento di una verità che oggi trova conferma nelle aule di giustizia.
Particolarmente significativo quanto accertato dal consulente tecnico nominato dal Tribunale, secondo cui il militare lavorava a stretto contatto con impianti e quadri elettrici contenenti amianto e trascorreva lunghi periodi a bordo di navi nelle quali sale macchine, tubazioni e sistemi di coibentazione erano ampiamente realizzati con materiali contenenti fibre di asbesto. Un'esposizione prolungata e continua che il consulente ha definito idonea a causare il carcinoma polmonare che ne ha provocato la morte.
La sentenza richiama inoltre un episodio emblematico della sua carriera. Durante un incendio sviluppatosi a bordo della Nave Virgilio Fasan, Legnosecco riuscì a raggiungere la sala quadri e a disattivare gli impianti elettrici contribuendo in maniera determinante al controllo delle fiamme, ricevendo per questo un encomio.
«Questa sentenza restituisce dignità alla memoria dell'uomo e riconosce il dolore di una famiglia che ha perso un marito e un padre dopo oltre quarant'anni di servizio allo Stato» dichiara l'Avvocato Ezio Bonanni, presidente dell'Osservatorio Nazionale Amianto. «Per troppo tempo il rischio amianto nelle Forze Armate è stato sottovalutato. Oggi il Tribunale ha accertato che quell'esposizione ha avuto un ruolo determinante nella malattia che lo ha ucciso. Nessun risarcimento potrà restituirlo ai suoi affetti, ma questo riconoscimento afferma un principio fondamentale: chi si ammala servendo il Paese non può essere dimenticato».
L’ONA ribadisce la necessità di rafforzare le attività di censimento, bonifica e messa in sicurezza dei luoghi di lavoro ancora contaminati, per evitare nuove esposizioni e nuove vittime, e offre servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800 034 294 e il sito www.osservatorioamianto.it.
















