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Allarme AISI: l'IA va più veloce delle strutture, servono regole per trasformare le innovazioni in strumenti clinici sicuri

Saccomanno (AISI): l'algoritmo deve affiancare il professionista sanitario e non sostituirlo. Onesti (AISI): Oltre il 60% dei medici utilizza già l'IA generativa, solo l'11% delle strutture sanitarie dispone di soluzioni a supporto della diagnosi. Vivaldi (AISI): superare differenze territoriali

printDi :: 24 settembre 2026 12:58
sanità IA AISI

sanità IA AISI

(AGR) L’intelligenza artificiale è già entrata nella sanità italiana, ma professionisti e strutture viaggiano a velocità diverse. Cresce rapidamente l’utilizzo individuale da parte di medici e operatori sanitari, mentre l’integrazione organizzata dell’IA nei processi clinici e diagnostici rimane ancora limitata.

È la fotografia che emerge dalla disamina di AISI, che parte dal nuovo rapporto dell’Organizzazione mondiale della sanità sulla supervisione etica dell’intelligenza artificiale nella ricerca sanitaria per analizzare opportunità, rischi e stato dell’arte nel nostro Paese.

 
L’Oms riconosce le potenzialità dell’IA nell’accelerare la ricerca e migliorare gli esiti di salute, ma richiama la necessità di rafforzare le garanzie su trasparenza, equità, responsabilità, privacy e possibili bias.

IA GENERATIVA UTILIZZATA DAL 61% DEI MEDICI, SOLUZIONI DIAGNOSTICHE SOLO NELL’11% DELLE STRUTTURE

I dati 2026 dell’Osservatorio Sanità Digitale del Politecnico di Milano mostrano il divario: nell’ultimo anno ha utilizzato strumenti di IA generativa il 61% dei medici specialisti, il 61% dei medici di medicina generale e il 37% degli infermieri. Nella quasi totalità dei casi si tratta però di piattaforme generaliste e non sviluppate specificamente per la sanità.

L’IA a supporto della diagnosi viene utilizzata dal 34% dei medici specialisti, mentre soluzioni aziendali dello stesso tipo sono presenti soltanto nell’11% delle strutture sanitarie. Eppure il 71% delle strutture considera strategica l’intelligenza artificiale.

«I numeri dimostrano che l’intelligenza artificiale non appartiene più al futuro della sanità: è già nel presente – dichiara Karin Saccomanno, Presidente AISI –. Ma utilizzare uno strumento e integrarlo responsabilmente in un percorso sanitario sono due cose diverse. Servono soluzioni validate, formazione, controllo umano e responsabilità definite. L’algoritmo deve affiancare il professionista, non sostituirlo. La decisione clinica e il rapporto con il paziente devono restare saldamente nelle mani del professionista».

DIAGNOSI, CRONICITÀ E ORGANIZZAZIONE: OPPORTUNITÀ E RISCHI

Diagnostica per immagini, individuazione precoce delle anomalie, analisi dei dati clinici, personalizzazione dei percorsi terapeutici, gestione delle cronicità, monitoraggio a distanza e organizzazione delle attività sono tra gli ambiti nei quali l’IA può offrire i maggiori benefici.

«La questione non è più stabilire se utilizzare l’IA, ma come integrarla – spiega Giovanni Onesti, Direttore Generale AISI –. Può supportare diagnosi e decisioni, analizzare grandi quantità di dati, ridurre attività ripetitive e migliorare l’organizzazione. Ma servono dati affidabili, interoperabilità, cybersecurity e investimenti sostenibili anche per le strutture di dimensioni più contenute. La tecnologia produce valore soltanto se migliora concretamente qualità, tempi e appropriatezza delle prestazioni».

Restano infatti criticità rilevanti. Solo circa un terzo dei medici specialisti risulta consapevole del rischio delle cosiddette “allucinazioni” dell’IA generativa e appena il 17% riesce a riconoscere contenuti manipolati artificialmente. A questo si aggiungono possibili bias degli algoritmi, tutela dei dati sanitari, sicurezza informatica, trasparenza e responsabilità in caso di errore.

EUROPA E REGIONI: LA SFIDA È PASSARE DALLA SPERIMENTAZIONE ALLA PRATICA CLINICA

Il problema non riguarda soltanto l’Italia. La Commissione europea rileva che, nonostante i progressi nella ricerca e nello sviluppo di tecnologie sanitarie basate sull’IA, la loro integrazione nella pratica clinica procede ancora lentamente. Tra gli ostacoli figurano disponibilità e qualità dei dati, regolamentazione, organizzazione, sostenibilità economica, competenze e fiducia di professionisti e pazienti.

In Italia si aggiungono differenze territoriali nella maturità digitale. Fascicolo Sanitario Elettronico, interoperabilità, cartelle cliniche digitali, telemedicina e infrastrutture rappresentano infatti la base necessaria per sviluppare applicazioni più avanzate.

Nel Lazio la digitalizzazione del sistema sanitario e lo sviluppo del Fascicolo Sanitario Elettronico stanno creando le condizioni per una maggiore integrazione delle nuove tecnologie, mentre applicazioni di IA sono già utilizzate in specifici ambiti diagnostici e terapeutici. Il passaggio decisivo è ora portare le innovazioni validate dai singoli progetti ai percorsi ordinari di assistenza.

«Non bastano sperimentazioni isolate o tecnologie concentrate in poche strutture – sottolinea Fabio Vivaldi, Segretario Generale AISI –. Occorre creare le condizioni perché le innovazioni realmente efficaci possano entrare nei percorsi ordinari di diagnosi e cura. Dobbiamo evitare che alle differenze sanitarie tra territori si aggiunga una nuova disuguaglianza tecnologica».

Per AISI la strada passa da formazione dei professionisti, interoperabilità, sicurezza e qualità dei dati, soluzioni validate e chiarezza delle responsabilità.

«L’intelligenza artificiale può diventare uno dei grandi alleati della sanità – conclude Saccomanno –. Non dobbiamo né averne paura né adottarla senza garanzie. Innovazione e sicurezza devono avanzare insieme, mantenendo sempre al centro il professionista e il paziente».

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