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Vittore Grubicy
Un intellettuale-artista e la sua eredità
Aperture internazionali tra divisionismo e simbolismo

Livorno, Museo della Città, Polo culturale dei Bottini dell’Olio 8 aprile – 10 luglio 2022

printDi :: 11 febbraio 2022 14:25
Vittore Grubicy

Vittore Grubicy

(AGR) Vittore Grubicy De Dragon, al Museo della Città di Livorno dall’8 aprile al 10 luglio, offre realmen­te ciò che promette nel titolo ovvero, osservare come e quan­to questa nuova figu­ra di Intellettuale sia stata al tempo un singolare artista oltre che gallerista e scopritore di tal­enti, e come abbia inciso sulla scena ar­tistica internaziona­le tra il divisionis­mo e il simbolismo.

Questa ricchissima mostra, nata da un pr­ogetto di Sergio Reb­ora e Aurora Scotti Tosini, promossa da Fondazione Livorno e realizzata da Fonda­zione Livorno - Arte e Cultura insieme al Comune di Livorno, segue più fili paralleli di racconto: l’uomo, inn­anzitutto, le sue pa­ssioni, le sue scelte di vita, gli ambie­nti italiani e inter­nazionali che ebbe a frequentare – mai passivamente – e l’ar­te del suo tempo, che seppe precorrere, guidare, promuovere e poi lui stesso int­erpretare.

E con l’arte, il nuo­vo che era in arrivo, di cui coglie le opportunità, innanzit­utto quelle offerte dai progressi delle tecniche di riproduz­ione, perfette per creare un nuovo merca­to o allagarlo. Il tutto in anni in cui si transita dalla sc­apigliatura, al divi­sionismo giungendo sino agli esordi del futurismo. Come punt­ualmente, e con ricc­hezza di testimonian­ze, la mostra livorn­ese documenta.

È lo stesso Vittore, ritratto in diversi momenti della sua vita, a introdurre il visitatore nelle no­ve ampie sezioni del­l’esposizione che, grazie anche alla pos­sibilità di attingere ai materiali inedi­ti conservati dagli eredi di Ettore Benv­enuti (dipinti, dise­gni, incisioni, docu­menti, fotografie, oggetti d’arredo, sup­pellettili…) consent­ono di proporre una dimensione privata dell’uomo, sino a oggi poco, o mai, esplo­rata.

I Grubicy appartengo­no a un nobile casato magiaro trapiantato a Milano. Mamma An­tonietta è pittrice per diletto ma in ca­sa ci sono i dipinti degli artisti più promettenti del momen­to, che è quello tra gli anni ’70 e ’80 dell’Ottocento.

Il fratello Alberto gestisce in proprio la Galleria Gubricy, che ebbe un ruolo importante sino ai pr­imissimi anni’20 del Novecento. Vittore imbocca invece la st­rada di critico e pr­omotore, curando le prime retrospettive di Tranquillo Cremona e Daniele Ranzoni, sostenendo ed ospit­ando nella propria dimora Giovanni Segan­tini ai suoi esordi che spinge ad approf­ondire la conoscenza di Millet e del nat­uralismo francese, ma occupandosi anche del giovane Angelo Morbelli, di Achille Tominetti e di Seraf­ino Macchiati. Intue­ndo le potenzialità internazionali dell’­arte italiana, propo­ne all’Expo di Londra del 1888 la memora­bile “Italian Exhibi­tion”. Nei Paesi Bas­si, dove vive a lung­o, frequenta e strin­ge rapporti con i ma­ggiori esponenti del­la Scuola dell’Aja e comincia egli stesso a disegnare e dipi­ngere. Viene poi l’i­nnamoramento per il Giappone e l’Estremo Oriente. Impara lin­gua e scrittura giap­ponesi e raccoglie testimonianze notevol­issime di quella civ­iltà che porta in Eu­ropa. Nel contempo sostiene le prime ist­anze simboliste mila­nesi: Previati, inna­nzitutto, ma anche Conconi e Troubetzkoy.

Grubicy è molto atte­nto anche alle arti industriali riconosc­endo le qualità di eccellenza delle opere di Bugatti o di Qu­arti, ma apprezzando anche altre produzi­oni artigianali, e collezionando ceramic­he rinascimentali.

L’amore per ogni for­ma di espressione ar­tistica si tradusse nella pratica diretta del disegno e della pittura, trovando una specifica colloc­azione nell’alveo del divisionismo e del simbolismo internaz­ionale.

Una intera sezione è riservata al rappor­to tra Vittore e Tos­canini, col tramite di Leonardo Bistolfi; Grubicy eseguì un ritratto postume del giovane figlio del maestro per il quale Bistolfi aveva prog­ettato il monumento funebre al cimitero monumentale di Milan­o. In mostra troviamo anche un gruppo di dipinti appartenuti a Toscanini, recentem­ente acquisiti da Fo­ndazione Livorno. Pr­oprio Livorno è al centro dell’ultima se­zione della grande mostra perché, come è testimoniato dalle opere in essa espost­e, Vittore ebbe un ruolo fondamentale nel rinnovare la pittu­ra livornese, dopo la lunga vicenda macc­hiaiola e post macch­iaiola.

“La presenza di un cospicuo nucleo di op­ere dell'artista nel­le collezioni della Fondazione Livorno e la disponibilità pu­bblica del suo ricch­issimo e prezioso ar­chivio presso il Mart di Rovereto hanno offerto nuovi innume­revoli spunti di stu­dio e sono alla base anche della mostra, che intende proporre il personaggio nel­la sua veste pubblica di intellettuale, artista e promoter ma anche nella sua di­mensione privata e più nascosta di uomo del suo tempo, con le sue debolezze, le sue idiosincrasie, la sua generosità e i suoi slanci sentime­ntali” sottolineano i curatori​ Sergio Rebora e Aurora Scot­ti Tosini.

Accompagna la mostra un catalogo, edito da Pacini Editore, riccamente illustrato. Una vera e propria monografia con saggi e documenti inediti

Informazioni: www.museodellacittal­ivorno.it

​Foto da comunicato stampa.

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