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Ostia, al Manfredi la commedia di Antonio Grosso: Minchia signor tenente...

print11 ottobre 2019 15:03
Ostia, al Manfredi la commedia di Antonio Grosso: Minchia signor tenente...
di Manuela Minelli

Il teatro Nino Manfredi di Ostia inaugura la sua quindicesima stagione teatrale con una commedia divertentissima dal finale che non ci si aspetta e che da undici anni e più di quattrocento rappresentazioni in tutta Italia inchioda il pubblico sulle poltrone.

“Minchia signor Tenente” scritto e anche interpretato da Antonio Grosso, per la regia di Nicola Pistoia, racconta della normale routine in una piccola stazione di carabinieri, di un paesino dimenticato nell’entroterra della Sicilia dell’inizio degli anni ’90, che viene sconvolta da due eventi: l’arrivo dall’irreprensibile tenente Attilio Prisco, giunto dal nord per scovare un latitante che pare si nasconda proprio in quel paesino, e l’ordine per due dei giovani carabinieri della caserma di scortare un giudice.

Lo scenario nel quale si sviluppa la vicenda è appunto la terra di Trinacria, terra di contraddizioni, prigioniera di “uno Stato nello Stato”, devastata dalla furia omicida, dall'oppressione di una “mala pianta”- la mafia - che nasce, vive e prospera nello humus stesso prodotto e fertilizzato da questa tormentata, meravigliosa terra.

“Minchia Signor Tenente” mette in scena la vita di tutti i giorni di cinque giovani carabinieri, ognuno proveniente da differenti regioni d’Italia, in una piccolissima realtà, inserita a sua volta in una altrettanto piccola realtà, quella di un paesino “dove non succede mai niente” e nella quale si vive un’ordinaria, lenta, ma assai divertente quotidianità, e in cui i cinque componenti delle forze dell’ordine, a furia di vedersi tutti i giorni, creano quasi una famiglia. Con tutti gli sberleffi e le prese in giro, le speranze e i desideri, i rancori e le difficoltà di ogni famiglia.

“Minchia Signor Tenente” è un’espressione amara, mormorata a denti stretti, perché urlarla non si può, significherebbe insubordinazione. Ma è un’espressione che non si può neppure tacere perché significherebbe arrendersi a tutto: alle gerarchie che schiacciano, alla legge del più forte, al male del mondo. Questo riuscitissimo esempio di Teatro Civile è una commedia dalle continue battute di una comicità intelligente, ma che fa riflettere sul tema della legalità e, soprattutto, sugli uomini che non fanno notizia, ma sono la forza di riferimento per infondere sicurezza ai cittadini, i carabinieri appunto. Uomini semplici, ma allo stesso tempo eroi perché adempiono al loro dovere in maniera anonimo e, oltretutto, per uno stipendio ben poco decente.

La Compagnia è composta da otto giovani bravissimi attori, tra cui l’autore del testo teatrale, il giovane napoletano Antonio Grosso, appartenente ad una famiglia di carabinieri da generazioni, che racconta di essere stato ispirato nella scrittura di questa pièce dal testo della famosa canzone di Giorgio Faletti, che nel Festival di Sanremo del 1994, quando Grosso era ancora un bambino, durante la finale della gara canora, mentre il padre, maresciallo dei carabinieri, ascoltava “Signor Tenente”, commentò: “Se quest’anno vince Faletti, l’Italia cambia”. La cronaca di quel Sanremo racconta che la canzone “Signor Tenente” non vinse, ma si piazzò al secondo posto ed ebbe un grande successo. Nella mente del piccolo Antonio quella canzone e, certamente, la frase di suo padre, rimasero indelebili finché, dieci anni più tardi, a soli ventitré anni, Antonio Grosso scrisse quella che oggi, da undici anni, è una commedia che riempie le sale di tutti i teatri italiani.

Ma possibile che in un paese italiano non succeda mai nulla?

“È possibilissimo – risponde Antonio Grosso - Ci sono tanti paesini, e non solo in Sicilia bensì in tutto lo stivale, dove non succede mai nulla se paragonati alle grandi città, ma se invece il paragone viene fatto con gli altri paesini, succede tanto. La differenza tra la vita nelle metropoli e la mancanza di accadimenti può significare che queste persone vivono nella semplicità, la cosa deve essere vista in un’ottica positiva - continua Grosso – Che poi non è neanche vero che non succede mai nulla. Ad esempio nella nostra piccola caserma ogni santo giorno arriva un personaggio assai strambo, tale Parerella, a denunciare furti in realtà inesistenti. Mi piaceva questo strano personaggio che, tra l’altro, è molto poetico, interpretato da un fantastico attore che è Natale Russo capace di rendere il personaggio ancora più poetico e divertente rispetto a com’era quando è stato scritto. Ho preso spunto da una persona del paese che tutti pensano una cosa che in realtà è tutt’altra, anzi, forse lui se li mette nelle tasche a tutti quanti, sia i suoi compaesani che pure i carabinieri!”

“Minchia Signor Tenente” è, se vogliamo, una commedia nazionalpopolare, nel senso più nobile del termine, rappresenta un po’ quell’Italia che tante volte ci ha fatto soffrire, ridere, piangere e sperare, la distonia tra l’Italia che c’è e quella che vorremmo avere, l’Italia del lotto e quella del complotto. Piace al pubblico perché ognuno può ritrovarsi nei personaggi, nella quotidianità di quello che accade sul palcoscenico, inoltre l’argomento “mafia” è drammaticamente parte della storia di ogni italiano.

In undici anni di rappresentazioni la commedia è stata vista da più di ottantamila spettatori e più di seimila studenti, ha vinto il premio Cerami come miglior drammaturgia contemporanea e sullo stesso spettacolo è stata scritta una tesi di laurea dal titolo “Il teatro come strumento educativo per la promozione della legalità”.

Il cast è molto affiatato e lo si percepisce, il che fa sì che rende una prova teatrale molto ben riuscita, con un’interpretazione che non lascia alcun dubbio circa il talento di ognuno di loro. Una menzione speciale va al caratterista Natale Russo che con maestria interpreta il suo personaggio con una mimica impeccabile e, nonostante le sue battute non siano comprese da tutti per lo stretto dialetto siciliano, riesce comunque a suscitare applausi e risate.

Su uno schermo bianco, al termine di ogni spettacolo, scorrono le immagini di tutte le vittime della mafia che suscitano fitte al cuore e ricordi tristissimi e che, disgraziatamente, hanno caratterizzato il nostro recente passato. In alcune rappresentazioni il fratello di Paolo Borsellino, Salvatore, è salito sul palco a leggere un manoscritto che alla fine di ogni spettacolo al Teatro Manfredi viene letto da Antonio Grosso.“Minchia Signor Tenente” resterà in scena al teatro lidense fino a domenica 20 ottobre. Il consiglio sincero è di non perderlo assolutamente e di portare con voi i vostri figli e nipoti, che, vogliamo sperare, in quanto nuove generazioni e cittadini del futuro, possano capire e adoperarsi per impedire che quel mostro strisciante e feroce chiamato mafia, non debba mai più comparire in nessun paese. “Minchia Signor Tenente” di e con Antonio Grosso, Daniele Antonini, Antonello Pascale, Gaspare di Stefano, Francesco Nannarelli, Francesco Stella, Federica Carruba Toscano, Gioele Rottini e con la partecipazione di Natale Russo. Regia: Nicola Pistoia.

Ostia, al Manfredi la commedia di Antonio Grosso: Minchia signor tenente...



Ostia, al Manfredi la commedia di Antonio Grosso: Minchia signor tenente...



Teatro Nino Manfredi - Via del Pallottini, 10 - Ostia Lido - Roma

Prenotazioni: tel. 06 56324849

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