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La passione di scrivere, Gianni Maritati si racconta

Gianni Maritati ama profondamente Ostia dove vive fin da bambino. Un amore che condivide con la scrittura ed il piacere di leggere. "Ostia è un luogo estremamente creativo: gli scavi, le pinete, il mare, spunti per la mia attività giornalistico-saggistica"

printDi :: 27 marzo 2021 14:57
Gianni Maritati

Gianni Maritati

(AGR) di Ginevra Amadio

Skype non è il mezzo più adatto per incontrare Gianni Maritati. Non è lo in virtù della distanza, del ‘congelamento’ emotivo che impedisce lo scambio. Se c’è un personaggio non incasellabile – fuori canone, lontano dalle etichette – è questo giornalista dallo sguardo altro, animatore di una realtà storica, spesso misconosciuta, amata del solo amore che un ‘nativo’ può donarle. È Ostia il cuore di Maritati, ad essa orienta il suo intervento, le iniziative di ri-creazione e azione, tutte finalizzate a svelarne il volto, a diffrangere minuziosamente la vulgata comune. Della ‘fusione’ con il quartiere, della relazione intima con questo ventre caldo, impastato di mare e cielo, l’autore dà conto nei propri discorsi, nei molteplici atti d’affetto per la sua casa.

È un connubio non scontato quella che vuole Ostia definita dall’interazione fra abitanti e luogo, un collettore di storie stratificatesi nel tempo, come tessere di un mosaico programmaticamente composito. Partiamo dunque da te, dal tuo rapporto con questa terra.

“Ad Ostia sono quasi nato; ci vivo da quando avevo circa un anno, i miei si trasferirono qui e da allora mi sento ostiense a tutti gli effetti. Con questo luogo ho un rapporto strettissimo, in particolare con il mare perché mi considero un uomo ‘con il sangue salato’. Il mare mi rasserena, mi dà delle idee, lo amo in tutte le stagioni – non solo in estate. Ostia poi è un luogo estremamente creativo; ci sono gli scavi, la pineta, tutta una serie di siti che hanno fornito spunti per la mia attività giornalistico-saggistica. Pensiamo alla foce del Tevere, dove Dante colloca le anime del Purgatorio nel loro percorso di purificazione. O ancora l’Idroscalo, legato al delitto Pasolini. Ostia poi è stata amata, come meta di vacanze, da personaggi famosi o che sarebbero divenuti tali. Tutto ciò ho cercato di riportarlo nel mio ultimo libro, “Ostia, le tracce della storia. Da Enea a Sami Modiano” (con foto di Pino Rampolla N.d.R.). Ecco, questo luogo non è una periferia qualsiasi. Ha delle bellezze e dei testimoni di livello altissimo. C’è qualcosa di magico nell’aria, un incrocio meraviglioso tra cultura e natura”.

Ecco, le iniziative che porti avanti, i tanti progetti per questa realtà in movimento. Si è da poco concluso l’Ostia Liber Fest, di cui sei ideatore e coordinatore. Per la prima volta l’intera edizione si è svolta online. Ti va di parlarne?

“C’è stato un grande interesse, l’edizione è andata benissimo nonostante i limiti e le restrizioni. L’Ostia Liber Fest è appunto il festival delle librerie indipendenti del luogo, finalizzato alla promozione della lettura, della cultura, dell’arte. A ciò si aggiunge, ovviamente, il desiderio di fare comunità, di essere cittadini uniti e consapevoli. Tanti hanno seguito con entusiasmo le nostre attività online, e il bilancio ha quasi del miracoloso. Al netto della distanza, siamo riusciti a dare testimonianza del nostro impegno. Tre di quelle coinvolte sono librerie per bambini, hanno un target preciso e coinvolgere le famiglie è stato entusiasmante. Nell’incentrare quest’edizione su Dante abbiamo scoperto che esistono moltissimi libri per l’infanzia a lui dedicati, e ciò non fa che ribadire l’universalità del viaggio, il suo carattere intergenerazionale e transepocale”.

Credo che, nelle difficoltà della pandemia – fermo restando l’ineguagliabile esperienza del vis-à-vis – gli incontri online ci abbiano salvato. Siamo davanti a un medium nuovo, potenzialmente insondabile; l’esperienza ne esce ‘schermata’, certo, ma dinnanzi alla sospensione della vita forse abbiamo trovato un’àncora – un mezzo altro e non alternativo…

“Ritengo che l’esperienza degli eventi online non debba essere abbandonata. Anche dopo la pandemia, quando potremo stare assieme, predisporre un collegamento potrebbe rappresentare un’opportunità per gli assenti, per chi è lontano o impossibilitato ad assistere. L’online è una grande risorsa, l’importante è non ridurre tutto a questo. Penso sia importante seguire un ‘parallelo procedere’, come avviene per gli ebook e i libri di carta. Si tratta di realtà diverse, che possono affiancarsi e integrarsi – senza il rischio di una sovrapposizione”.

Amata da registi, poeti, scrittori. Quali opere raccontano Ostia? Vorrei chiederti alcuni riferimenti, sì da istituire un ponte fra epoche e storie.

“Ce ne sono moltissimi, non vorrei dimenticare nessuno. Posso segnalare, anzitutto, i libri di Giulio Mancini, che è stato per tanti anni giornalista di cronaca del litorale e continua a occuparsene. Tante le sue opere: Ostia set naturale. Luoghi e magie del cinema sul litorale romano (Il Librario, 2014); Ostia vista dall’alto (Il Librario, 2012) etc. Più di impianto culturale sono i libri di un altro ex giornalista, Salvatore Spoto, che ha scritto su Ostia Antica, sul suo essere laboratorio di culture e popoli. Qui poi vivono uno scrittore come Giulio Leoni, il grande linguista Luca Serianni, il testimone della Shoah Sami Modiano, che con libri e incontri ha costruito un dialogo di pace, di comprensione fra generazioni e uomini. Ci sono inoltre i libri di Stefano Lesti, di Sergio Leoni, di Giovanni Mustazzolu. Uno dei vagheggiamenti che condivido con quest’ultimo è quello di costruire un grande archivio della memoria di Ostia. Non ci sono soltanto i libri, infatti, ma anche foto, documenti, ricordi personali impressi su video e/o carta. Negli anni Ostia ha avuto tanti volti, tutti da raccontare: dalle politiche abitative degli anni Settanta al fascino della villeggiatura. Gli scavi, la pineta, le iniziative culturali e sportive, tutto ha attirato un’ampia fetta di pubblico. Anche i siti web e le televisioni contribuiscono a raccontare il quartiere. C’è qualcosa di affascinante e unico in questo luogo: vale la pena raccontarlo”.

Gianni Maritati

Giornalista professionista dal 1991, dopo aver lavorato alcuni anni alla Radio Vaticana, dal 1993 è al Tg1 della Rai, dov'è vice caporedattore nella Redazione cultura e spettacoli. È stato conduttore della rubrica "Prime" (su cinema e teatro) e inviato al Festival internazionale "Cartoons on the Bay" e al Festival di Sanremo, edizione 2013.

- Parola e linguaggio in Manzoni, Città Nuova, Roma, 1990. ISBN 978-8831100854

- Iacopone da Todi, pazzo per Cristo, Edizioni Messaggero Padova, 1991.[1] ISBN 8825000413

- Insieme verso il Sinai. Il dialogo ecumenico e interreligioso nella prospettiva dell'Anno Santo del Duemila, Edizioni Messaggero Padova, 1996. ISBN 88-250-0530-X

-Emozioni su Topolino. Il mondo Disney e i suoi valori da Biancaneve al Gobbo di Notre-Dame, Edizioni San Paolo, Milano, 1997. ISBN 9788821535147

-L'arca della Carità. Vita di San Giuseppe Benedetto Cottolengo, Città Nuova, Roma, 1998.[2] ISBN 88-311-5347-1

- La Parrocchia in rete. Internet come avventura pastorale, Elledici, Torino, 2002. ISBN 8801021313

-Biancaneve e i suoi fratelli. Il grande cinema d'animazione da Walt Disney a Shrek, Gremese, Roma, 2007. ISBN 8884404967

- L'Orologio Parallelo, Linee Infinite Edizioni, Lodi, 2011.[3] ISBN 978-88-6247-054-4

-Palcoscenico Bibbia. Trilogia di Atti unici ispirati all'Antico Testamento. Apl Edizioni, Roma, 2015.

-Emozioni su Topolino. Il mondo Disney e i suoi valori da Biancaneve a Oceania, Apl Edizioni, Roma, 2017.[4] ISBN 978-8890947179.

-Cristiani contro. I grandi "dissidenti" della letteratura italiana da Iacopone a Umberto Eco, Tau Editrice, Todi, 2017. ISBN 9788862445986

-La teoria del quarto nonno, Masciulli Edizioni, Pescara, 2018. ISBN 978-88-85515-11-6-Azioni e prefazioni. In viaggio con i libri: 2002-2018, Cultura e dintorni editore, Roma, 2018. ISBN 978-88-97538-54-7

-Piccoli mondi di carta Masciulli Edizioni 2020

-Ostia le tracce della storia . In collaborazione con Pino Rampolla, introduzione del giornalista Alberto Tabbì ed i contributo di Francesca Faiella 2021

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