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Il teatro Manfredi torna a fine giugno, Luciano Colantoni: "Un sogno divenuto realtà"

Luciano Colantoni riallaccia le file della sua sfida: aprire un teatro ad Ostia e da qui riparte l'avventura del teatro Manfredi che in quindici anni d'attività ha portato grandi nomi ed interpreti sul palcoscenico di via dei Pallottini.

printDi :: 22 maggio 2021 20:53
Il teatro Manfredi torna a fine giugno, Luciano Colantoni: Un sogno divenuto realtà

(AGR) di Ginevra Amadio

Faro della cultura ostiense, il Teatro Nino Manfredi si avvia a una lenta ripartenza. Nel momento in cui tutto appare ‘sospeso’, illuminato – per così dire – da tiepidi lampi di speranza, l’ex presidente Luciano Colantoni ripercorre la sua storia. Difficile scindere il destino del luogo da quello che, per molti, ne è l’uomo-simbolo. Pur conoscendo il lavoro di sinergia – esito di un percorso di condivisione originaria, quando un gruppo di amici decise di consociarsi – è a lui che mi rivolgo in qualità di portavoce. Dalle risposte trapela un vivo entusiasmo, certo fiaccato da mesi di pause ma ancor intatto, sincero – come un ‘fuoco’ che si rinnova.

Quando e come nasce il progetto “Manfredi”?

“Quella per il teatro è una passione-cardine, un punto fermo della mia vita. Io sono un agente immobiliare ma sin da giovane ho amato il cabaret, gli spettacoli, andavo con gli amici ad assistere ai recital, ai monologhi, alle rappresentazioni musicali. Non ho mai perso quest’interesse, che è poi all’origine del progetto in questione. Con altre quattro persone – amici, residenti del luogo – ho deciso di aprire un teatro a Ostia, coronando un sogno dal sapore ‘comunitario’, che potesse andare incontro ai bisogni della popolazione. Tra questi compagni di viaggio c’era il direttore artistico, Felice della Corte, il più avvezzo alle cose teatrali, legato a quel mondo, in grado di indicare una strada.

Avevamo bisogno di una sede, all’inizio non fu semplice trovare il posto adatto, fuggire l’alternativa scantinato/cantina. Poi saltò fuori il vecchio teatro centrale, l’ex cinema Cucciolo dei padri pallottini che nel 2004 – anno di inizio dell’avventura – doveva essere ceduto. Lo rilevammo fondando una società [GE.SER.T. e C. S.R.L. (gestione servizi teatrali e culturali) n.d.r], inizialmente con altri due soci, poi ‘ridotta’ a me, Felice e Paolo Bizzarri, attuale presidente dopo le mie dimissioni. Il nostro è un lavoro sinergico, di grande complicità, che trascende – nei fatti – le divisioni di ruolo. Ad ogni modo, dopo aver trovato la nostra ‘casa’ era necessario rimetterla a nuovo. Incaricammo l'architetto Beniamino Lavorato e l'ingegnere Attilio De' Rossi per la ristrutturazione che, una volta portata a termine, impose la necessità di un nome. Era importante pensarlo, sondare con attenzione le suggestioni e le idee; ci aiutò “il Giornale di Ostia” del compianto Gianni Sepe, sul quale lanciammo il sondaggio: “Dai il nome al tuo teatro”. Seguirono proposte curiose, c’era chi pensava a “Il sipario sul mare”, chi – come me – avrebbe voluto omaggiare Pier Paolo Pasolini, altri ancora Totò, io stesso avevo pensato ad “Aldo, Totò e Peppino” per celebrare alcuni grandi del teatro. La scelta alla fine cadde su Nino Manfredi, che era scomparso l’anno precedente. Tramite un caro amico, mi recai con il direttore artistico a casa di Erminia, la moglie: le raccontammo del progetto, lei si emozionò moltissimo perché – a solo a un anno dalla morte – avevamo già pensato a Nino. Una volta scelto il nome bisognava pensare al cartellone, ragionare sui nomi e sull’offerta. Non è stato semplice iniziare, le compagnie ci chiedevano quanti abbonati avessimo – concetto di difficile definizione agli albori di un teatro. Insomma, per un certo periodo restammo nell’incertezza.

Poi abbiamo avuto la fortuna di contattare Luigi De Filippo, al quale saremo riconoscenti per tutta la vita. Ci ospitò in casa sua ai Parioli, insieme alla moglie; lesse il contratto, lo firmò, e a un certo punto ci fece una domanda spiazzante: “Ma i camerini sono riscaldati?”. Io rimasi interdetto, ma lui mi spiegò che era un quesito logico, derivato dalle condizioni in cui spesso aveva lavorato: con camerini freddi, bui, angusti. I nostri erano invece luminosi, riscaldati, nuovi. Ne fu contento, e firmò con convinzione. Il suo era un nome importante, di forte richiamo, che riuscì a convincere le altre compagnie. Fu così che mettemmo in piedi i nostri primi dieci spettacoli, tutti di grande qualità. Il 30 settembre 2005, giorno dell’inaugurazione, mettemmo in scena “Un grande grido d’amore” di Stefano Antonucci, interpretato – fra gli altri – dalla splendida Pamela Villoresi. Lei aveva lavorato con Manfredi, perciò era un atto simbolico e d’affetto, un segno del progetto che si andava a compiere.

I primi abbonati furono circa 600, certo pochi considerata l’ambizione che avevamo, ovvero predisporre una programmazione bisettimanale, che a Roma non faceva quasi nessuno. Arrivati al Natale di quell’anno avevamo 1000 abbonati a 10 spettacoli, dunque – come dire – ‘spacchettati’ per evento. Era una questione da sistemare, sì da permettere alle compagnie di non trovarsi dinnanzi a un pubblico ‘mobile’. Ad ogni modo l’inaugurazione fu già una festa, vennero personalità del mondo politico e della cultura, un vero momento di gioia. Possiamo dire, con orgoglio, di aver dato voce al vero teatro italiano: da Luigi De Filippo a Franca Valeri, da Paolo Ferrari a Valeria Valeri, da Arnoldo Foà a Gianrico Tedeschi. Soprattutto, e lo ricordo sempre con commozione, è stato con noi il grande Giorgio Albertazzi, che tenne l’ultima replica di “Memorie di Adriano”. Ad assistere c’erano settanta studenti di liceo, di sera, in un clima quasi estatico. Lui, al termine dello spettacolo, si fece portare una sedia e la posizionò al centro del proscenio: parlò con i giovani, li invitò allo studio e poi tacque. Dunque iniziò a recitare “L’infinito” di Leopardi. Il teatro esplose in un applauso, i ragazzi erano rapiti, tutto vibrò di forte commozione.

Ci tengo comunque a dire che, oltre ai grandi nomi, abbiamo sempre dato spazio alle compagnie amatoriali, sì da offrire loro un palcoscenico adeguato. Così le scuole, che sono state ospitate per saggi o rassegne. Il nostro teatro è stato il primo in Italia tra quelli della medesima categoria, ovvero da circa trecento posti. È un dato facilmente verificabile sul sito Siae, e tiene conto degli abbonati e dei biglietti venduti. Ne andiamo particolarmente fieri”.

Un vero punto di riferimento per il territorio.

“Assolutamente. Ora che è chiuso le persone continuano a telefonare, ci chiedono quando si riaprirà, quando partirà la stagione. Non solo: il teatro è anche un luogo di aggregazione, nonché riferimento per il sociale. È il nostro fiore all’occhiello, quasi una missione. Abbiamo portato avanti la raccolta fondi a favore dell’ANT (Associazione Nazionale Tumori), durante la quale siamo riusciti a raccogliere fino a quarantamila anno. Ci sono stati anche spettacoli per la Fondazione, venivano artisti, io stesso una volta mi sono lasciato coinvolgere e ho recitato un piccolo monologo “Er fattaccio”, già interpretato da Gigi Proietti: un’emozione!). Da quella volta non mi sono più cimentato, anche perché stare sul palco è un lavoro vero, da professionisti. Quella però fu un’occasione speciale, vissuta da tutti con grande emozione. Un altro impegno che voglio ricordare è quello del ‘teatro terapeutico’, un’esperienza totale rivolta a persone disabili e condotta insieme all’Associazione “Perché no?”, con un’èquipe formata da dottoresse in scienze e tecniche psicologiche e scienze della formazione. Abbiamo accolto negli anni tantissime persone, da noi molto amata e che ci hanno amato. Quando a fine anno si tengono gli spettacoli – scritti e diretti da loro – è sempre un momento di gioia”.

Quali progetti, dunque, per la riapertura?

“Ci eravamo già organizzati in tal senso nel 2020, con un ottimo cartellone. Si è tenuto uno spettacolo a ottobre ma poi, con i nuovi decreti, ci siamo dovuti fermare. Stiamo cercando di organizzare per fine maggio-inizio giugno una serie di repliche per consentire alle persone di riabituarsi al teatro. Dovrebbe poi esserci un bando della Regione Lazio rivolto a cinema e teatri, restiamo in attesa. Quanto alla stagione 2021-2022 noi siamo già pronti, come lo eravamo lo scorso anno. Speriamo solo nella possibilità di un’apertura in sicurezza, corroborata dal procedere della campagna vaccinale”.

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