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Francesca Faiella, scrittrice: ogni giorno riscopro Ostia

"Il mio legame con Ostia è speciale, sono fiera di vivere qui. Ogni giorno scopro nuove bellezze, curiosità o aneddoti da raccontare, da svelare - racconta la scrittrice - Ho iniziando scrivendo un libro sulla toponomastica per andare a scoprire il territorio"

printDi :: 10 aprile 2021 12:04
Francesca Faiella

Francesca Faiella

(AGR) di Ginevra Amadio

È un’energia straripante quella di Francesca Faiella. Corre sul filo del telefono, abbatte le distanze spazio-temporali. Mentre parliamo mi lascio invadere dalla passione, dal suo amore per Ostia che è ‘ossessione’ e cura, perimetro d’azione e vettore di sguardi. C’è, nel suo trasporto per questo luogo, un’idea di ventre caldo che orienta gli istinti, che stimola riflessioni, parole, studi. Le molteplici pubblicazioni, le attività condotte sul territorio, tutto – nell’opera di Faiella –, rivela un’attrazione per la storia locale, e tutto è intrecciato con la propria esistenza. Da qui nasce il fitto impegno culturale, la riscoperta di luoghi mediante pubblicazioni e visite guidate, attività associazionistica e iniziative dal basso.

Parlami di te, del tuo legame con il territorio. Ho l’impressione che Ostia rappresenti, per te, un osservatorio privilegiato.

“Sono anni che mi occupo del territorio. Il mio legame con Ostia è speciale, sono fiera di vivere qui. Ogni giorno scopro nuove bellezze, curiosità e/o aneddoti da raccontare, da svelare al pubblico. Nel 2009 ho scritto un libro che si intitola “Nomi di pietra” (editore Ass. cult. Alta Marea), dedicato alle strade di Ostia e più in generale, al significato della toponomastica. Mi interessava proprio indagare il rapporto di questi ‘nomi’ con il territorio, vedere come le ‘parole’ e le ‘cose’ potessero interagire. Si tratta di un aspetto che mi ha sempre affascinato; da piccola abitavo in zona Stella Polare, in via Giuseppe André, e l’assonanza con il grande cantautore [Fabrizio De André n.d.R] suscitava – tra bambini – equivoci e curiosità. Questo ricordo si è poi sommato a un desiderio di conoscenza, motore fondamentale delle mie ricerche. Ne è nato appunto il libro, con il quale ho partecipato – tra l’altro – alla seconda edizione del Premio Nazionale Massimo Di Somma. Il concorso, dedicato a opere di narrativa, mi ha visto tra i segnalati (menzione speciale) nonostante il lavoro fosse prettamente saggistico, dunque fuori genere. Il motivo risiede proprio nell’originalità dello studio, così ‘dentro’ al territorio da suscitare interesse. Su questa spinta, dopo qualche anno ho messo mano a “Nomi di pietra 2”, che prende in considerazione tutte le strade del X Municipio.

Inoltre, sempre nel 2009, ho conosciuto una guida turistica ufficiale di Roma, Claudio Santellani – anche lui originario di Ostia. In quel tempo mi propose di scrivere un libro su Roma in rapporto ai personaggi di lingua e cultura tedesca che l’avevano visitata, o che vi erano vissuti. Il volume, “Amoroma” (editore Ass. cult. Alta Marea), ha avuto molto successo e da quel momento il mio interesse per la città è diventato quasi un’urgenza”.

In che modo si è sviluppato, dunque? Quante e quali forme ha assunto?

“Nel 2011, con lo stesso Claudio, abbiamo fondato un’associazione denominata Alta Marea, che si occupa di manifestazioni e visite guidate. A lungo abbiamo lavorato assieme, poi – complice l’impossibilità di spostarsi agilmente – Claudio, che ormai ha 81 anni, mi ha chiesto di prendere in mano il progetto. Sono 4 anni che organizzo visite per Roma e Ostia, pensando itinerari che vanno dal lido agli scavi, dal Castello ai siti meno noti. Come Associazione diamo la possibilità di vedere i percorsi, tramite Facebook o WhatsApp forniamo informazioni e le persone si mostrano interessate, appaiono coinvolte. Sono molto felice, ma la cosa che più mi rallegra è sentire che molti, dalle mie parole, riescono a cogliere l’emozione, la passione per quanto svolgo. Ci sono tanti particolari che vale la pena conoscere, peculiarità che rendono il quartiere un luogo magico. Per me è quasi una ‘missione’ illustrare gli aspetti del territorio; abbiamo delle realtà uniche, basti pensare ai villini, pieni di dettagli, frutto di stili diversi. Abituati come siamo a fare una vita frenetica spesso perdiamo di vista il bello che ci circonda”.

Ma non ti fermi qui. Continui a scrivere, con l’occhio e il cuore alla città.

“Esatto, ho scritto un testo che si intitola “L’altra Roma” (editore Lulu.com) sempre in collaborazione con Claudio Santellani. Si tratta di un’opera che prende spunto dagli itinerari sperimentati con l’Associazione, durante i quali mi piace scoprire posti insoliti, fuori dai circuiti tradizionali. Poi ho dato alle stampe Il quartiere lineare (editore Lulu.com), un volume che prende in esame tutta la zona che va dalle Mura Aureliane sino al mare, in un tracciato ideale lungo i binari della Roma-Lido. Forte dell’esperienza maturata in alcuni giornali locali, ho avuto modo di approfondire – durante i lavori per questo libro – aspetti del territorio legati, in particolare, alla memoria degli abitanti. Ne è emerso un quadro affascinante, in cui i quartieri da San Paolo a Ostia vengono ripercorsi mediante il filo dei ricordi, per tramite di un racconto che salda memoria e storia. Ampio spazio – anche qui – è dedicato alla toponomastica, poiché ritengo che questa dica molto di un luogo, ne sveli le tracce e i volti”.

E il tuo ultimo lavoro?

“La mia ultima fatica si intitola “Latte di Lupa” (editoreLulu.com) ed è una guida di Roma ‘al femminile’. Desideravo studiare non solo le donne di Roma ma tutto ciò che in questa città è femminile: le statue, la toponomastica, i modi di dire etc. Mi piace ricordare – e lo faccio spesso – che la Fontana di Trevi è alimentata dall’Acqua Vergine, un termine legato a un bassorilievo raffigurante i soldati di Agrippa che dovevano costruire l’acquedotto deputato a ‘servire’ Roma. Ecco, il rilievo sulla fontana mostra i militi intenti a domandare a una giovane donna il luogo delle sorgenti. Questa ragazza, in latino Virgo, indicherà loro il sito. Il nome stesso di Roma è femminile, significa ‘seno materno’ e lo si evince anche dall’iconografia, dalla lupa che allatta i gemelli.

Mentre scrivevo il libro mi sono immedesimata in queste donne, ho vissuto il loro coraggio, le loro paure. Si tratta di figure varie, diversissime tra loro: dalle prostitute alle sante, dalle donne di potere a quelle comuni. Sono voluta partire dalla Roma arcaica per arrivare al secolo scorso: un lungo excursus, affascinante e necessario. Vorrei fare un altro esempio, legato al nostro territorio. Tutti conosciamo Giovan Battista Grassi, cui l’Ospedale è intitolato; è stato lui a individuare la causa della malaria – la zanzara anofele. Insieme a lui lavorò una naturalista, Lidia La Face, che nessuno conosce. Era lei ad andare sui campi di bonifica, a vagliare la condizione delle terre, il suo apporto fu fondamentale per la scoperta di una doppia tipologia di zanzara. Ecco, di tutto questo si sa pochissimo. È una donna rimasta nell’ombra, come accaduto a molte altre (scrittrici, pittrici etc.). Il libro, in questo senso, vuole essere un’integrazione della storia, un racconto a tutto tondo”.

Com’è cambiata la tua attività in seguito alla pandemia? Hai in mente qualcosa per l’estate?

“Ora che siamo in zona arancione, io e Cristiano Lollobrigida (vice-presidente dell’Associazione Alta Marea) riprenderemo a fare delle ricognizioni pre-visita. Stiamo pensando a delle passeggiate all’aperto, a Ostia e all’EUR; non è necessario entrare in luoghi chiusi per ammirare la bellezza, Roma è un museo a cielo aperto. Insomma, ci stiamo organizzando perché la voglia di riprendere è tanta. Nei mesi più duri internet ci ha dato una mano, e tutt’ora lo streaming si rivela uno strumento fondamentale. Anche le condivisioni social possono aiutare, penso a quanto accaduto lo scorso anno, quando nei mesi di chiusura totale mi sono dedicata alla stesura di contenuti. Da questa attività è derivata la mia nomina a ‘donna della cultura’ dell’anno per il X Municipio: un’emozione grandissima. Ciò significa che quanto fatto ha un valore, che i libri, le manifestazioni, la diffusione sui social possono arricchire gli altri. A me fa piacere condividere curiosità, aneddoti, racconti. Organizzo spesso dirette anche con Gianni Maritati e l’Associazione Clemente Riva, nonché con l’associazione Arte Degas. Speriamo si possa riprendere l’attività in presenza, ma nel frattempo resistiamo. Non si smette mai di fare cultura”.

Francesca Faiella è giornalista, scrittrice, guida turistica. Presiede l’Associazione Alta Marea.

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