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Dante celebra Ostia Antica, "dove acqua di Tevero s’insala" e racconta di Tor Boacciana

Un omaggio appassionato, nato sull’intreccio fra territorio e Storia. Il Parco Archeologico di Ostia Antica ha scelto di celebrare il 25 marzo, giornata dedicata a Dante Alighieri partendo dall'imbarco delle anime per il Purgatorio, immaginato a Tor Boacciana

printDi :: 26 marzo 2021 15:36
Dante celebra Ostia Antica, dove acqua di Tevero s’insala e racconta di Tor Boacciana

(AGR) di Ginevra Amadio

Un omaggio appassionato, edificato sull’intreccio fra territorio e Storia. Così il Parco Archeologico di Ostia Antica ha scelto di celebrare il 25 marzo, giornata dedicata a Dante Alighieri. L’occasione è data dal Canto II del Purgatorio, allorché il poeta e Virgilio sostano ancora sulla spiaggia.

A raggiungerli è l’angelo nocchiero, un essere privo di strumenti umani, che drizza le ali in cielo senza l’ausilio del vento – solo, ultraterreno, a governo della sua barca. È su questo «vasello snelletto» (v. 41) che viaggiano cento spiriti intonanti un salmo (In exitu Israel de Egypto), animeraccolte alla foce del Tevere dove erano adunate.

A illustrare il percorso di salvazione – meglio, diattesa verso il ‘limbo’ – è il musicista Casella, che riferisce a Dante i particolari dell’imbarco. Proprio il luogo di raccolta si mostra interessante, giacché la foce menzionata è quella sulle cui sponde sorgeva Ostia Antica. Lo mostra bene Dario Daffara, che sui canali social del Parco dedica un video alla Tor Boacciana, costruita nel XII secolo sopra le rovine del faro di età romana.

Guardiano del fiume Tevere, di antica proprietà della famiglia Bobazani, il monumento si fregia della descrizione di Riccardo Cuor di Leone, che al suo sbarco sul litorale la indicò come«bellissima ma solitaria». Restaurata nel 1406 su ordine di papa Innocenzo VII e ancora nel 1420 per volere di Martino V, la torre vigila la riva con la sua austera magnificenza. Oggi la linea di costa è avanzata di circa 3 km, ma la testimonianza dantesca rende onore a un luogo eterno.

Ond’io, ch’era ora a la marina voltodove l’acqua di Tevero s’insala, benignamente fu’ da lui ricolto.(Dante, Commedia, Purgatorio, Canto II, vv. 100-102)

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