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Usura, estorsione e droga, in manette sei componenti del clan Casamonica/Di Silvio

E' stata completata l'operazione "Cardè", che in lingua sinti significa denaro, con il fermo di 6 componenti della banda. Le indagini hanno consentito agli agenti di risalire ad una reiterata attività intimidatoria nei confronti degli esercenti del territorio

printDi :: 27 ottobre 2020 14:36
Usura, estorsione e droga, in manette sei componenti del clan Casamonica/Di Silvio

(AGR) E’ scattata questa mattina all’alba l’operazione denominata “Cardè”, in lingua sinti “denaro”.  nei confronti di sei appartenenti alla famiglia CASAMONICA/DI SILVIO, ritenuti responsabili a vario titolo di estorsione aggravata dal metodo mafioso, usura, esercizio abusivo dell’attività finanziaria e spaccio di sostanze stupefacenti. L’operazione ha preso le mosse dall’oramai nota vicenda del “Roxy bar”.

Tra i destinatari dell’odierno provvedimento restrittivo, tutti legati da vincoli di parentela, è presente, infatti, anche D. E., già condannato in via definitiva nell’ambito del procedimento penale relativo alle note vicende del “Roxy bar”.

L’odierna operazione, denominata “Cardè”, è frutto dell’attività d’indagine svolta a seguito di quanto accaduto, circa due anni fa, al “Roxy Bar”, sito nel quartiere Romanina, precisamente in via Barzilai, dove si verificava una violenta aggressione ai danni del titolare dell’esercizio commerciale e di una donna portatrice di handicap che aveva “osato” prendere le sue difese, perpetrata da C. A., D.A. , D. V.

Le indagini svolte in quella circostanza consentirono non solo di individuare i soggetti quali autori delle violenze ma, altresì, di accertare una serie di soprusi subiti nel corso del tempo dai gestori dell’esercizio commerciale, e una reiterata attività intimidatoria, posta in essere ai danni di altri esercenti, finalizzata a convincere le vittime a non presentare o ritirare la denuncia nei loro confronti.

Non solo, la loro azione di forza tesa a garantire l’omertà e la reticenza dei numerosi avventori -rimasti inermi- presenti all’interno del bar, doveva fungere anche da monito per gli altri abitanti del quartiere, con conseguente assoggettamento degli stessi alla loro supremazia. La configurabilità dell’aggravante mafiosa per i reati perpetrati durante il raid al “Roxy bar” è stata non solo riconosciuta dal Giudice per le Indagini Preliminari in sede di applicazione di misure cautelari, eseguite l’8 maggio 2018, ma altresì confermata in primo grado e, successivamente, in sede di gravame.

A seguito dell’esecuzione delle ordinanze cautelari relative all’episodio del Roxy Bar, le indagini sono proseguite e si sono focalizzate sugli altri componenti delle famiglie, CASAMONICA/DI SILVIO, tutti residenti nel quartiere Romanina, tra via Devers e via Barzilai . Le attività tecniche poste in essere hanno consentito di raccogliere una serie di elementi idonei a configurare ipotesi delittuose tipiche del clan CASAMONICA – DI SILVIO, come l’usura e il traffico di sostanze stupefacenti.

L’attività investigativa, inoltre, ha ulteriormente comprovato l’attività tipica della banda, ossia il prestito di denaro a tassi usurari e l’esercizio abusivo del credito.

Infatti, l’usura si è rivelata la principale attività di D. E., il quale ha continuato ad esercitarla, nonostante la sottoposizione agli arresti domiciliari per le vicende del Roxy Bar, con l’ausilio del genero D. S. -compagno della figlia Angelina- e del fratello D. A., arrivando a pattuire interessi pari al 102,5% annuo e a chiedere in garanzia cambiali con importi ben superiori rispetto al capitale erogato.

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