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Ucciso dalle BR, commemorato a Primavalle il v.questore Sebastiano Vinci

Il dirigente del Commissariato Primavalle venne ucciso il 19 giugno del 1981. Il quartiere Primavalle, era al centro di forti tensioni politiche. La polizia contrastò tenacemente i terroristi che volevano trasformare la zona in roccaforte

printDi :: 19 giugno 2020 12:33
Ucciso dalle BR, commemorato a Primavalle il v.questore Sebastiano Vinci

(AGR) Questa mattina, il Vice Questore Vicario, Rossella Matarazzo,  a nome del Capo della Polizia - Prefetto Franco Gabrielli, ha deposto  una Corona d’alloro sulla lapide collocata all’interno del Commissariato “Primavalle” alla memoria del Vice Questore Sebastiano Vinci - allora Dirigente del Commissariato  -,  ucciso a colpi d’arma da fuoco il 19 giugno del 1981. Il quartiere Primavalle, all’epoca, era al centro di forti tensioni politiche e il dr. Sebastiano Vinci combatté tenacemente i terroristi che stavano cercando di  trasformare la zona in una loro roccaforte. Quel 19 giugno del 1981, il dr. Vinci, 44enne, si trovava a bordo dell’autovettura di servizio, condotta dall’agente Pacifico Votto.

Erano le 13.30 quando il veicolo, fermo ad un semaforo all’incrocio tra via S. Cleto Papa e via della Pineta Sacchetti, venne attaccato da un commando terroristico delle Brigate Rosse composto da quattro giovani, tra cui una donna. Il funzionario, gravemente ferito da numerosi colpi d’arma da fuoco esplosi dal commando, morì poco dopo al policlinico Gemelli.

L’autista, sebbene gravemente ferito, riuscì a reagire rispondendo al fuoco e mettendo in fuga i terroristi. Poche ore dopo, l’attentato venne rivendicato con una telefonata giunta alla redazione del quotidiano “Il Secolo d’Italia” dalle “Brigate Rosse-Colonna XXVIII marzo” che nei giorni successivi  fecero anche rinvenire in varie zone della Capitale dei volantini a firma “B.R.”. Le indagini della Digos della Questura di Roma consentirono di individuare, nel 1982, tre covi delle Brigate Rosse, il sequestro di armi e munizioni e l’arresto di 10 terroristi che, in concorso con altri, vennero successivamente condannati anche per l’omicidio del dr. Vinci.

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