Tragedia in Bosnia e l'ombra dei costi miliardari: tra il dolore per i quattro militari e l'anacronismo delle vecchie guerre
Mentre Ciampino accoglie le salme, l'Italia si interroga su un budget da quasi 2 miliardi per le missioni all'estero. In un'epoca dominata da droni e cyberspazio, ha ancora senso sacrificare vite umane su mezzi tradizionali solo per obblighi NATO?

Bosnia: Resta il vuoto lasciato da quattro stimati professionisti
(AGR) ROMA – Sono atterrate all'aeroporto militare di Ciampino le salme dei quattro militari italiani rimasti uccisi nel drammatico schianto del loro elicottero CH-47 in Bosnia-Erzegovina. I feretri di Simone Ruggia, Claudio Marchesi, Franco Adriano Zecchillo e Laura Procacci, avvolti nel Tricolore, sono stati accolti dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e dal Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Le vittime erano impegnate nell'ambito dell'operazione internazionale EUFOR Althea. Ma oltre al dolore straziante delle famiglie e al cordoglio istituzionale, il tragico evento solleva un interrogativo ancora più profondo sulle risorse economiche impiegate e sull'efficacia di un modello operativo profondamente distante dalle dinamiche dei conflitti contemporanei.
L'incidente, avvenuto durante un volo addestrativo e di pattugliamento nei pressi della zona di Brčko, riapre ferite mai del tutto rimarginate nel nostro Paese. Al di là dell'emozione del momento, l'opinione pubblica e diversi osservatori tornano a porsi una domanda scomoda ma inevitabile, sollevata anche da molti commenti sulle piattaforme social: perché continuano a morire soldati italiani in teatri dove non siamo formalmente in guerra con nessuno?
A questo tributo di sangue si affianca un impegno finanziario imponente che grava sulle casse dello Stato. Gli stanziamenti per le sole missioni internazionali superano complessivamente gli 1,8 miliardi di euro all'anno, alimentando un bilancio della Difesa in costante crescita per soddisfare i requisiti della spesa atlantica.
In un momento di forte contrazione economica interna, dove i settori chiave come la sanità pubblica e l'istruzione lamentano la carenza di fondi, l'investimento di cifre miliardarie per il mantenimento di contingenti terrestri ed aerei all'estero appare a molti osservatori come una scelta politica controversa. Risorse enormi che vengono destinate alla proiezione di forze in territori di fatto pacificati, ma che espongono il nostro personale a rischi fatali quotidiani.
L'aspetto più stridente della tragedia in Bosnia risiede proprio nel radicale mutamento delle regole d'ingaggio e delle tecnologie belliche globali. Oggi il modo di fare la guerra è completamente cambiato: i conflitti moderni non si combattono più principalmente con i carrarmati, le truppe di terra o le tradizionali e vulnerabili squadriglie di elicotteri.
Il panorama strategico contemporaneo è dominato da:
Guerra asimmetrica ed elettronica: Attacchi cyber in grado di paralizzare le infrastrutture di interi Stati senza sparare un colpo.
Sistemi a pilotaggio remoto: L'uso massiccio di droni economici e d'intelligence che sostituiscono la necessità di esporre equipaggi umani in volo.
Guerra d'informazione: Algoritmi e strategie di disinformazione geopolitica che si consumano interamente nel cyberspazio. In questo scenario altamente tecnologico e digitalizzato, l'impiego di elicotteri da trasporto pesante in missioni di pattugliamento visivo viene percepito da molti analisti come un retaggio del passato. Continuare a investire cifre astronomiche nella manutenzione e nell'invio di mezzi pesanti tradizionali rischia di configurarsi come un anacronismo strategico, il cui prezzo più alto viene pagato, ancora una volta, dalle vite dei nostri reparti operativi.
Mentre le autorità militari avviano le inchieste per fare luce sulle cause tecniche dello schianto, resta il vuoto lasciato da quattro stimati professionisti. I funerali di Stato si terranno a Roma, momento in cui il Paese si stringerà attorno alle famiglie, lasciando però sullo sfondo quel pesante interrogativo non solo sul valore ideale, ma anche sull'adeguatezza strutturale ed economica delle nostre missioni all'estero.
















