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Salerno, traffico di rifiuti pericolosi ed inquinamento ambientale, 7 persone arrestate

I Carabinieri hanno arrestato sette persone per traffico di rifiuti ed inquinamento ambientale nell'area del Vallo di Diana. Le analisi dell'ARPAC hanno evidenziato i pericolosi sversamenti degli indagati.

printDi :: 12 aprile 2021 13:21
Salerno, traffico di rifiuti pericolosi ed inquinamento ambientale, 7 persone arrestate

(AGR) Alle prime luci dell’alba di oggi, i Carabinieri del Comando Provinciale di Salerno hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Potenza – su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia – nei confronti di sette persone (una in carcere, cinque agli arresti domiciliari ed una sottoposta all’obbligo di dimora), tutte ritenute responsabili di associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti e inquinamento ambientale. In carcere è finito L. C. personaggio già oggetto di numerose indagini in materia ambientale condotte dalle Procure di Napoli e Santa Maria Capua Vetere tra gli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000.

Le attività, condotte dal Nucleo Investigativo di Salerno e dalla Compagnia Carabinieri di Sala Consilina, costituiscono un autonomo filone dell’inchiesta denominata “febbre dell’oro nero”, nel corso delle cui captazioni era emerso in forma assolutamente chiara l’impegno di D.R. di agevolare l’ex compagno d’affari nella ricerca di nuovi siti di illecito stoccaggio e sversamento per rifiuti pericolosi, frutto di lavorazione industriale.

Sebbene lo stesso D. non abbia poi proseguito nelle condotte criminose, gli iniziali accordi tra i due erano stati ritenuti sufficienti dagli inquirenti per aprire un nuovo fronte di indagine ritenuto, sia per capacità che per rilievo criminale, certamente in grado di gestire una nuova organizzazione completamente autonoma nel traffico di rifiuti, con proiezioni verso territori sino ad ora inesplorati dalle organizzazioni criminali operanti nel settore.

Da subito, infatti, emergeva l’esigenza di C. di individuare nell’area del Vallo di Diano ed in quelle limitrofe della Basilicata nuovi terreni che non dessero adito a particolari sospetti e che fossero ben collegati con gli assi viari principali, per facilitare le operazioni di trasporto.

Le conseguenti investigazioni da parte dei militari dell’Arma, coordinate dalla D.D.A. potentina e condotte con il supporto di moderne attività tecniche, ma, soprattutto, con i tradizionali servizi di osservazione occulta e di prossimità, hanno circoscritto comportamenti illeciti riconducibili alle lavorazioni di alcune società operante nel settore del ferro e dell’alluminio e della società operante nel settore del cemento, le quali si sono rivolte all’organizzazione criminosa facente capo a C. per uniche finalità di profitto, volte al considerevole risparmio dei costi aziendali rispetto allo smaltimento legale dei rifiuti prodotti. Entrambe le società sono state sottoposte a sequestro preventivo.

L’organizzazione delittuosa è risultata particolarmente pericolosa per avere piena disponibilità di terreni di proprietà degli indagati, i cui fondi sono stati trasformati in discariche - costituite per la maggior parte da liquami composti da acidi - dannosissime per le ripercussioni sull’ambiente e con alterazioni incalcolabili (e forse irreparabili) per l’eco-sistema.

L’orizzonte investigativo è stato necessariamente contratto in ragione de1lle preminenti esigenze di salvaguardia del territorio (da qui il nome Shamar – parola ebraica il cui significato può tradursi in custodire gelosamente, tenere caro, ritenere prezioso). È stato infatti necessario impedire che i continui sversamenti trasformassero il Vallo di Diano nella nuova “terra dei fuochi” a disposizione della criminalità organizzata campana.

Nell’ottobre 2019, sono stati così intercettati e sequestrati 18.000 (diciottomila) litri di solventi chimici pronti allo sversamento nel Comune di Atena Lucana (SA). La pericolosità di tali rifiuti era ben nota agli indagati, uno dei quali, addirittura, se ne lamentava al telefono con i propri complici facendo riferimento al fatto che il liquido trasportato aveva corroso la vernice del proprio veicolo.

Le successive operazioni di scavo, campionatura ed analisi svolte assieme all’ARPAC hanno quindi permesso di certificare come il terreno fosse stato avvelenato da precedenti sversamenti. Situazione già peraltro ben evidente dalle fotografie aeree eseguite con droni, le quali palesavano nei terreni oggetto di sversamento chiazze colorate che hanno poi guidato con successo le operazioni dell’ARPAC, i cui esami evidenziavano la presenza di rifiuti speciali pericolosi rientranti nella categoria “HP 14 Ecotossico”.

Quanto rilevato assume connotati di drammatica importanza nella misura in cui il territorio interessato è qualificato area naturale protetta, essendo parte della Riserva Naturale Foce Sele - Tanagro.

In tale maniera si è quindi impedito che l’organizzazione allargasse il proprio raggio d’azione ad altri siti, in parte già individuati nel Comune di Tursi (MT) e in parte oggetto di una pianificata espansione ancora a livello embrionale nella provincia di Foggia.

Solidi riscontri al quadro probatorio già delineato sono arrivati dalle dichiarazioni fornite da uno dei complici non inserito nei destinatari di misura cautelare, altrettanti se ne prevedono dalle successive attività di scavo che la D.D.A. intende avviare nei prossimi giorni. L’operazione in argomento dimostra ancora una volta l’altissimo livello di attenzione che la Procura della Repubblica di Potenza e l’Arma dei Carabinieri riservano alla tutela dell’ambiente, del territorio, e, più in generale, della salute dell’uomo.

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