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Roma, esegite dai ROS due misure cautelari per spionaggio ed accesso abusivo al sistema informatico

Le indagini hanno documentato diversi incontri tra il presunto agente straniero e il principale indagato, 59enne ex appartenente intelligence nazionale,nel corso dei quali, dietro compenso in denaro, venivano fornite le informazioni relative alle richieste avanzate

printDi :: 07 luglio 2026 16:06
Carabinieri ROS eseguono misure cautelari

Carabinieri ROS eseguono misure cautelari

(AGR) Nel corso della mattinata odierna, i ROS, hanno dato esecuzione a due misure cautelari emesse dal G.I.P. del Tribunale di Roma, nei confronti di altrettanti indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di “Spionaggio di notizie di cui è stata vietata la divulgazione”, “Rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione” e “Accesso abusivo a sistema informatico o telematico”.

Nell’ambito del medesimo procedimento sono stati eseguiti decreti di perquisizione personale, locale e informatica a carico dei due citati destinatari dei provvedimenti restrittivi e di ulteriori cinque persone, indagate, a vario titolo, per “Procacciamento di notizie concernenti la sicurezza dello Stato”, “Spionaggio politico o militare”, “Rivelazione di segreti di Stato”, “Rivelazione di notizie di cui sia stata vietata la divulgazione”.

 
La misura cautelare rappresenta l’esito di una complessa attività investigativa, avviata nel maggio del 2025, che ha dato origine a due procedimenti penali, rispettivamente instaurati presso la Procura Distrettuale e Militare di Roma, tra loro collegati ex art. 371 c.p.p..

Le indagini – sviluppate principalmente attraverso complesse attività tecniche e servizi di osservazione, controllo e pedinamento – hanno consentito di acquisire gravi indizi di colpevolezza nei confronti del principale indagato – 59enne ex appartenente al comparto di intelligence nazionale e già sottufficiale dell’Arma dei Carabinieri – in ordine a un’attività di spionaggio svolta in favore e per conto di un presunto agente dei servizi di intelligence russi, coperto da immunità diplomatica sul territorio nazionale.

Il principale indagato, unico interlocutore del presunto agente russo, acquisiva e a questi rivelava le notizie di interesse per il tramite di sei fonti – tra cui quattro militari in servizio impiegati in incarichi connotati da un alto grado di riservatezza – ritenute responsabili, a vario titolo, di aver fornito informazioni che nell’interesse della sicurezza dello Stato e/o nell’interesse politico, interno o internazionale, dello Stato debbono rimanere segrete o ritenute di vietata divulgazione.

In particolare, le investigazioni hanno consentito di documentare diverse interlocuzioni tra il presunto agente straniero e il principale indagato, nel corso delle quali, mentre il primo esplicitava le sue esigenze informative, il secondo forniva, dietro compenso in denaro, informazioni relative alle richieste recepite dall’altro negli incontri precedenti e acquisite per il tramite delle sue fonti.

Nell’ambito del coordinamento investigativo ex art. 371 c.p.p., la Procura Militare di Roma, alla luce degli elementi probatori emersi nel corso dell’indagine nei confronti dei citati quattro militari in servizio – indagati a vario titolo anche per i reati di “Rivelazione di segreti militari a scopo di spionaggio” e “Procacciamento di notizie segrete a scopo di spionaggio” – ha emesso altrettanti decreti di perquisizione personale, locale e informatica, eseguiti contestualmente a quelli emessi dalla Magistratura Ordinaria. I provvedimenti eseguiti, avverso cui sono ammessi mezzi di impugnazione, sono stati disposti in sede di indagini preliminari, pertanto i relativi destinatari sono da ritenersi innocenti fino al passaggio in giudicato della eventuale sentenza di condanna.Quanto sopra, pertanto, si comunica, nel rispetto degli indagati che sono da ritenere presunti innocenti, in considerazione dell'attuale fase del procedimento, ovvero quella delle indagini preliminari, fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile e al fine di salvaguardare il diritto di cronaca costituzionalmente garantito.

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