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Quattro anni di invasione: dolore, resistenza e dignità di un popolo che non si arrende

Libertà e sicurezza sono inseparabili: senza l’una non esiste l’altra. Da quattro anni l’Ucraina vive senza entrambe, sotto le bombe

printDi :: 25 febbraio 2026 11:00
Ternopil' Attacco Missilistico

Ternopil' Attacco Missilistico

(AGR) Quattro anni fa una nazione ai confini dell’Europa si è svegliata sotto le esplosioni, i carri armati e la paura.

Quattro anni fa la Russia ha deciso di invadere l’Ucraina, un Paese libero e sovrano.

 
Secondo Mosca, Kyiv sarebbe caduta in tre giorni.

Sono passati quattro anni.

Quattro anni di guerra, distruzione, lutti.

Quattro anni in cui ogni famiglia ha perso qualcosa: una casa, un lavoro, un affetto, un futuro.

Libertà e sicurezza: due facce della stessa medaglia

Ho imparato una verità che nessun libro insegna:

non c’è libertà senza sicurezza

e non c’è sicurezza senza libertà.

Da quattro anni non abbiamo né l’una né l’altra.

Viviamo sotto le bombe, con gli allarmi aerei come colonna sonora delle nostre notti, con i rifugi che diventano case temporanee.

Eppure siamo ancora qui.

La vita quotidiana che continua, nonostante tutto

Nonostante i missili, i droni e la paura, la vita va avanti.

Gli ucraini continuano a:

  • andare al lavoro,
  • studiare,
  • crescere i figli,
  • ricostruire ciò che viene distrutto.

Ogni giorno cerchiamo una normalità che viene spezzata da:

  • notizie di nuovi attacchi,
  • immagini di edifici crollati,
  • funerali di chi ha dato la vita per difendere la propria terra.

Ogni città porta una ferita.

Ogni famiglia una cicatrice.

Ma fermarsi significherebbe perdere tutto.

Piazza Maidan Kyiv Commemoriale per i caduti

Piazza Maidan Kyiv Commemoriale per i caduti

L’Ucraina resiste grazie al suo popolo, ma anche grazie al sostegno dell’Europa e dei Paesi che credono nel diritto internazionale e nella libertà.

Fabbriche civili sono state riconvertite per produrre:

  • droni,
  • mezzi di difesa,
  • tecnologie essenziali.

Non per scelta, ma per necessità.

Questa è la nostra resilienza.

Dall’altra parte, la Russia può contare sul sostegno di Paesi alleati come Iran, Cina, Corea del Nord e Bielorussia, attraverso forniture militari, tecnologie e supporto logistico.

Secondo quanto riportato da media internazionali e analisi di organizzazioni indipendenti, parte dei combattenti viene inviata al fronte con un addestramento limitato.

Gli stessi rapporti fanno riferimento anche a forme di reclutamento di cittadini stranieri, in particolare da Paesi africani, attraverso offerte di lavoro che, secondo tali fonti, si tradurrebbero in un impiego militare.

Viene inoltre segnalato l’arruolamento di ex detenuti e criminali comuni russi, ai quali sarebbe promessa la riduzione o cancellazione della pena in cambio del servizio al fronte.

Accuse che Mosca ha più volte respinto, sostenendo la regolarità delle procedure di arruolamento e il rispetto delle normative vigenti.

Numeri che raccontano il dolore

  • 4 anni dall’invasione.
  • 48 mesi di sofferenza.
  • 207 settimane di paura.
  • 35.088 ore di dolore.

Ma anche di speranza.

Perché la speranza non è morta.

La speranza nella libertà.

La speranza di tornare a vivere nella nostra casa, in pace.

Ogni giorno, alle 9 del mattino, l’Ucraina si ferma.

Un minuto di silenzio.

In quel minuto ricordiamo:

  • i soldati caduti,
  • i civili uccisi,
  • le vittime delle atrocità nei territori occupati.

È un silenzio che pesa.

Che unisce.

Che dice al mondo che la libertà ha un prezzo altissimo, ma che nessun popolo dovrebbe essere costretto a pagare così.

Gli ucraini vogliono una cosa semplice: vivere liberi nella propria terra.

Continueremo a resistere.

Non per odio, ma per amore.

Non per vendetta, ma per dignità.

Fino al giorno della vittoria.

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