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Pianeta Italia, 9 in manette, c'è pure...un ex senatore

La Squadra Mobile coordinata dalla DDA di Roma, ha eseguito 9 arresti per estorsione, riciclaggio e autoriciclaggio, attraverso la creazione di società di comodo utilizzate per riciclare denaro ed estorsioni a locali del Centro. Sequestrati denaro e società

printDi :: 03 giugno 2020 15:37
Pianeta Italia, 9 in manette, c'è pure...un ex senatore

Pianeta Italia, 9 in manette, c'è pure...un ex senatore

(AGR) Scatta l’operazione “Pianeta Italia”, la Squadra Mobile  coordinata dalla DDA di Roma, ha eseguito 9 arresti per estorsione, riciclaggio e auto riciclaggio, attraverso la creazione di società di comodo utilizzate per riciclare denaro ed estorsioni a locali del Centro. Oltre agli arresti, gli agenti hanno sequestrato denaro ed alcune società risalenti all’organizzazione malavitosa. Contestualmente all’esecuzione delle ordinanze restrittive della libertà personale, è stata data esecuzione al decreto di sequestro preventivo delle quote sociali, dei conti correnti e del complesso aziendale dei beni facenti parti del patrimonio aziendale di alcune società ed un sequestro di circa 480 mila euro. Tra gli arrestati anche un ex-senatore S.D.G., attorno al quale ruotavano le dinamiche criminali della banda. Le indagini sono partite nell’aprile 2016, infatti, il gestore di un bar di Via Chiana, denunciava di aver subito un’ estorsione per 80.000 euro. I riscontri effettuati tramite le intercettazioni telefoniche ed ambientali, le immagini delle telecamere di videosorveglianza e quanto dichiarato dalla vittima, hanno consentito di ricostruire la dinamica dell’estorsione, effettuata attraverso una serie di minacce, tra cui quella di far apporre i sigilli al locale se non avesse pagato

Pochi giorni dopo il buon “esito” dell’estorsione gli 80 mila euro venivano investiti in società di comodo, inoltre, l’estorsione e il successivo autoriciclaggio venivano mascherate, attraverso il riconoscimento alla vittima di una quota societaria. Nelle intenzioni della banda, infatti, si cercava di far apparire l’estorsione come un semplice tentativo di aiutare un socio a recuperare un credito. Diversa, invece, l’altra estorsione oggetto di indagine, effettuata nei confronti di un altro bar in via Flavia. Tutto era iniziato con la cessione della licenza del bar, con la contestuale sottoscrizione di una clausola risolutiva espressa che consentiva di recuperare la licenza in caso di inadempimento dell’acquirente. Una clausola che è scattata subito dopo il mancato versamento di alcune rate, tanto che la banda iniziava a minacciare il gestore del per riottenere la licenza.

È lo stesso gestore, nelle dichiarazioni rese, a tratteggiare le minacce ricevute: “V. è venuto da me e mi ha minacciato e in una circostanza addirittura mi ha aspettato sotto casa”(…) “per pochi giorni ho deciso di chiudere il locale e dopo una settimana sono tornato e ho trovato una catena chiusa con un lucchetto (…) ho consultato gli altri soci ma abbiamo capito che era meglio evitare altre ripercussioni ed andare via mollando tutto(…). In diverse occasioni, infatti, sia V. che alcuni suoi amici mi avevano consigliato di lasciare il locale e andare via.”

Nel gennaio 2017 e dopo aver sottoscritto a condizioni assolutamente svantaggiose, un mandato di mediazione per la vendita della licenza del bar, il gestore lasciava definitivamente il locale. Infine, contestualmente all’esecuzione delle ordinanze restrittive della libertà personale, è stata data esecuzione al decreto di sequestro preventivo delle quote sociali, dei conti correnti e del complesso aziendale dei beni facenti parti del patrimonio aziendale di sei società.

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