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Ostia, dopo la morte di un clochard per il freddo, SCE chiede un nuovo modello di accoglienza

Possanzini: E' necessario un modello di accoglienza che preveda per le persone senza fissa dimora, oltre ad un letto asciutto ed un pasto caldo, la possibilità di sistemare i documenti, di presentare istanze di accesso a facilitazioni o bonus e reinserimento nel lavoro

printDi :: 12 marzo 2022 17:10
Un ricovero improvvisato sulle strada dove si riparano i clochard

Un ricovero improvvisato sulle strada dove si riparano i clochard

(AGR) "La tragedia della solitudine accaduta poche ore fa nel nostro Municipio dove una persona senza fissa dimora è deceduta a causa del freddo non può lasciarci indifferenti. - afferma Marco Possanzini, Capogruppo Sinistra Civica Ecologista Municipio Roma X - Sinistra Italiana - Nella nostra città sono più di 3000 le persone censite dai servizi sociali che vivono in strada. Davanti a questo dato assolutamente parziale e probabilmente sottostimato non possiamo rimanere indifferenti.  Non è possibile proseguire con la logica dell'emergenza, quando di emergenza non si tratta. Dobbiamo iniziare a renderci conto che i servizi sociali di ogni Municipio non possono essere di anno in anno sempre più prosciugati di risorse economiche ed umane.

Roma Capitale deve tornare ad assumere assistenti sociali, progettisti, psicologi, figure professionali specifiche, deve tornare ad investire nella spesa sociale. Allo stesso modo deve promuovere accordi con le ASL territoriali al fine di garantire la necessaria assistenza sanitaria, senza distinzioni, a tutte le persone senza fissa dimora. Non basta. Roma Capitale deve mettere mano ai regolamenti comunali modificando le storture ad oggi esistenti, deve mettere a disposizione tutti gli edifici pubblici inutilizzati per strutturare un modello di accoglienza diffusa dei meno fortunati, H24, 365 giorni l’anno, aprendo le braccia a tutti coloro che hanno bisogno di aiuto.

E' necessario - continua Possanzini -  un modello di accoglienza che preveda per le persone senza fissa dimora, oltre ad un letto asciutto ed un pasto caldo, la possibilità di sistemare i documenti, di presentare istanze di accesso a facilitazioni o bonus, di valorizzare talento e specificità diffuse al fine di promuovere anche un reinserimento nel mondo lavorativo, di strutturare una reintegrazione protetta nella società. Dobbiamo uscire una volta e per tutte dalla logica dell'emergenza.

Abbiamo il dovere di implementare un nuovo modello di accoglienza,- conclude l'esponente dio Sinistra Civica Ecologista -  strutturato e duraturo, sostenuto da tutte le professionalità necessarie allo scopo così come dalle associazioni e dai volontari che in questi anni si sono spesi senza sosta per supplire alle carenze delle Istituzioni, capace di dare ristoro e prospettive a chi oggi vive ai margini. In questi anni purtroppo si è fatto molto poco e si è scelto di delegare troppo salvo poi dimenticare il ruolo attivo promosso dalle associazioni e dai volontari. Così non va. Così non può andare. Le tragedie della solitudine accadute in queste ultime ore nella nostra città, frutto di scelte completamente sbagliate e figlie della logica dell'emergenza, non possono lasciarci indifferenti. Roma Capitale ha il dovere di invertire la rotta".

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