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‘Ndrangheta a Bergamo, scoperchiata dai carabinieri la "cupola" di una cosca

Eseguiti 13 arresti e sequestro di immobili da parte dei carabinieri. Estorsione, usura, false fatturazioni, detenzione illegale di armi da fuoco, riciclaggio ed autoriciclaggio di denaro illecito e bancarotta fraudolenta.

printDi :: 22 aprile 2021 17:24
‘Ndrangheta a Bergamo, scoperchiata dai carabinieri la cupola di una cosca

(AGR) Alle prime luci dell’alba, i Carabinieri del Comando Provinciale di Bergamo hanno dato esecuzione ad una ordinanza di custodia cautelare, emessa dal G.I.P. del Tribunale di Brescia, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, nei confronti di 13 persone, legate ad un sodalizio ‘ndranghetistico, ed accusate a vario titolo di estorsione, usura, detenzione illegale di armi da fuoco, riciclaggio ed autoriciclaggio di denaro e bancarotta fraudolenta.

Il procedimento in questione, che aveva già visto l’esecuzione di 4 fermi di indiziato di delitto e di decine di perquisizioni lo scorso 10 febbraio, ha permesso di accertare l’esistenza di un gruppo di soggetti, alcuni originari della provincia di Bergamo, altri di quella di Crotone, che avevano messo in piedi un sistema di estorsioni nell’ambito del campo dei trasporti di merce oltre a realizzare un meccanismo di false acquisizioni societarie, fallimenti fraudolenti, fornitura di prestiti a tasso usuraio e reimpiego di capitali illeciti. Nello specifico, con l’intento di portare via clienti, il proprietario di una ditta di trasporti della provincia, insieme a uomini appartenenti ad un clan calabre operante in Isola di Capo Rizzuto (KR), si sarebbe recato presso un suo concorrente, minacciandolo ed imponendogli un numero limitato di clienti, al fine di avere il controllo di un vero e proprio “cartello” nel settore dei trasporti dei mezzi pesanti.

Il prosieguo delle indagini ha poi permesso di accertare come, al fine di inserirsi nel mercato, gli uomini del clan con la complicità dell’imprenditore locale, avessero messo in piedi un complicato sistema di acquisizione fittizia di una ditta di trasporti, al fine di poter operare in prima persona all’interno del settore e, soprattutto, per poter riciclare soldi provento di illecite attività. Società che poi, successivamente, veniva fatta fallire in maniera fraudolenta, come riscontrato dai Carabinieri.

Gli uomini del clan, dopo essersi stanziati definitivamente nel territorio orobico, avevano inoltre creato un sistema di prestiti con tasso usuraio e, in un caso specifico, a fronte di un prestito elargito ad un imprenditore, avevano ottenuto, in maniera sproporzionata rispetto a quanto prestato, la parte di una vendita di un immobile, venduto ad un prezzo totalmente fuori mercato. L’operazione ha visto anche l’esecuzione di un decreto di sequestro preventivo di quattro villette situate sul lungomare della costa di Capo Rizzuto. I carabinieri hanno infatti accertato che uno degli indagati aveva acquistato gli immobili in questione utilizzando proventi illeciti derivanti dalla produzione di false fatture per operazioni inesistenti.

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