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Fiumicino, uno striscione chiede tutta la verità su "Giulio Regeni"

Dopo la biblioteca comunale il comune tirrenico aggiunge un altro atto concreto per evidenziare il disappunto di migliaia di persone sulle indagini sulla morte del giovane ricercatore. Da oggi, infatti, uno striscione è esposto sulla facciata degli uffici.

printDi :: 03 agosto 2021 16:04
Fiumicino, uno striscione chiede tutta la verità su Giulio Regeni

(AGR) "Sono passati più di 5 anni e mezzo da quando venne ritrovato il cadavere senza vita di Giulio Regeni, il ricercatore friulano torturato e ucciso in Egitto, e ancora siamo lontani, troppo lontani dalla verità". Lo dichiara il vicesindaco Ezio Di Genesio Pagliuca. "Da allora la famiglia di Giulio, Amnesty International e migliaia di persone e associazioni in tutta Italia non hanno mai smesso di chiedere che si faccia luce su quanto è accaduto - aggiunge Di Genesio Pagliuca -. Solo a maggio di quest'anno si sono chiuse le indagini, dopo una forte campagna ostruzionistica delle autorità egiziane, la chiusura delle indagini ha comportato il rinvio a giudizio di quattro ufficiali del servizio segreto interno egiziano".

"La vicenda di Giulio Regeni ha mosso le coscienze non solo delle italiane degli italiani - commenta l'assessore alle Politiche Giovanili Paolo Calicchio -, ma anche quelle dei cittadini di altri paesi, del mondo accademico e di molte amministrazioni locali". "La nostra amministrazione ha già intitolato a Regeni la biblioteca comunale - prosegue Calicchio - perché i luoghi di studio e di cultura sono quelli in cui si formano le coscienze, specialmente dei più giovani. Oggi compiamo un altro gesto, simbolico, ma che serve a tenere alta l'attenzione sulla vicenda".

"Da oggi uno striscione che chiede "verità per Giulio Regeni" campeggia sulla facciata del Comune che guarda a via Portuense - conclude il vicesindaco -. L'Egitto ha dimostrato, in questi anni, di avere un grosso problema con il rispetto dei diritti umani più basilari, come testimonia anche la terribile vicenda di Patrick Zacky, il ricercatore dell'Università di Bologna incarcerato da due anni e mezzo senza processo perché gli vengono contestati alcuni post su Facebook. Riteniamo che ognuna e ognuno di noi debba fare la propria parte perché non si spengano i riflettori e per promuovere una cultura che metta i diritti umani e democratici al primo posto".

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