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CARABINIERI - Catania: omicidio e occultamento del cadavere di Agata Scuto

Le indagini sono state avviate nel 2020 a seguito delle notizie acquisite in occasione della trasmissione del programma televisivo "Chi l'Ha Visto?" di RAI 3

printDi :: 17 gennaio 2022 13:14
Catania: omicidio e occultamento del cadavere di Agata Scuto

Catania: omicidio e occultamento del cadavere di Agata Scuto

(AGR) In data odierna, su delega dì questa Procura distrettuale, i Carabinieri di Acireale hanno dato esecuzione all'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Catania, traendo in arresto P.  R., nato ad Acireale il 04.03.1961, per il delitto di omicidio aggravato e di occultamento di cadavere in danno di Scuto Agata, avvenuto nel giugno del 2012.

Le indagini sono state avviate nel 2020 a seguito delle notizie acquisite in occasione della trasmissione del programma televisivo "Chi l'Ha Visto?" di RAI 3, addove una persona, all'epoca non identificata, aveva affermato che il corpo di Scuto Agata - una ragazza di ventidue anni affetta da epilessia e da una menomazione al braccio e alla gamba - era nascosto nella cantina della casa della madre. Su delega di questo Ufficio, i Carabinieri di Acireale, avvalendosi anche di nuovi strumenti tecnologici, accertavano però che il corpo di Agata non si trovava né nella cantina né nel terreno circostante l'abitazione familiare.

Catania: omicidio e occultamento del cadavere di Agata Scuto

Catania: omicidio e occultamento del cadavere di Agata Scuto

Venivano, quindi, ricostruite meticolosamente le ultime ore di vita di Scuto Agata, anche mediante l'escussione di numerosi testimoni, e si provvedeva, altresì, verificare gli sposta menti dei familiari della ragazza e dell’uomo che, all'epoca, era il convivente della madre.

I sospetti si concentravano sul P. R. in ragione del rapporto Particolare che eglip aveva instaurato nell'ultimo periodo con la ragazza, la quale non usciva mai di casa da sola, né intratteneva rapporti con altre persone, e in ragione della falsità delle notizie fornite agli inquirenti dallo stesso Palermo circa i suoi spostamenti il giorno

Catania: omicidio e occultamento del cadavere di Agata Scuto

Catania: omicidio e occultamento del cadavere di Agata Scuto

Segnatamente si accertava che P. R. il giorno della scomparsa di Agata non si era recato né a raccogliere lumache nella piana di Catania né a raccogliere origano sull'Etna, come dallo stesso sostenuto nel corso degli interrogatori resi. Ulteriori e significativi elementi sono stati acquisiti nel corso delle attività tecniche compiute nei confronti dello stesso P. R. e di soggetti a lui vicini che, allo stato del procedimento e in assenza del contraddittorio tra le parti, costituiscono gravi indizi di colpevolezza circa la responsabilità dell'uomo per l'omicidio e l'occultamento del cadavere. Lo stesso, infatti, parlando da solo all'interno della propria autovettura, spaventato dal suo possibile arresto, manifestava il proprio timore che il corpo di Scuto Agata venisse trovato in un casolare a Pachino e che si accertasse che la stessa era stata strangolata e bruciata, riflettendo sulla necessità, inoltre, di recarsi sul luogo per verificare cosa fosse rimasto del cadavere.

Catania: omicidio e occultamento del cadavere di Agata Scuto

Catania: omicidio e occultamento del cadavere di Agata Scuto

Aggrava il quadro indiziario la circostanza che Palermo avrebbe cercato di inquinare le prove, non solo ottenendo da dei suoi conoscenti la conferma del suo falso alibi, ma addirittura predisponendo una complessa messa in scena per> simulare delle tracce tali da giustificare la ragione per la quale il giorno della scomparsa di Agata si era gravemente ferito ad una gamba. In effetti, risulta dagli atti acquisiti che il giorno della scomparsa di Scuto Agata P. era rientrato a casa in tarda ora e gravemente ferito ad una gamba, a AI fine di inquinare le prove, l'indagato - durante le restrizioni alla libera circolazione dovute alla pandemia - avrebbe cercato di nascondere in una località sull'Etna un tondino di ferro intriso del suo sangue, tondino che avrebbe voluto fare ritrovare il giorno del suo arresto al fine di dimostrare il suo alibi e la sua innocenza.

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Capitano Stefania Riscolo, Comandante della Compagnia di Acireale

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