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La bandiera come faro dell’attività dell’avvocato dello Stato

Il Tricolore nel tribunale

printDi :: 16 gennaio 2022 13:59
Comm. Avv. Mario Zito  Avvocato dello Stato in quiescenza

Comm. Avv. Mario Zito Avvocato dello Stato in quiescenza

(AGR) La bandiera come faro dell’attività dell’avvocato dello Stato

Comm. Avv. Mario Zito

Quando si entra in avvocatura dello Stato e specie presso una delle Avvocature distrettuali che hanno sede presso le Corti d’appello, non si sta molto a badare alle forme.

 In genere si giura nella stanza dell’avvocato distrettuale, alla presenza di un paio di colleghi che sottoscrivono il verbale, vicino ad una scrivania sovraccarica di carte e pronti, appena si finisce con le operazioni, ad essere spediti in udienza.

Si presta il giuramento:” di essere fedele alla Repubblica e al suo Capo” e unica concessione a una qualche retorica, testimone muta del giuramento, è la bandiera italiana che in genere si trova nella stanza dove il giuramento si svolge, accanto alla fotografia del Presidente della repubblica in carica.

È lei, nel minimalismo dell’intera operazione, a dare significato alle parole che si pronunciano perché rappresenta la comunità verso la quale si assumono gli obblighi di fedeltà.

Per usare le parole di uno dei primi presidenti del consiglio dell’Italia unita “La bandiera è simbolo privilegiato nella pedagogia di una nazione. “

(Massimo d'Azeglio)

Anche per l’avvocato dello Stato quindi questo simbolo ha qualcosa da dire, delle mete da indicare, dei limiti da porre.

L’attività che si svolge certo non richiede rischi eroici, non si tratta di affrontare nemici in armi o difendere un avamposto dall’attacco: La bandiera è però un richiamo alla appartenenza, alla scelta di campo che si fa quando si è chiamati a difendere in giudizio le amministrazioni.

La bandiera italiana ha smesso di rappresentare spinte aggressive o violente, un sospetto amore di patria legato a volontà di sopraffazione come è stato purtroppo nel passato, seguendo sogni e aspirazioni belliciste dell’Italietta post-unitaria o peggio le retoriche tronfie e criminali del regime fascista.

Nella purezza dei suoi tre colori oggi rappresenta i valori costituzionali propri di una repubblica partecipata, chiamata ad occupare il suo posto tra le altre nazioni con dignità e rispetto e soprattutto inserita in un sistema internazionale di diritti tra pari, quale è l’Unione Europea senza alcuna ossessione per la propria identità e sovranità .

Al suo interno la repubblica italiana è uno stato di diritto a carattere popolare, erede della migliore tradizione risorgimentale, dei suoi valori di partecipazione e di libertà che solo dopo diversi decenni e periodi sfortunati, si sono pienamente inverati nella Carta costituzionale che il 27 dicembre di quest’anno festeggerà il compimento dei suoi 75 anni.

La bandiera costituisce oggi un simbolo forte, è un faro di luce che non discrimina ma illumina: La bandiera di uno Stato sovrano per definizione è un simbolo di unità ma anche  di separatezza, unità all’interno e distinzione da chi segue un’altra bandiera.

Quale è il rapporto tra queste due spinte.

Di certo solo chi conosce e apprezza il valore di sé stesso può entrare positivamente in rapporto con gli altri, ma il rispettare la diversità è il modo migliore per progredire.

Una bandiera che non vuole soppiantare le ragioni degli altri, non vuole essere piantata dove non trova spontanea adesione, è il simbolo più maturo della capacità di una Nazione di conoscere la propria forza e della capacità di metterla al servizio anche degli altri.

Da questo punto di vista può essere vista come un simbolo anche per gli impiegati statali che devono servire la loro missione con onore e senso di appartenenza e perciò essere orgogliosi dell’Italia e fedeli ai suoi simboli, ma questo non per costituire una casta o uno strumento di sopraffazione:

“Il tricolore non è una semplice insegna di Stato, è un vessillo di libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di eguaglianza, di giustizia. Nei valori della propria storia e della propria civiltà.”
(Carlo Azeglio Ciampi)
“I partiti sono necessari, i dissensi inevitabili, le lotte politiche feconde. Ma ad un patto: che al disopra di ogni partito, al di là di ogni dissenso, attraverso ogni lotta, il senso della patria, la coscienza nazionale dell'unità nazionale permangano e sovrastino. Ogni disputa è possibile, lecita, utile, purché nei punti essenziali, nei momenti supremi si avverta il limite, oltre il quale la contesa offende la patria, si intuisca l'interesse nazionale che occorre rispettare. “

(Luigi Salvatorelli in occasione dei 150 anni della bandiera italiana.)

Per l’avvocato dello Stato difendere in giudizio non è far sventolare una bandiera contro un'altra, nel tentativo di annichilire la posizione avversaria, ma agire sempre seguendo la luce  di un faro che è puntato sull’interesse pubblico.

L’interesse collettivo sul quale vanno misurate le pretese spinte dagli interessi privati: legittimi e da rispettare quando coerenti con l’ordinamento, ma da contrastare quando  attraverso le loro errate rivendicazioni, hanno la pretesa di svilire e sopraffare gli interessi collettivi.

Questo è il significato del giuramento di fedeltà pronunciato avendo di fronte la bandiera italiana, simbolo di unità al di sopra di tutti gli schieramenti e davanti alla quale ogni vessillo di parte deve inchinarsi.

Comm. Avv. Mario Zito

Avvocato dello Stato in quiescenza

Laureato in giurisprudenza nel 1974 all’Università di Messina, Sottotenente di complemento nel servizio dell’Amministrazione militare, Procuratore legale dal 1976 e avvocato dal 1983.

Professore di ruolo di materie giuridiche ed economiche dal 1985.

Avvocato dello Stato dal 1989 al 2021 presso le avvocature distrettuali di Catania e di Bologna.

Già professore a contratto presso l’Università di Parma

Commendatore dell’Ordine al Merito della repubblica italiana

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