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Pandemia e Medialità: superare l’immediato nell’informazione sul covid19

la lotta alla pandemia passa anche per l'informazione

printDi :: 12 aprile 2020 20:36
Pandemia e Medialità: superare l’immediato nell’informazione sul covid19

Pandemia e Medialità: superare l’immediato nell’informazione sul covid19

(AGR) ROMA (R.B.) - Sebbene l’uscita dal tunnel del coronavirus non sia ancora visibile, perlomeno a breve, tavole rotonde, meeting, interviste, inchieste, approfondimenti messi in campo dalla stampa online e off line e dalle tante emittenti televisive e radiofoniche sparse sul pianeta cercano di spiegare tutti i perché della pandemia.

L’ininterrotto susseguirsi di dati e statistiche che viene fornito quotidianamente dai media, se da un lato aggiorna sulle situazioni-corona-virus dei vari paesi, dall’altro lascia senza risposte rassicuranti le tante scontatissime domande che, a ragione, i cittadini dei vari emisferi vanno ponendosi e ponendo ogni giorno, anche con insistenza: da cosa ha avuto origine il virus? Chi ne è responsabile? È un’influenza di stagione o è letale? Se ne verrà fuori presto o dovremo aspettare chissà quanto? 

Visto soprattutto il suo veloce diffondersi, al momento non è possibile avere risposte certe e definitive in termini di date. Tuttavia, superando il ristagno informativo iniziale sulla pandemia, dovuto non solo alla mancanza di notizie certe sull’origine del virus e su tempi e modi della sua diffusione, ma anche all’ormai acclarata inattendibilità delle fonti locali, la medialità nazionale e internazionale ha cominciato ad andare oltre l’immediato.

Il continuo monitoraggio del corona virus nei suoi vari aspetti, cui l’informazione riserva spazi sempre più ampi, fa sì che amministrazioni e cittadinanze abbiano a disposizione dati e statistiche di prima mano riguardanti l’evolvere della pandemia. Se per i non addetti ai lavori quei numeri indicano il movimento giornaliero della pandemia in termini di contagi, guarigioni e decessi, per coloro che invece operano a tempo pieno ‘dentro la cosa’, ricercatori e specialisti, personale medico e ospedaliero in generale, quei dati statistici possono aiutare a predisporre ulteriori strutture di terapia intensiva atte a prevenire possibili aggressioni portate dal virus con estrema o rinnovata virulenza o, quantomeno, a respingerne l’assalto e, per quanto possibile, limitare le perdite di vite umane.   

È ancora presto, nel nostro come negli altri paesi colpiti dal coronaVirus, fare la conta dei danni, tuttavia le sbrigative ricognizioni effettuate qua e là a volo d’uccello, già da adesso, a pandemia in piena evoluzione, danno una prima idea, sicuramente approssimativa per difetto, di quale enorme portata sarà l’entità dei danni causati da questa calamità. In primo luogo, in termini di vite umane, il numero dei morti sarà altissimo e sicuramente nessun dato statistico riuscirà mai a misurare l’infinito e inestinguibile dolore che parenti e amici delle vittime porteranno per sempre dentro di loro.

Poi, certo, arriverà anche il computo delle tragedie economiche cui probabilmente andranno incontro non solo imprese ed esercizi commerciali a conduzione familiare, le più esposte economicamente, ma anche aziende di medie dimensioni, di accertata solidità economica e finanziaria. Degli effetti, non solo collaterali, della pandemia potrebbero seriamente risentirne macroeconomia e microeconomia, e, più in generale, l’economia politica nel suo insieme che, a livello locale, potrebbero tradursi nel superamento di traballanti sistemi politico economici che attualmente si reggono su precari equilibri di potere. Come corollario, in campo militare potrebbe, ipoteticamente, verificarsi la revisione di qualcuna delle attuali strategie a medio e lungo termine.                                                                                                             

Da ultimo, ma non meno importanti, sono gli effetti e le conseguenze della pandemia in ambito sociale e culturale, che, forse a causa del momento d’emergenza che si sta vivendo, fino a questo momento non sembra abbiano trovato adeguato spazio tra i media. Riguardo a quello sociale, ci si deve interrogare sulle possibili alterazioni della psiche causate da questo tragico evento, e se, a pandemia superata, non sia il caso di far scendere in campo la psichiatria per curare questo choc traumatico di massa.

Quanto all’ambito culturale, invece, non c’è dubbio che, se, dal punto di vista antropologico, con questa espressione si intende l'insieme delle estrinsecazioni sociali, materiali o intellettuali di un popolo nei periodi storici che attraversa e in relazione alle condizioni ambientali in cui viene a trovarsi, nelle società del post-pandemia potrebbero emergere tipi di comportamenti del tutto diversi da quelli attuali e verificarsi superamenti anche strutturali di mentalità solidamente radicate nelle varie cittadinanze, almeno fino al pre-pandemia.   

Capitolo a parte quello delle responsabilità, delle quali se ne dovrà parlare a tempo debito, quando la pandemia sarà debellata. Di certo, non dovranno essere eventuali accordi commerciali in corso a passare sopra alle enormi responsabilità di funzionari e amministratori locali o governativi o, più in generale, di coloro che nascondendo al mondo, per mesi, l’esistenza dell’epidemia, hanno dato prova di una irresponsabilità oltre ogni limite, tale da rasentare la follia, e contribuito in maniera decisiva al rapido diffondersi del coronaVirus praticamente su tutto il pianeta.                                                                                                                                                                                                                                    

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