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Little Richard, padre del Rock and roll

Addio alla leggenda del rock and roll

printDi :: 11 maggio 2020 19:01
Little Richard, padre del Rock and roll

Little Richard, padre del Rock and roll

(AGR)  ROMA (R.B.) -  Ben prima di arrivare alla fine della sua carriera, Little Richard è stato acclamato ‘il vero re del rock and roll’ (‘The original king of rock and roll’) per unanime investitura, a buon diritto si deve aggiungere, sbaragliando definitivamente il campo da quei media e network legati ad ambienti che avevano cercato di ostacolarlo fin dagli inizi, non appena si erano resi conto che tipo di personaggio fosse, e in seguito di frenare la sua scesa, peraltro non riuscendovi. Forte della sua solida preparazione musicale - oltre che cantante era anche pianista e autore - intraprese una corposa gavetta fatta più che altro nella sua area d’origine (Little Richard nacque in Georgia, U.S.A.), durante la quale perfezionò lo stile canoro, rendendolo in breve tempo del tutto personale, e il suo modo di stare in scena, per quei tempi assolutamente originale, ma sarebbe meglio usare il termine ‘unico’, e, rispetto alle mode dell’epoca, indubbiamente ‘breaker’: molto prima di Prince appare il mascara sui suoi occhi e lo vediamo sfoggiare turbanti e vestiti dai colori sgargianti in show che precedono di almeno un paio di lustri quelli celebratissimi di tanti suoi colleghi che sono venuti dopo.

Non manca, a questo proposito, chi attingerà a piene mani dal suo fornitissimo bagaglio scenografico e da quello coreografico. Certe performance, lui le ha inventate verso la metà degli anni cinquanta, portandosele dietro fino alla fine degli anni sessanta o giù di lì. Quindici anni prima, forse più, che fossero riproposte da performer musicali della generazione successiva. Con lui hanno suonato un po' tutti, dai Beatles ai Rolling Stones a Jimi Hendrix, tanto per citarne alcuni a braccio, ma anche musicisti e gruppi di epoca più recente.

Per arrivare ad affermarsi, ad imporre la propria musica, Little Richard non è stato certo aiutato dalla società in cui era cresciuto né dallo star system dell’epoca: siamo agli inizi, metà degli anni cinquanta, in quell’America trionfante e felice che, in scomoda coabitazione con l’URSS, si accinge ad assumere il ruolo di super potenza mondiale, ma dove lo scenario interno, in termini di progresso sociale, appare ben poco edificante: a parte il ‘sogno americano’, per molti realizzabile ancora oggi, fanno bella mostra di sé contraddizioni sociali che a tutt’oggi sembra non siano state ancora risolte: tra le altre, la disparità di trattamento retributivo tra bianchi e neri e tra i lavoratori dei due sessi. Ma è soprattutto la questione razziale che bussa prepotentemente alla porta. Nonostante sia negli auspici di molti americani che la vittoria, costruita dai ragazzi bianchi e neri che hanno combattuto fianco a fianco, serva a fare piazza pulita di ogni sorta di pregiudizio razziale, essa, volutamente o no, rimane irrisolta per anni.

A richiamare l’attenzione sulla ‘vexata quaestio’ saranno alcuni episodi significativi (le vicende di Linda Brown nel 1951 e di Rosa Parks nel 1955) che contribuiranno in modo decisivo all’abolizione della segregazione razziale). È in questo contesto che Little Richard, afroamericano, muove i suoi primi passi nello show business. Non ha modelli precostituiti cui possa rifarsi e muse ispiratrici che lo accompagnino. A sua disposizione, oltre a se stesso c’è la sua arte, quella musica così piena di esuberanza e frenesia, che qualche cialtrone dell’epoca ha definito ‘La musica del diavolo’, dove si può trovare di tutto, dal rock and roll ad elementi di jazz e blues, oltre, naturalmente!, ai suoi urletti squassanti.

Ascoltando brani eseguiti da Little Richard, fin dalle prime note l’impulso è quello di non restare fermi, fare qualcosa, muoversi, poi ci pensa la musica trascinante a far ballare anche i più riottosi. Provate ad ascoltare ‘Tutti frutti’, ‘Long tall Sally’ ,‘Lucille’ o uno qualsiasi dei tanti che ha scritto, per averne la conferma.

Little Richard è stato il padre del rock and roll. Di quella musica, la sua musica, ne ha gettato il seme e tracciato il solco. Ben prima di Elvis Presley, Ian Gillan, John Lennon, Jerry Lee Lewis e tanti altri. Ci ha lasciato un’eredità immensa. Riposa in pace, Richard.                                           

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