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I nostri boschi e le foreste sono l'antivirus

WWF ricorda che oggi è la Giornata mondiale delle foreste. Secondo l'analisi degli ambientalisti la distruzione delle foreste sarebbe all'origine delle pandemie

printDi :: 21 marzo 2020 16:08
effetto boomerang distruzione ecosistemi

effetto boomerang distruzione ecosistemi

(AGR) Il 21 marzo è la Giornata Mondiale delle Foreste. Nel 2019 sono bruciate l’Amazzonia e le foreste del cuore dell’Africa. A inizio 2020 in Australia sono andati in fumo 12 milioni di ettari. Abbiamo già distrutto la metà della superficie forestale del pianeta e la terribile pandemia che stiamo vivendo è collegata anche a questa perdita

Le foreste coprono il 31% delle terre emerse del pianeta e, grazie a processi come la fotosintesi clorofilliana, contribuiscono alla lotta al cambiamento climatico assorbendo CO2 e garantiscono la vita sul pianeta, producendo oltre il 40% dell’ossigeno atmosferico. Sono habitat per l’80% della biodiversità terrestre, in cui abitano milioni di specie in gran parte ignote alla scienza, compresi virus, batteri, funghi e molti altri organismi, anche parassiti, che vivono in equilibrio con l’ambiente e le specie con le quali si sono evoluti. Le foreste forniscono un’infinità di servizi alla vita sul pianeta, fra cui non ultimo la protezione della nostra salute. Agiscono, infatti, come un vero e proprio antivirus e nel suo ultimo report "Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi-Tutelare la salute umana conservando la biodiversità" il WWF Italia spiega come proprio la distruzione e il degrado delle foreste per mano dell’uomo stia favorendo la diffusione di vere e proprie pandemie, come quella da Coronavirus che stiamo vivendo.

I cambiamenti di uso del suolo e la distruzione di habitat naturali come le foreste sono infatti responsabili dell’insorgenza di almeno la metà delle zoonosi emergenti, ovvero nuove patologie trasmesse dagli animali all’uomo. Come scrive David Quammen nel suo Spillover: “Là dove si abbattono gli alberi e si uccide la fauna, i germi del posto si trovano a volare in giro come polvere che si alza dalle macerie”. La distruzione delle foreste espone infatti l’uomo a forme di contatto con nuovi microbi tramite le specie selvatiche che li ospitano. Il cambiamento di uso del territorio come le strade di accesso alla foresta, l’espansione di territori di caccia e la raccolta di carne di animali selvatici (bushmeat), oppure lo sviluppo di villaggi in territori prima selvaggi, hanno portato la popolazione umana a un contatto più stretto con nuovi virus, che essendo facilmente soggetti a mutazioni si adattano bene e velocemente a nuove condizioni e a nuovi ospiti, uomo incluso. Ad esempio, nelle foreste incontaminate dell’Africa occidentale vivono alcuni pipistrelli portatori del virus Ebola, poi trasmesso agli umani.

Allo stesso modo, l’ingresso in foreste un tempo intatte da parte di comunità umane, sempre in Africa, ha aumentato i contatti diretti o indiretti con serbatoi di malattie come la febbre gialla (che viene trasmessa, attraverso le zanzare, a partire da scimmie infette) e la leishmaniosi. Anche l’HIV (Human Immunodeficiency Virus) si è adattato all’uomo a partire dalla variante presente nelle scimmie delle foreste dell’Africa Centrale. Raggiunto l’ospite umano, si è poi potuto diffondere attraverso la trasmissione diretta uomo-uomo, determinando così l’attuale diffusione globale dell’AIDS, che ha contato più di 35 milioni di morti ad oggi. In generale numerose ricerche indicano come in una foresta naturale, ricca di biodiversità, i virus responsabili di numerose malattie che riguardano l’uomo vivono in equilibrio con l’ambiente e con le diverse specie presenti, mentre in territori deforestati o dove la foresta è stata degradata o frammentata questi stessi organismi hanno più occasioni di diffondersi generando epidemie.

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