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ANBI: salviamo il gambero di fiume

print06 dicembre 2019 13:20
ANBI: salviamo il gambero di fiume
(AGR) C’è anche il Consorzio di bonifica di Piacenza tra i partner del progetto Life Claw per la conservazione dei gamberi di fiume autoctoni (austropotamobius pallipes), in declino nell’area dell’Appennino nordoccidentale di Emilia-Romagna e Liguria; coordinatore del progetto, che avrà durata quinquennale, è il Parco Nazionale dell'Appennino Tosco Emiliano.

Tutte le specie “aliene” ed invasive sono forti concorrenti per il gambero di fiume, nonchè portatrici della “peste dei gamberi”, che è responsabile della rapida contrazione degli animali indigeni; sono anche responsabili di danni alla tenuta arginale dei canali, dell’ostruzione di griglie poste in corrispondenze di canali intubati e di impianti idraulici, dell’occlusione di attrezzature per la gestione delle derivazioni delle acque irrigue (ad esempio: le paratoie).

“E’ questo un esempio di come la tutela naturalistica si abbini alla prevenzione idrogeologica, recuperando habitat ed equilibri ecologici, alterati dalla globalizzazione anche faunistica” commenta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi per la Gestione e la Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

“La salvaguardia ambientale è una mission dei Consorzi di bonifica, la cui operatività deve oggi confrontarsi anche con l’incedere di specie invasive, estranee ai nostri ambienti e, per questo, prive di antagonisti naturali, ma pericolose per la sicurezza idrogeologica: dalle nutrie in campo animale al poligono del Giappone in quello vegetale” aggiunge Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI. Le popolazioni autoctone di gamberi di fiume hanno subito un notevole declino negli ultimi 50 anni in Europa. In Italia il calo è stato del 74% circa negli ultimi 10 anni. Per la prima volta in Italia, due popolazioni di nuova costituzione del gambero della California sono state recentemente rilevate all’interno di uno dei siti del progetto (il lago del Brugneto nel bacino del fiume Trebbia) ed ai margini del sito “Rocca dell’Adelasia”. Le popolazioni residue sono ora confinate nelle zone sorgive di piccoli corsi d'acqua, dove i gamberi “alieni” non si sono ancora insediati e l’habitat è meno influenzato dalle attività umane.

Il progetto Life Claw si pone tra gli obbiettivi specifici di proteggere ed aumentare le popolazioni di gamberi autoctoni, stabilire una mappa per identificare i corsi d’acqua più idonei alla loro sopravvivenza, promuovere la conoscenza della specie e l’importanza della sua conservazione, elaborare “buone pratiche” tecniche e di sviluppo per un piano strategico di conservazione da trasferire in altri contesti italiani ed europei.

Durante il primo ed il secondo anno, alcune azioni preliminari rafforzeranno la base di informazioni e forniranno lo studio di fattibilità prima della reintroduzione. Le azioni concrete di conservazione saranno sviluppate nei successivi tre anni: saranno istituite quattro strutture interne ed esterne per l’allevamento dei gamberi presso i comuni di Ottone, Fontanigorda, Corniglio e Monchio delle Corti.

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