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Tra la Roma e il Napoli vince il calcio (0-0)

Battaglia all’Olimpico di Roma

printDi :: 26 ottobre 2021 20:12
Tra la Roma e il Napoli vince il calcio (0-0)

(AGR) Per giudicare una partita in ogni suo aspetto, bisogna sempre andare al di là del risultato e vedere la gara nel suo insieme, non fermarsi alla prestazione singola, alle decisioni dell’arbitro, al dettaglio, certo importante ma poco significativo ai fini di un commento giusto e di una valutazione imparziale della gara. Allora ci si accorgerà che non sta scritto da nessuna parte che una partita dove le reti rimangono inviolate debba essere per forza brutta o, al contrario, debbano essere bellissime quelle dove ve ne siano state realizzate tante. Nella storia del calcio, gli 0-0 sono stati tantissimi. Ce ne sono stati anche di storici come quello della prima partita di calcio giocata il 19 dicembre 1863 al Limes Field di Mortlake, quartiere di Londra, tra il Barnes FC ed il Richmond FC.

Una partita che, come raccontano le cronache sportive del tempo, non fu bella, il cui solo merito è quello di essere stata la prima giocata con le regole della Football Association, al tempo guidata da Sir Ebenezer Cobb Morley. Gli 0-0 susseguitisi a quella prima performance non si contano e sono stati di diverso tipo: da quelli che sintetizzano il reciproco timore di prendere goal a quelli del tirare a campare delle due squadre per tutti i novanta e passa minuti di gara a quelli, infine, arrivati complici pali e traverse o magari dopo che i portieri hanno parato di tutto e di più. A nobilitare questo risultato, più e più volte definito ‘squallido’ da media sportivi, fu Annibale Frossi, giocatore anche della Nazionale, divenuto poi stimato e carismatico allenatore, che sentenziò lo zero a zero essere il risultato perfetto di una partita. Altri tempi, altro calcio, ma non abbiamo dubbi sul fatto che, se Annibale Frossi fosse ancora tra noi, a conferma delle sue parole prenderebbe ad esempio questo bellissimo 0-0 tra Roma e Napoli. Uscita malconcia dalle mortifere paludi norvegesi, l’imperativo della Roma era quello di voltare subito pagina, mettere una pietra sopra quella sconfitta imprevista ma tanto pesante per il suo morale.

Arrivava il Napoli con le sue poderose credenziali, pertanto la partita, già di per sé, visto cioè il valore dell’avversaria, non si presentava facile: specie dopo la scoppola rimediata al Circolo Polare Artico c’era il timore, più che fondato, di un tracollo psicologico, tale da trasformarsi magari in un’altra imbarcata di goal. Da parte loro, i partenopei, forti di un solido impianto ormai collaudato, a cosa potevano puntare se non ai tre punti? Con queste premesse e a Olimpico praticamente pieno come ai bei tempi precovid, le squadre entrano su quel meraviglioso prato. Non ci sfugge il solito nutrito nugolo dei non paganti, eufemisticamente chiamati osservatori, i cosiddetti esperti di calcio che notoriamente non ne azzeccano mai una, che, in ordine sparso, uno qua una là, non si sa bene a quale titolo, da che calcio è calcio occupano posti di tribuna montemario che potrebbero essere regalati a mamme e bambini, a persone diversamente abili o a pensionati o, ancora, a cittadini benemeriti. Sono presenze inutili, che le proprietà dovrebbero invitare a… comprarsi il biglietto della partita. L’inno della serie A, poi quello della Roma, tifosi delle due squadre in delirio al solo apparire delle amatissime maglie.

Ed è stato bello e soprattutto edificante dal punto di vista sportivo vedere, finalmente, romanisti e napoletani applaudire, spronare, incitare i propri beniamini per tutta la durata della gara. Sciarpe e bandiere giallorosse e azzurre nello stesso stadio, a confermare che lo sport, e il calcio in particolare, accomuna, non divide, è fratellanza, non odio o voglia di vendetta. Siamo personalmente certi che sugli spalti del San Paolo, nella gara di ritorno, godremo della stessa fantastica policromia. La gara parte a tavoletta, è subito battaglia. Non sono fiammate iniziali quei continui tentativi di andare a rete, ma il prologo di quella che sarà la sua vicenda, dipanatasi senza rallentamenti di ritmo e intensità fino alla fine, con le due avversarie tese a cercare la vittoria dal calcio d’avvio al triplice fischio. E quale spettacolo di intelligenza calcistica offerto dalle due panchine! Roba da manuale del calcio! In definitiva, il risultato a reti bianche è quello che trova tutti d’accordo, che fa tutti contenti, il solo ed unico esito possibile di questo bellissimo Roma-Napoli, una partita che poteva essere vinta dall’una o dall’altra, emotivamente giocata da tutti: calciatori, tifosi giallorossi e azzurri presenti allo stadio, a casa, nei bar o sulle app. e, infine, dalle panchine, che nel prosieguo l’arbitro Massa ha provveduto a sfoltire cacciando prima Mourinho e più tardi il mister del Napoli, Spalletti. Benedetti arbitri!

Quando la smetteranno di essere così fiscali alterando gli equilibri già precari sui quali si regge una partita? Sulle panchine dell’Olimpico domenica non sedevano due sepolcri imbiancati che non esultano nemmeno se la propria squadra vince dieci a zero, ma due tra i migliori sei, sette allenatori del mondo, con i loro caratteri e temperamenti forti, latini, che, come la maggior parte dei mister, sono usi sentire la gara in tutta la sua intensità, e in campo c’erano due tra le migliori squadre al mondo che se la stavano giocando di brutto in una partita che per opposte motivazioni entrambe volevano fare loro. Di conseguenza, adrenalina a mille per allenatori e giocatori e anche per quelli a casa, cani e gatti compresi. Dunque, è possibile che, carichi come sono, prima o poi si sbilancino, diciamo così, a tal punto da infrangere regole, magari inavvertitamente o in buona fede, andando oltre la linea che delimita lo spazio riservato agli allenatori o applaudendo l’arbitro, gesto che tra l’altro ci risulta non rientrare tra quelli abituali di Spalletti. Assolutamente no, non sono comportamenti da espulsione. Perché punire l’intensità, il pathos, il coinvolgimento emotivo? Non sarà che, più semplicemente, hai voluto lasciare un tuo segno, uno qualsiasi, sia esso banale, insignificante, idiota e inutile, su questa partita?                                                                                                                                                                                                                                    

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