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Stefano El Shaarawy-goal e il sogno Champions della Roma continua – Pasquetta amara per il Napoli

Napoli- Roma 1-1

printDi :: 20 aprile 2022 23:22
Stefano El Shaarawy-goal e il sogno Champions della Roma continua – Pasquetta amara per il Napoli

(AGR) Il Napoli cercava il risultato pieno per restare nella scia di Inter e Milan, mentre la Roma ulteriore conferma alle sue possibilità di inserirsi nella lotta per il quarto posto, utile per partecipare alla prossima Champions Europa League. Le previsioni, dunque, erano tutte per una partita dove non sarebbero mancati né spettacolo né intensità.

Quanto ai pronostici su chi avesse più chance di vittoria, secondo i cosiddetti esperti – cioè quella categoria di persone che imperversa in ogni dove della nostra vita quotidiana, mai azzeccandone una - era il Napoli ad averne di più, la Roma essendo accreditata tutt’al più di un pareggio, che, sempre secondo gli sputasentenze di turno, vista la superiorità qualitativa e tecnica dei partenopei, sarebbe potuto arrivare non già per meriti giallorossi ma grazie ad un rimpallo favorevole, a una svista o a un autogoal di un giocatore azzurro.

Napoli, dunque, favorito, viste le ambizioni scudetto più che fondate degli azzurri, e Roma relegata allo scomodissimo ruolo di vittima sacrificale. Come noto, sul campo le cose sono andate diversamente: andato in vantaggio al 12’ con Insigne, su calcio di rigore, il Napoli non ha poi cercato, o meglio non è riuscito a piazzare il ko definitivo, preferendo campare sulla rendita regalatagli dalla trasformazione del enalty.

E contro la Roma attuale non puoi permetterti certi errori così grossolani come il tirare a campare ‘sfoggiato’ dalla squadra azzurra. C’è da dire. A questo proposito, che prima del rigore, il Napoli non è che avesse fatto così tanto, né che la Roma, smentendo le panzane sentite nel prepartita, fosse stata lì a guardare.

Se non fosse stato per la fiammata del rigore, il tempo sarebbe andato avanti con le squadre ad azzardare poco, preferendo entrambe restare guardinghe ma pronte a colpire alla prima distrazione dell’avversaria. Primi quarantacinque minuti vissuti, quindi, senza patemi d’animo per le due tifoserie. Il Napoli non si è spostato di un centimetro da quell’atteggiamento e la Roma, dopo essersi adeguata al ritmo imposto dai padroni di casa, forse ha intravisto la possibilità di arrivare al pareggio e si è scossa di quel tanto che è bastato alla sua tifoseria per nutrire la certezza che la propria squadra non sarebbe tornata a casa a mani vuote.

Nella ripresa, nei primi minuti la gara si è mantenuta su quei binari, poi la Roma ha cominciato a forzare i tempi e in breve tempo ha preso decisamente il sopravvento. Il suo predominio, in verità mai esagerato, è arrivato pian piano, con il trascorrere di minuti: varietà di schemi d’attacco più ampia, sostituzioni azzeccate, la consapevolezza di poter agguantare il pareggio, magari anche all’ultimo secondo, sono stati gli ingredienti fondamentali del crescendo romanista, culminato nel fendente micidiale esploso in pieno recupero dal faraone Stefano El Shaarawy.

L’azione del pareggio romanista parte dalla destra giallorossa, il pallone arriva ad Abraham in area che in realtà potrebbe tirare, ma il londinese vede il faraone piazzato meglio di lui e lo serve con un tacco inventato lì per lì, Elsha raccoglie diligentemente e spara la sassata letale sulla quale il bravo Meret non può nulla. Quel pallone, finito al 91’ nella rete napoletana, ha celebrato nel migliore dei modi la pasquetta della tifoseria romanista, frustrando di brutto le ambizioni di scudetto degli azzurri partenopei.

Sull’assegnazione del calcio di rigore non condividiamo affatto la decisone del Di Bello Marco da Brindisi: a velocità normale, è vero che c’è contatto, tra Ibanez e Lozano, ma non tale da provocare quella caduta così plateale del messicano. L’avanti napoletano, infatti, sentito il contatto con il brasiliano e visto che il pallone era ormai fuori della sua portata, non trovava di meglio che provare la simulazione, alla quale sembrava che in un primo tempo Di Bello non avesse abboccato, tant’è che aveva lasciato correre, rassegnandosi poi ad andare al VAR in seguito alle reiterate, e aggiungerei per niente giustificate, proteste dei giocatori azzurri. Dalla consultazione all’indicare il dischetto del rigore il passo era breve. Batteva Insigne e il pallone finiva in fondo al sacco.

Bene, sul VAR manteniamo la nostra posizione di assoluta fiducia: il mezzo tecnico è utilissimo, nessuno può negarlo. Tuttavia, a volte si fa fatica a capire canoni, tempi e modi del suo utilizzo. Come in Napoli Roma, per esempio: egregio sig. Di Bello Marco da Brindisi, lei è corso al VAR su pressante richiesta partenopea e, smentendo quanto da lei stesso deciso in un primo momento, ha concesso il rigore. D’accordo, l’arbitro è lei, si prenda le responsabilità della decisione insieme ai quattro amici al VAR.

Ma ci spieghi, però, perché quando Zaniolo è stato atterrato in area dal portiere Meret, lei non è nemmeno andato a vedere al VAR cos’era accaduto, al contrario sfoggiando una sicumera che più che esperienza arbitrale è apparsa una intollerabile mancanza di rispetto, non solo verso i giocatori giallorossi, ma anche verso l’universo calcio e tutto ciò che esso comprende. Zaniolo era in area e sarebbe entrato in porta con tutto il pallone se Meret non gli avesse abbrancato le gambe.

Se ne sono accorti tutti, persino in Texas, meno che Lei, signor direttore di gara, che forse, e diciamo forse, aveva paura a fischiare. Se così fosse, ci sarebbe da chiedersi chi o cosa abbia impedito il fischio. Vorremmo pensare che sia incorso in una clamorosa svista, ma non lo pensiamo, visto il modo in cui tante partite della Roma sono state letteralmente cannibalizzate dalle scellerate decisioni arbitrali di tanti suoi colleghi. Scelleratezze che alla fine del campionato potrebbero far trovare la Roma con quei quattro, cinque punti in meno necessari all’accesso in Champions.

A questo proposito, alfine di evitare che strane congetture e complottismi e congiure pro o contro quella squadra prendano piede, ribadiamo la necessità che i dubbi e perplessità destati da decisioni arbitrali che durante la partita appaiono strane, bizzarre o contorte, vengano sciolti a fine partita con interviste all’interessato, non in camera caritatis, con ‘confessioni’ a cumparielli di merende.

Una volta, questa partita era chiamata ‘Il derby del sud’ e a ogni tornata di quest’evento si rinnovavano scherzi e sfottò, prese in giro e scommesse le più incredibili. L’arrivo degli azzurri all’Olimpico era preceduto fin dalla domenica mattina dalle avanguardie dei bancarellari e paninari napoletani che, piazzati poco dopo il ponte Duca d’Aosta, all’imbocco o quasi del viale mosaicizzato, offrivano i loro prodotti, vere ghiottonerie, che venivano spazzati via in pochi minuti.

Tra i tifosi ospiti diretti allo stadio magari faceva la sua comparsa chance il mitico ciuccio napoletano. All’interno dell’Olimpico, chi, tra quelli oltre gli anta, non ricorda il ‘mago’ napoletano che prima della partita spargeva il sale sul terreno della contesa, quale rito propiziatorio a favore del Napoli.

Erano manifestazioni del tifo napoletano, sì, ma anche segni dell’amicizia che c’è sempre stata tra le due tifoserie. Il nostro auspicio è che il clima di festa torni a caratterizzareo l’evento sia che si svolga al Maradona o all’Olimpico, come in quegli anni calcisticamente ormai antichi.

A partita abbondantemente iniziata, dalle curve e dalla ‘Tevere’ era ancora possibile vedere i pullman dei tifosi napoletani arrivare in ‘leggero’ ritardo. Ma ciò che era più importante era il fatto che il risultato della partita veniva serenamente accettato da entrambe le tifoserie.                                                                                                                                                                                                                                                                                   

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