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Sconfitta per la Roma al ‘Meazza’, ma la corsa alla Champions continua

Inter – Roma 3-1

printDi :: 25 aprile 2022 21:49
Sconfitta per la Roma al ‘Meazza’, ma la corsa  alla Champions continua

(AGR) Inter-Roma è stata una bella partita, cioè le due squadre l’hanno giocata bene. Dopo che Calhanoglu, al 18’, spara da lontano un pallone che viene deviato da Rui Patricio, e al 28’ Mancini, su punizione battuta da Pellegrini, raccoglie di testa mandando la sfera a sfiorare l’incrocio dei pali da ottima posizione, l’Inter passa: è il 29’, Calanhoglu per Dumfries, questi fugge a velocità pazzesca sulla sinistra interista seminando Zalewski e batte Rui Patricio in uscita.

Dopo il vantaggio interista, la partita vive su un sostanziale equilibrio. La Roma contiene bene, e riesce a non soffrire la superiorità dell’Inter a centrocampo, che c’è e si vede; da parte sua, però, non riesce a mettere in piedi serie minacce alla porta avversaria. Nei minuti finali del tempo, la partita cresce di intensità, merito soprattutto dell’Inter, che, a coronamento della sua maggiore intraprendenza, al 40’ raddoppia con Brozovic: ricevuta palla da Perisic, il croato si destreggia alla grande tra le maglie romaniste e trovato il corridoio aereo giusto, la mette all’incrocio dei pali.

Nulla da fare per Rui Patricio. In chiusura di tempo, al 44’, un invitante pallone di Di Marco per Dumfries, che anticipa Zalewski, porta la tifoseria giallorossa a pensare al peggio, ma il colpo di testa dell’interista non ha esito. Quasi in apertura di ripresa, al 52’, l’Inter passa ancora con Lozano. che insacca di testa il pallone alto e preciso che gli arriva da corner: 3-0 e partita praticamente chiusa.

Nonostante il pesante svantaggio, la Roma c’è ancora, ma a questo punto della gara Mourinho preferisce pensare al Leicester, prossimo avversario in Conference. Inizia la giostra delle sostituzioni: dopo che l’Inter, al 62’, manda dentro Bastoni e Correa per Di Marco e Dzeko, la Roma risponde, al 63’, sostituendo Pellegrini e El Shaarawy con Veretout e Perez. Qualche minuto dopo, mr. Inzaghi manda dentro Gagliardini e Gosens al posto di Brozovic e Perisic.

Puntuale, Mourinho risponde al 77’ con Bove per Oliveira, Vina per Zalewski e Shomurodov per Abraham. L’Inter esaurisce i suoi slot all’81’, quando Lozano esce per far posto a Sanchez. Le sostituzioni incidono poco, pur aumentando considerevolmente la dinamicità delle due in campo.

Nel finale, all’85’, la Roma realizza il goal della bandiera: Shomurodv la mette in mezzo, gran velo di Karsdorp, pallone a Mkhitaryan che spara un missile all’incrocio dei pali, che l’estremo dell’Inter, Handanovic, neanche vede. 3-1 e tutti a casa. Preceduto da perplessità più che giustificabili, il direttore di gara, Simone Sozza da Seregno (Milano), si trovava a dirigere una gara che per le difficoltà ambientali intrinseche, diciamo così, equivaleva davvero a scalare l’Everest.

La ‘mission’ è stata portata a termine nel migliore dei modi. Ci auguriamo che questo ragazzo sia il capofila di tanti nuovi arbitri, ottimi come lui ha dimostrato di essere. Nella cronistoria delle partite tra Roma e Inter, di pareggi ce ne sono stati ben pochi e quella più recente, disputata sabato, ne è la conferma.

Quasi sempre, nelle gare tra giallorossi e nerazzurri, che fossero di campionato o di Coppa Italia, sono stati segnati tanti goal e l’esito della gara di sabato 23 aprile ha confermato quella tendenza, ormai consolidata. Che l’Inter avesse parecchie chance in più di vittoria, era noto un po’ a tutti: l’andamento del suo campionato, a parte qualche deragliata, non dava adito a dubbi: squadra solidissima in tutti i suoi reparti, ottimamente messa in campo, qualità media dei suoi giocatori eccellente, più che buona condizione psico-fisica, che a questo punto del campionato non è poco, e impianto strategico-tattico al passo coi tempi, erano le credenziali più che attendibili che i nerazzurri presentavano alla loro entrata in campo. Insomma, nel campionato italiano di calcio non si è primi in classifica per caso o per fortuna, questa potendo assisterti due, tre, quattro volte e poi improvvisamente voltarti le spalle, perché poi è la qualità dei valori che rimette le cose a posto dando a ognuno il suo.

E l’Inter di qualità in campo ne ha tanta. La Roma si presentava al severissimo esame Inter forte di una lunga striscia di risultati utili: a ben guardare, la sequela dei punti conquistati, dodici partite consecutive senza essere sconfitta, ha probabilmente sorpreso anche parecchi tifosi romanisti.

Tutto il merito di questo trend positivo della Roma è senz’altro dello ‘special one’. Quando è arrivato alla Roma, è quasi certo che Mourinho conoscesse il campionato italiano per sentito dire o, meglio, per grosse linee, data la sua lunga assenza, peraltro impiegata a raccogliere trofei altrove, dall’agone italico.

A Trigoria ha trovato una rosa che non era la sua: per carità, i giallorossi sono tutti ottimi ragazzi e ottimi giocatori, ma il fatto che lo ‘special one’ non li conoscesse, calcisticamente parlando, ha contribuito non poco a far sì che il campionato della Roma andasse avanti tra alti e bassi, tra prestazioni da primi della classe e performance talvolta inguardabili.

Quante volte abbiamo sentito Mourinho dire che la Roma aveva bisogno di più personalità, più carattere! Poi, finalmente per tifoseria e proprietà, il mister ha ‘trovato’ la squadra, le ha dato i giusti equilibri e, una volta conosciuto il potenziale di ogni giocatore a sua disposizione, compresi quelli della Primavera, ha cominciato a costruire la ‘sua’ Roma.

I risultati del suo lavoro si stanno vedendo: la squadra giallorossa di oggi ha personalità e carattere in gran quantità, la qualità dei singoli è aumentata di parecchio e, ne siamo sicuri, nel finale di campionato la sua tifoseria avrà altre soddisfazioni. Certo, la Roma dovrà fare i conti con la concorrenza, che è fortissima e di alta qualità, e magari il quarto posto, l’obiettivo dichiarato di questa stagione, potrebbe sfuggirle – ma qui, ad analizzarne le cause, entrerebbero in ballo diverse, pessime performance giallorosse che hanno avuto come esito punti sciaguratamente gettati via dai romanisti, almeno sei, e le malefatte arbitrali, altri sei punti negati alla Roma, che hanno azzoppato la sua marcia.

Tuttavia, il fatto che a quattro giornate dal termine del campionato la Roma possa ancora avere chance di accesso alla Champions è già, di per sé, positivo e la tifoseria ne deve essere ben lieta, così come deve vedere la semifinale di coppa Conference come un ottimo viatico per il futuro.

Certamente, anche contro il Leicester sarà dura – a casa loro le squadre inglesi si battono alla morte, mantenendo invece, in trasferta, atteggiamenti decisamente più prudenziali, tenendo cioè conto dell’avversario che si trovano di fronte – ma tanto in Inghilterra che all’Olimpico, la Roma sarà all’altezza della situazione. In questo senso, non temiamo di essere smentiti.

Ma a proposito della coppa Conference, abbiamo sentito tante di quelle idiozie, da parte soprattutto di ‘addetti ai lavori’ e di presunti ‘esperti’, che riteniamo utile, e, come giornalisti, doveroso, fornire alcune delucidazioni alfine di sgombrare il campo dalle tante panzane che hanno accompagnato e stanno accompagnando, nascita e svolgimento di questo torneo continentale.

Il presidente UEFA Aleksander Čeferin ha dichiarato: "Il nuovo torneo rende le competizioni UEFA più inclusive che mai. Ci saranno più partite per più squadre, con più federazioni rappresentate nella fase a gironi". Per coloro che non ne abbiano mai sentito parlare, quello espresso in estrema sintesi dalle parole testé riportate illustra qual è l’attuale linea che la UEFA intende seguire per consentire alle tante squadre che, non avendo possibilità di partecipare alla Champions o alla coppa UEFA, hanno comunque la possibilità, attraverso la Conference, di avere visibilità sui palcoscenici europei.

È, in un certo senso, una scelta davvero coraggiosa che la UEFA ha fatto con l’intento, lo si deduce dalle parole del presidente Ceferin, di portare dentro l’Europa calcistica tante squadre che, avendo budget piuttosto limitati, non avrebbero mai la possibilità di arrivare a disputare i due prestigiosi tornei continentali, Champions e Uefa League, visto lo strapotere economico di quei pochi club che, ricchissimi e dai budget illimitati, possono permettersi parchi-giocatori pieni zeppi di top-player. Una scelta che oltreché sportiva, si potrebbe definire, in un certo senso, ‘sociale’.

Quindi, chi cerca di screditare la Conference League con battute idiote che non verrebbero pronunciate nemmeno nel più infimo dei cabaret, evidentemente o non è informato sulla qualità delle concorrenti che vi partecipano, oppure, cosa altamente più probabile, di calcio ne capisce poco o nulla, sebbene magari possa avere tirato calci al pallone, magari in qualche squadretta londinese senza storia. Come arcinoto a tutti, meno che a qualche attempato bulletto sfaccendato, le coppe europee si differenziano per la ricchezza che distribuiscono alle squadre che riescono ad andare avanti.

Quanto alle partecipanti, nelle coppe se ne possono trovare di alta, media e normale qualità: qui facciamo nostra l’affermazione di mr. Mourinho, per il quale ‘in Champions ci sono squadre da Coppa UEFA o da Conference e viceversa’, laddove il significato dell’affermazione è piuttosto chiaro: in nessuna delle tre coppe la qualità complessiva è altissima, ma, piuttosto, è preferibile parlare di qualità media ottima.

Peraltro, la dichiarazione di Mourinho non è stata buttata giù con intenti discriminatori, ma è basata su precise valutazioni tecniche che, se permettete, arrivano da un tecnico tra i tre, quattro migliori al mondo, al quale manca nella sua sterminata bacheca dei trofei conquistati in ogni dove e con merito, la coppa del mondo (ma vedrete che arriverà anche quella).

Ciò posto, è quindi possibile che un top-club si trovi a giocare contro una squadra di qualità nettamente inferiore. Può darsi che il pronostico sia scontato, ma non sempre è così. Insultare quindi, definendola spregiativamente, e con una punta di razzismo, ‘squadra di salmonari’, per il solo fatto che non ha un budget faraonico, una squadra norvegese che in Conference le ha suonate un po’ a tutte, e ne siamo certi, lo avrebbe fatto anche in UEFA qualora vi avesse partecipato, significa essere totalmente all’oscuro di cosa sia il calcio, oggi, in Europa. Avere giocato in squadrette londinesi senza storia, non significa certo avere la patente di esperto di calcio. 

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