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Roma-donne stratosferica annienta il St. Polten e accede ai quarti di Women Champions League

WCL – Coppa Campioni Donne: Roma-St. Polten 5-0

printDi :: 18 dicembre 2022 21:18
Roma-donne stratosferica annienta il St. Polten e accede ai quarti di Women Champions League

(AGR) La Roma-donne ha giocato, e vinto, la partita della sua definitiva consacrazione europea. Certo, a disposizione c’era anche il pareggio, che avrebbe rimandato all’ultima giornata, gara contro lo Slavia Praga, il discorso qualificazione. Ma la Roma voleva chiuderla al ‘Domenico Francioni’ di Latina e c’è riuscita; ha annientato un’avversaria degnissima, che presentava credenziali da far mettere sugli attenti chiunque. La Roma di Bartoli, Serturini e Giugliano ha voluto questa vittoria, ce ne siamo accorti fin dal primo minuto, l’ha cercata e alla fine l’ha trovata.

La voglia di vittoria delle giallorosse si respirava nell’aria. Erano entrate in campo, le due squadre, che il tempo era già bruttissimo, i vagoni di pioggia erano lì, pronti a cadere, ma poi, per scatenarsi e venire giù di brutto ha aspettato giusto i primi cinque minuti. Il campo s’è trasformato subito in una palude, il pallone non rimbalzava, affondava nel prato, non andava più avanti, sia che fosse calciato di potenza sia che fosse accarezzato: no, non era proprio possibile continuare e così dopo avere fermato Giacinti, ormai lanciata a rete, per un fuorigioco inesistente e aver sorvolato su due fallacci austriaci, due entrate da giallo, Foster, arbitro gallese, ha deciso, saggiamente, di sospendere la partita. Spogliatoi di nuovo affollati, arbitro in campo con i suoi assistenti, i delegati UEFA e i rappresentanti delle società, a vedere se ‘sta partita poteva essere ripresa: ma certo che sì, però c’è voluta più di un’ora prima che il diluvio si fermasse.

Sugli spalti pressoché deserti a causa dell’infuriare della pioggia, rimanevano bandiere e striscioni giallorossi, inoppugnabile testimonianza che per i tifosi romanisti la Roma è una fede più che una passione sportiva e quando è in campo non c’è differenza tra squadra maschile e femminile: c’è la Roma e basta e i suoi simboli vanno gelosamente vegliati e custoditi, a costo di trovarsi addosso, il giorno dopo, quaranta di febbre. Probabilmente, la funzione di sorvegliare le insegne giallorosse era il motivo della presenza di sparute pattuglie giallorosse sulle gradinate del ‘Francioni’, cui forse era demandato anche il compito di alzare le preci affinché l’ira di Giove Pluvio avesse fine. Forse, l’interruzione ha manato all’aria tutto il lavoro psicologico e preparatorio di Mr. Spugna? Neanche per sogno, perché, alla ripresa, dopo la sua breve catechizzazione tenuta sul campo, sotto la pioggia che, sì, s’era fermata un attimo, ma poi aveva ripreso a cadere e nel prosieguo del tempo era tornata ai livelli dei primi minuti, di fatto frustrando il lavoro degli spalapioggia, le ragazze erano ripartite a spron battuto.

Riprendendo a giocare, le ragazze romaniste mettevano subito le cose in chiaro: guardate che a noi dell’acqua non ce ne frega niente. Vogliamo vincere e basta. E così fu! La Roma prendeva subito in mano il pallino del gioco e non lo mollava più. Nella parte restante del primo tempo le giallorosse andavano a segno una sola volta, al 34’, quando Giugliano lanciava di precisione Serturini che, pallone tra i piedi, volava, come sempre imprendibile, verso la porta austriaca e poi, arrivata al punto giusto, brucia la malcapitata Schluter sul suo palo. Ma prima del goal, c’erano già stati segnali forti di una imminente capitolazione del St. Polten, allorché, al 14’, Giugliano ci aveva provato di testa dai sedici, ma il tiro le era venuto fiacco. In quel tratto di gara, l’attività delle austriache era piuttosto ridotta, limitandosi, al 20’, ad approfittare di un grossolano rinvio di Ceasar: il pallone arrivava tra i piedi di un’incredula Zver, che però agiva di precipitazione sparando ben alto. Dopo il goal, la Roma, invece, vuole chiuderla subito: una prima volta con Greggi, eccellente la sua partita, che al 36’ spara da fuori area ma il tiro, centrale, non ha esiti, e una seconda volta al 40’ con Haavi, partita enorme della norvegese, che riusciva a liberarsi sulla sinistra e poi sparava il suo tiro-cross, che la brava Schluter neutralizzava bene. A questo punto, appressandosi il riposo, la Roma rifiatava un attimo: da parte romanista, psicologicamente e fisicamente, il dispendio di energie era stato enorme, non c’era stato un minuto in cui le ragazze di Spugna si fossero fermate. Da parte sua, il St. Polten, nonostante che la feroce pressione romanista si fosse abbassata, non schiodava dall’atteggiamento tenuto fino a quel momento.

Rinchiusa nella propria metà campo per tutto il tempo – tant’è che addirittura i due difensori giallorossi Wenninger e Linari s’erano permessi di attaccare la profondità – la squadra austriaca aveva limitato la propria attività a puntatine in avanti solo quando glielo permetteva la buona sorte con un rimpallo favorevole oppure grazie all’arbitro gallese Foster che lasciava benignamente correre spintarelle, spintoni, calcioni e caraccate austriache, generosamente rifilate alle nostre ragazze; inconsistenti com’erano, quei tentativi risultavano puro velleitarismo, essendo subito annullati dalle romaniste che presidiavano quei settori.

Sicché, le ragazze del St. Polten, tolto l’episodio occorso al 20’, il già citato rinvio sbilenco della bravissima Ceasar, per il resto del tempo se n’erano ben guardate dall’imbastire una qualsiasi e credibile trama offensiva e probabilmente, andando al riposo, dovevano essere ben contente di aver limitato i danni. Intanto, anche la pioggia, che aveva continuato a cadere fitta fitta, di certo non aveva aiutato alla Roma, appesantendo, piuttosto, il lavoro della ciurma giallorossa. Il diluvio proseguirà e accompagnerà la partita fino al triplice fischio.

Negli spogliatoi, al riposo, le ragazze austriache devono essersi ricaricate, magari pensando che spostando qualche pedina e fidando su una propria maggiore riserva di energie, prima o poi il goal del pareggio sarebbe arrivato. Ma, come poi ha dimostrato il campo, quelle erano congetture del tutto sballate perché anche nella ripesa il St. Polten è stato completamente dominato, azzarderemmo il termine soggiogato, dal gioco romanista, superiore per qualità tecnica e varietà di schemi, fatto di scambi veloci, ripartenze vigorose, impostazioni di nuove trame, sviluppo armonioso a tutto campo dei temi che, ora Bartoli ora Greggi e Giugliano, andavano sviluppando con il preciso obbiettivo di arrivare ai riferimenti terminali Giacinti o Andressa, costei per altro avvistata anche in funzione di difensore, o Roman, quando subentrerà alla brasiliana, oppure attivare Serturini e Haavi, due autentici treni direttissimi non-stop, i cui micidiali coast to coast hanno messo sempre gran scompiglio tra le maglie avversarie, contenuto a fatica grazie all’enorme esperienza internazionale che le calciatrici ospiti hanno accumulato partecipando alle varie coppe europee, non di rado vincendole. Quindi, altro che sorteggio favorevole, come ripetuto più volte da prime e seconde voci nel corso delle telecronache delle partite di WCL disputate dalla Roma.

A riguardo, non ci stancheremo mai di ripetere e ribadire che le avversarie della Roma sono squadre che, rispetto a quella giallorossa, hanno una esperienza internazionale infinitamente più vasta. A tale proposito, basterebbe che la prima o la seconda voce vada a documentarsi sui palmares delle varie Wolfsburg, St. Polten e Slavia Praga. Sentire ripetere sempre le stesse idiozie da chi, con un microfono in mano disinforma invece di informare, alla fine può sfociare in ipotesi di una qualche malafede, cosa di cui, peraltro, non ci stupiremmo. Continuare a reiterare che la Roma è stata ‘favorita’ dal sorteggio è ormai un ritornello trito e ritrito che però, alla luce di fatti, visto cioè quanto accaduto in campo, dove la Roma ha guadagnato l’accesso ai quarti di finale partita dopo partita, potrebbe diventare materia psichiatrica. In merito, c’è un’ampia documentazione che aiuta a chiarire. Sarebbe bene che chi di dovere andasse a riascoltare le telecronache delle partite di WCL disputate dalla Roma, e magari allontanasse dai microfoni chi, per propri limiti personali o per radicata ostilità nei confronti della Roma, continua a vomitare luoghi comuni sulla squadra giallorossa, non si sa bene a quale fine o lo si sa troppo bene. Si diceva della vasta esperienza internazionale delle squadre in Champion League Donne.

Sì, esiste eccome e sono gli ingredienti che la compongono a porre quelle squadre sull’Olimpo del calcio europeo e non solo. Sapere che tipo di calcio si gioca in Europa, sapere che chi disputa un torneo continentale non è mai di scarso livello tecnico e individualmente dispone sempre di giocatori di buona qualità, e infine, direi soprattutto, conoscere le squadre avversarie proprio in virtù delle tante frequentazioni di coppa: sono questi gli asset di enorme utilità di cui quelle blasonatissime squadre si giovano nell’agone internazionale, asset che per ragioni facilmente intuibili, attualmente la Roma non possiede. Si pensi soltanto al fatto che la Roma è arrivata alla fase a girone ed inserita nella quarta fascia, la fascia cioè che, in teoria, dovrebbe includere le squadre-materasso, quelle cioè che al di là del cartellino di presenza non vanno. Ma, come arcinoto, nel calcio le sorprese non mancano mai e in questa edizione di Coppa Campioni Donne proprio la Roma potrebbe essere, ma in parte già lo è, la squadra-sorpresa. Peraltro, amici lettori, se non ci fossero le outsider, che razza di tornei verrebbero disputati? Sarebbero competizioni dove gli esiti sarebbero scontati, scolpiti nel tempo, indefettibili e ineluttabili, e alla fine si arriverebbe al punto che anche il più sfegatato appassionato di calcio preferirebbe seguire qualche serie televisiva, dove comunque c’è sempre quell’aura di mistero e di incertezza che contribuiscono al suo successo. Tornando alla partita, è lecito ipotizzare che le romaniste probabilmente una qualche reazione avversaria se l’aspettavano (che tra l’altro, se c’è stata, se ne devono essere accorti in pochi), ma fino al 64’ da parte St. Polten accade… nulla: è, infatti a quel minuto che, udite udite, si assiste alla prima parata di Ceasar su tiro di testa di Madl, senza dubbio la migliore delle austriache, del tutto inefficace.

La Roma reagisce subito e al 66’ è ancora Serturini che, di sinistro, impegna Schluter. Poi, sempre con la Roma in cattedra ma senza note salienti, intorno all’80’ c’è un’impennata del St. Polten: forse le austriache sono al o la va o la spacca e ci provano: hai visto mai… Ma Ceasar sfodera tutto il suo scibile calcistico superandosi con un doppio intervento: prima respinge un improvviso bolide da fuori area di Eder, così salvando la Roma, e poi cattura un pericolosissimo pallone vagante in area, autentica mina che può esplodere da un momento all’altro, sul quale stava arrivando Madl (ancora lei!). Dopo questi accadimenti, del St. Polten non si hanno più notizie. In verità, dopo quanto s’era visto in campo, era lecito affermare che quella minaccia non era stata originata da un orgoglioso colpo di coda austriaco, quanto, piuttosto, da un rifiatare della Roma, che aveva spinto a tutto vapore per tutto il tempo.

Di certo, però, le romaniste fanno tesoro del rischio corso: è un autentico squillo di tromba che fa ripartire Bartoli e compagne a testa bassa. Per le giallorosse è ora di assestare il gancio definitivo, quello che manda l’avversario al tappeto. Siamo all’82’, la Roma si scatena e va in crescendo rossiniano: Giacinti per Haug, che restituisce palla, l’ex rossonera calcia forte, il pallone carambola da palo a palo e supera la linea fatale: è il raddoppio romanista. A quel punto, il St. Polten cede di schianto: probabilmente crollano tutte le sue certezze di portare via il puntarello, ma la Roma capisce la situazione, chiude l’avversaria all’angolo e arriva la goleada: all’84’, in area St. Polten piove un pallone crossato da Glionna, che Giugliano prima stoppa alla grande e poi spedisce in fondo al sacco, di sinistro. 3-0.

Il tempo degli abbracci e all’86’ è ancora Giugliano a realizzare, finalizzando al meglio un preciso cross di Haavi. Infine, all’88, è la volta di Glionna che aggira l’avversaria e batte Schluter. La Roma è nei quarti. L’auspicio è quello di giocarlo all’Olimpico.                                                                                                                                                                                                                     RENATO BERGAMI

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