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Chiesa e Pessina mandano l’Italia ai quarti: il sogno continua!

L’ottima Austria cede di misura solo ai supplementari (2-1).

printDi :: 29 giugno 2021 11:51
Chiesa e Pessina mandano l’Italia ai quarti: il sogno continua!

(AGR) Il tabellino: Italia (4-3-3): Donnarumma; Di Lorenzo, Bonucci, Acerbi, Spinazzola; Barella (68′ Pessina), Jorginho, Verratti (68′ Locatelli); Berardi (84’ Chiesa), Immobile (84’ Belotti), Insigne (110' Cristante).

All.: Roberto Mancini                         

Austria (4-2-3-1): Bachmann; Lainer (115' Trimmel), Dragovic, Hinteregger, Alaba; Schlager, Grillitsch; Laimer (114' Ilsanker), Sabitzer, Baumgartner (89’ Schopf); Arnautovic (97′ Kalajdzic).

All.: Franco Foda                                         

Arbitro: Anthony Taylor (ENG)                                                                                                                                   

Marcatori: 95′ Chiesa (I), 106' Pessina (I), 116' Kalajdzic (A)                                                                                 

 Ammoniti: Arnautovic, Hinteregger, Dragovic (A), Di Lorenzo, Barella (I).                                                                   

L’Austria presentava credenziali di tutto rispetto: il suo percorso nella fase a gironi era stato premiato con l’ingresso agli ottavi. La vittoria con la titolata Ukraina e la precedente prova contro l’Olanda, più che buona nonostante fosse stata compromessa già nei primi minuti da un calcio di rigore trasformato dall’orange Depay, cosa che probabilmente aveva costretto il DT Franco Foda a rivedere piani ed assetti tattici, indicavano eloquentemente che la squadra, quanto a grinta, carattere ed intensità non era seconda a nessuno, che se era agli ottavi non era certo un caso, che dunque l’Italia non doveva prenderla alla leggera ma darci dentro se voleva arrivare ai quarti.

Gli azzurri ce l’hanno fatta, ma a differenza delle prime tre gare scivolate via brillantemente, stavolta hanno dovuto faticare non poco per avere ragione dell’avversaria. Ben impostata, in ottima condizione psico-fisica, la squadra austriaca non ha mai mollato, tant’è che c’è stato bisogno dei tempi supplementari, maratona nella maratona, nella quale italiani e austriaci hanno gettato tutte le energie loro rimaste. Sofferenza per entrambe per tutti i centoventi minuti della gara e paura per gli azzurri quando Arnautovic la buttava dentro.

Ci chiediamo come mai questo ottimo giocatore, autentica mina vagante austriaca, non sia approdato qui da noi già da mò. Eppure è noto a chiunque si muova nell’ambito calcio, che scuole danubiana ed est europea hanno sempre sfornato e continuano a sfornare giocatori di altissima qualità. Uno sguardo anche fuggevole alla storia delle nazionali danubiane e, più di recente, ai percorsi di quella jugoslava, ultima partita giocata il 25 marzo 1992, sconfitta con l’Olanda per 2-0, basterebbe per rendersi conto dell’immenso background di quel calcio.

Un’ulteriore incursione, purtroppo solo ipotetica, aiuterebbe a capire quale potenza calcistica potrebbe essere messa in campo una ‘nazionale jugoslava’. Una squadra che non avrebbe più avversari da battere! Dunque, vittoria italiana contro l’Austria, ma con tanta sofferenza. Buon primo tempo della nostra nazionale, che però cala di tono nella seconda parte del tempo, con la conseguenza che l’Austria prende confidenza e imbastisce qualche iniziativa.

Ripartenze azzurre, l’incrocio dei pali che ferma il pallone calciato da Ciro Immobile, i tentativi di Barella e l’onnipresenza di Spinazzola, il gran lavoro che Sabitzer, Baumgartner e, appunto, Arnautovic continuano a macinare per tutto il tempo: ce n’è abbastanza per definire la prima frazione di gioco di qualità più che buona. Nella ripresa, con la stanchezza che comincia a farsi sentire, gli atteggiamenti delle due sono meno aggressivi, anche perché Foda ha messo in atto contromisure efficaci alle iniziative azzurre. Forse nelle due panchine serpeggia l’inconscia consapevolezza che la partita potrebbe diventare infinita, arrivare cioè ai tempi supplementari, eventualità che, probabilmente, né Mancini né Foda vorrebbero che si verificasse.

Né Alaba su punizione, né Sabitzer, né Bonucci riescono a spaccare la partita. Ci riesce invece Arnautovic facendo alzare i peana austriaci, ma la gioia ha fine quando il VAR sentenzia l’annullamento del gol per fuorigioco. A questo punto Mancini gioca le carte Pessina e Locatelli per Barella e Verratti ma nessuno dei due trova il varco giusto, sebbene il gioco dell’Italia appaia rinvigorito, più dinamico. Serve sbloccare per allontanare l’incubo supplementari: allora dentro Chiesa e Belotti al posto di Immobile e Berardi, ma il goal partita non arriva. In avvio del primo tempo supplementare, al 95’, Spinazzola per Chiesa, lo juventino converge verso l’area e di sinistro scarica alle spalle dell’incolpevole Bachmann.

L’Italia deve battere il ferro finché è caldo: gli azzurri continuano a fare gioco, serve il raddoppio della sicurezza: è Pessina, al 105’, a risolvere l’incombenza a conclusione di un’azione iniziata da Spinazzola che appoggia per Acerbi in area, pallone all’atalantino che la butta dentro per il gaudio di un’intera nazione. L’incubo Austria, che era andato crescendo con il passare dei minuti, è esorcizzato, sebbene al 114’ Kalajdzic pensi bene di procurare un ultimo, intenso brivido con un colpo di testa che manda il pallone alle spalle di Donnarumma, che con questp goal perde l’imbattibilità, peraltro stabilita qualche minuto prima, di 1168 minuti senza subire goal. Che il nostro bravissimo portiere abbia perso l’imbattibilità conta poco: è solo un dettaglio buono per le statistiche. Il ragazzo avrà tempo per stabilirne tantissimi altri. Piuttosto, liberatorio, invece, arriva il triplice fischio dell’ottimo arbitro inglese Anthony Taylor.                                                                                                                               

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