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Amianto, vittime del dovere, riconosciuto dalla Corte d'Appello, ai figli il diritto ad un vitalizio ed indennizzo

In particolare: il Ministero della Difesa è stato condannato a riconoscere ai figli di una vittima del dovere il vitalizio e un indennizzo di 100 mila euro ciascuno. Quando un militare muore per le conseguenze del servizio essere “a carico” non cambia che si resta figli di un uomo morto per servizio

printDi :: 26 febbraio 2026 15:25
Amianto, vittime del dovere, riconosciuto dalla Corte d'Appello, ai figli il diritto ad un vitalizio ed indennizzo

(AGR) di Donatella Gimigliano

La Corte di Appello di Roma ha condannato il Ministero della Difesa a riconoscere ai figli i benefici previsti per le vittime del dovere. I due fratelli, finora esclusi perché non risultavano “a carico” al momento della morte del padre, ottengono così un indennizzo di 100 mila euro ciascuno, e il diritto all’assegno vitalizio per un importo di 800 euro mensili. Il militare aveva prestato servizio nell’Esercito italiano dal 1978 al 2013 come meccanico e manutentore di mezzi corazzati, operando per anni a contatto con componenti contenenti amianto, in ambienti non adeguatamente bonificati. L'uomo aveva svolto svolto attività sia in Italia sia nelle missioni nei Balcani ed è morto nel 2015 dopo una lunga malattia causata dall’esposizione ad amianto e ad altre sostanze nocive durante il servizio. Nel 2018 il Ministero della Difesa aveva già riconosciuto la dipendenza della malattia da causa di servizio.

 
I figli per anni hanno atteso che fosse riconosciuto anche a loro ciò che spettava come orfani di una vittima del dovere.

Nonostante questo riconoscimento, ai figli erano stati negati i benefici economici perché, al momento del decesso, avevano già iniziato a lavorare. Una condizione formale che li aveva esclusi dalle tutele previste per gli orfani delle vittime del dovere, costringendo la famiglia a una nuova battaglia giudiziaria.

In precedenza il TAR aveva accertato la responsabilità dell’Amministrazione per l’insorgenza della patologia tumorale. Successivamente il Tribunale civile aveva riconosciuto il risarcimento del danno alla vedova e ai figli. Con la decisione della Corte di Appello che si fonda sul principio, ribadito dalle Sezioni Unite, secondo cui il diritto all’assegno vitalizio non può essere escluso per il solo fatto che i figli non fossero fiscalmente a carico al momento della morte si chiude ora, pertanto, il capitolo relativo ai diritti previdenziali degli orfani, un passaggio importante che restituisce dignità e completezza a un riconoscimento rimasto finora parziale.

La sentenza richiama anche un principio fondamentale: l’Amministrazione, in qualità di datore di lavoro, ha l’obbligo di tutelare la salute del proprio personale, adottando tutte le misure necessarie per prevenire i rischi, anche in contesti operativi complessi.

“Quando un militare muore per le conseguenze del servizio, la sua famiglia non può essere lasciata a metà strada – dichiara l’Avv. Ezio Bonanni, Presidente Osservatorio Nazionale Amianto e legale della famiglia. Essere o non essere “a carico” non cambia il fatto che si resta figli di un uomo morto per aver servito lo Stato. La tutela deve essere piena, non parziale. È un principio di equità prima ancora che di diritto”.

L’ONA offre servizio di consulenza legale e medica gratuita tramite il numero verde 800 034 294 e il sito www.osservatorioamianto.it.

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