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Allarme della PVA, le varianti del Covid-19 potrebbero rendere inefficaci gli attuali vaccini

Una nuova indagine realizzata tra 77 epidemiologi di 28 Paesi dalla PVA di cui fanno parte Emergency ed Oxfam, ha rivelato come senza una campagna vaccinale di massa a livello globale sarà impossibile sconfiggere la pandemia per effetto di nuove varianti.

printDi :: 30 marzo 2021 20:56
Allarme della PVA, le varianti del Covid-19 potrebbero rendere inefficaci gli attuali vaccini

(AGR) Senza una campagna di vaccinazione di massa a livello globale, in tempi brevi, le varianti del Covid19 sono destinate a prendere il sopravvento allungando, di molto, i tempi necessari a sconfiggere la pandemia e aumentando a dismisura il numero di contagi e vittime. È quanto rivela un nuova indagine - realizzata dalla People’s Veccine Alliance (PVA) di cui Oxfam e EMERGENCY sono membri – secondo cui 2/3 dei 77 epidemiologi interpellati provenienti da 28 diversi paesi avvertono che abbiamo al massimo un anno per non vanificare l’efficacia dei vaccini di prima generazione fin qui sviluppati e contenere le mutazioni del virus; un terzo ritiene che il tempo sia inferiore a 9 mesi; solo meno di 1 su 8 valuta che i vaccini a disposizione funzioneranno qualunque sia la mutazione.

La stragrande maggioranza degli epidemiologi, l’88%, pensa inoltre che se non si aumenterà la copertura vaccinale in molti paesi potrebbe favorire il sorgere di varianti del virus resistenti al vaccino. A questo ritmo solo 1 persona su 10 nei paesi in via di sviluppo sarà vaccinata nel prossimo anno. Secondo i calcoli della PVA, al ritmo attuale ( ma già si sta operando per aumentare le vaccinazini e raggiungere l'immunità di gregge prima della fine dell'estate) però solo il 10% della popolazione nella maggior parte dei paesi in via di sviluppo sarà vaccinata nel prossimo anno. Quasi tre quarti degli esperti coinvolti è convinto che la condivisione della tecnologia e la sospensione della proprietà intellettuale siano gli strumenti per aumentare la produzione mondiale di dosi.

“Fino a quando soltanto una parte della popolazione mondiale avrà accesso ai vaccini, il virus avrà la possibilità di circolare, di replicarsi velocemente e quindi di mutare. I dati di cui disponiamo oggi ci suggeriscono che non abbiamo molto tempo, probabilmente tra 9 mesi e un anno, prima che si sviluppino e diffondano mutazioni del virus che riducano l’efficacia dei vaccini attualmente disponibili. Questa è una guerra che i paesi ricchi non possono vincere da soli”, spiega Antonino Di Caro, virologo dell’Istituto Nazionale di Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani”

L’indagine mostra dunque quanto sia cruciale garantire l’accesso ai vaccini anti Covid il prima possibile anche nei paesi più poveri, dato che l’attuale disuguaglianza di accesso non fa che dare il tempo alle varianti del virus di moltiplicarsi.

“Nonostante sia ormai evidente che solo la condivisione della tecnologia e la sospensione della proprietà intellettuale possano garantire una aumento di dosi disponibili, assistiamo ancora alla difesa dei monopoli di Big Pharma da parte dei paesi ricchi, con la conseguenza che una manciata di colossi farmaceutici decidono chi debba vivere o morire. Proprio all’inizio di marzo abbiamo assistito al blocco della proposta avanzata da India e Sud Africa di sospensione dei diritti di proprietà intellettuale.- – hanno detto Sara Albiani, responsabile salute globale di Oxfam Italia e Rossella Miccio, Presidente di EMERGENCY – In questo momento i milioni di persone che si sono già vaccinate negli Usa, nel Regno Unito o nei paesi europei si sentono più al sicuro, ma come dimostrano i risultati dell’indagine presentata oggi, c’è il rischio altissimo che senza un cambio radicale nelle politiche di accesso ai vaccini, tutti gli sforzi fatti fin qui potrebbero essere vani. Rendere accessibili i vaccini anche nei paesi poveri significa oggi più che mai proteggerci tutti”.

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