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Psicologia, nuova sindrome: la paranoia da "spionaggio"

La sindrome da spionaggio colpisce più gli uomini (11%) delle donne (8%). La fascia d’età che si sente più presa di mira va dai 35 ai 55 anni (16%), seguita dagli over 60 (14%). Invece i giovani (18-25 anni) risultano immuni dal fenomeno. Matteo Adjimi (Argo):‘hackeraggi alla base delle nuove paure’

printDi :: 14 ottobre 2026 13:19
Foto di Maximilianovich da Pixabay

Foto di Maximilianovich da Pixabay

(AGR) Un italiano su due (52%) è afflitto dal timore di essere spiato, la cosiddetta sindrome da “spionaggio”. E ne parla addirittura con lo psicologo (33%) o cerca conforto dialogando con compagni e amici (27%), o finanche con l’AI (11%). Del resto, quasi un italiano su due (41,5%) nel 2026 pensa addirittura di essere finito nel mirino di un hacker o di un attacco informatico. La sindrome da “spionaggio” colpisce più gli uomini (11%) delle donne (8%). La fascia d’età che si sente più presa di mira va dai 35 ai 55 anni (16%), seguita dagli over 60 (14%). Invece i giovani (18-25 anni) risultano praticamente immuni dal fenomeno, forse perché in quanto “nativi digitali” più avvezzi a cellulari ed internet pervasivo.  

Ci si sente spiati soprattutto attraverso lo smartphone (66%); il computer (52%); internet (49%); AI (47%); microspie (40%); smart TV (39%); droni (35%); radar (26%), frigo smart (11%); telecamere antifurto installate in casa (9%).

 
È quanto emerge dalla ricerca del periodico online “Spot and Web” su un campione di 50 psicologi e psicoterapeuti.

I timori degli italiani, alimentati ulteriormente dal recente caso Fideuram (gruppo Banca Intesa), vengono commentati dall’esperto Matteo Adjimi (ceo di Argo SpA, azienda leader nella cybersicurezza) che prosegue nel commento: “nel 2026 le operazioni di hackeraggio sono sempre più personalizzate e coinvolgono l’intelligenza artificiale. Riguardano in primis le app finanziarie (47%) e le newsletter bancarie (39%).

Il caso di Fideuram ha dimostrato come sia semplice al giorno d’oggi essere truffati e tutti gli italiani ne pagano le conseguenze ogni giorno”, commenta Matteo Adjimi. A questo livello di hackeraggio che è sempre più presente e più difficile da riconoscere occorre rispondere preventivamente con un alto livello di organizzazione.

“La componente umana crea i problemi maggiori e va formata. Bisogna partire da simulazioni realistiche per permettere a tutti di rendersene conto nel marasma quotidiano. Poi, servirebbe un'autenticazione a due fattori davvero solida, per esempio attraverso passkey o dispositivi fisici, perché il semplice SMS può non bastare se l'attaccante riesce a rubare anche una sessione già autenticata.

E ancora, strumenti di protezione aggiornati sui dispositivi, compresi quelli personali utilizzati per lavoro e un monitoraggio continuo delle credenziali esposte, in modo da poter cambiare le password prima che vengano sfruttate. Per i bonifici e le modifiche alle coordinate bancarie è poi fondamentale una verifica attraverso un canale diverso: una telefonata a un numero già noto, per esempio, può smascherare anche una richiesta accompagnata da una voce artificiale che finge di essere quella del proprio responsabile”, conclude Matteo Adjimi, ceo di Argo spa e Direttore dell’”Osservatorio Argo sulla Sicurezza Digitale”.

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