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Istituto Regina Elena: le barriere invisibili che proteggono il cancro. Superarle è la nuova sfida della ricerca

Al via l’8° Workshop di Oncologia Traslazionale all'IRE con esperti internazionali. Le cellule tumorali "sentono" la rigidità della matrice extracellulare e diventano più aggressive e resistenti alle terapie: si studiano nuove cure dal pancreas ai tumori testa-collo

printDi :: 19 ottobre 2026 18:07
Istituto Regina Elena: l'ambiente che protegge il cancro - In foto, Da sinistra a destra: Adam Byron, Giovanni Blandino, Anna Bagnato, Valerie Weaver, Claus Jørgensen. Credits Foto Ufficio Stampa IFO

Istituto Regina Elena: l'ambiente che protegge il cancro - In foto, Da sinistra a destra: Adam Byron, Giovanni Blandino, Anna Bagnato, Valerie Weaver, Claus Jørgensen. Credits Foto Ufficio Stampa IFO

(AGR) Roma, 19 ottobre 2026 - Il cancro non cresce nel vuoto. Intorno alle cellule malate c'è un ambiente fatto di cellule di sostegno, cellule immunitarie e una fitta rete di fibre, la matrice extracellulare, che il tumore modifica e piega ai propri interessi. E non conta soltanto chi abita questo ambiente, ma anche la sua consistenza: una matrice densa e rigida può rendere il tumore più aggressivo, favorire le metastasi e sbarrare la strada alle cure. È la nuova frontiera della meccanobiologia dei tumori, al centro dell'8° Workshop di Oncologia Traslazionale che il 19 e 20 ottobre riunisce all'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE) esperti internazionali, in collaborazione con il Manchester Cell-Matrix Centre dell'Università di Manchester e il Cancer Research UK Manchester Institute.

Il dialogo continuo tra tumore e microambiente

 
Tra il tumore e le cellule che lo circondano i messaggi viaggiano in entrambe le direzioni. “È un dialogo continuo, in cui tumore e microambiente si rafforzano a vicenda – spiega Giovanni Blandino, direttore scientifico dell'Istituto Regina Elena –. Per decenni abbiamo colpito la cellula tumorale. Le terapie di domani dovranno interrompere anche questo scambio”.

Interrompere, però, non significa distruggere tutto. “Non tutte le cellule che circondano il tumore lavorano per lui, alcune lo contrastano – sottolinea Blandino –. È il caso di una parte dei fibroblasti, le cellule che producono la matrice: alcuni favoriscono il tumore, altri lo frenano. Questi ultimi vanno rafforzati, non eliminati. Bisogna essere selettivi”.

Il caso del tumore del pancreas e i tumori testa-collo

Il tumore del pancreas è l'esempio più emblematico. È spesso circondato da un tessuto fibroso così denso da ostacolare la distribuzione dei farmaci e l'azione delle cellule immunitarie. Un ambiente definito immunologicamente "freddo", nel quale le difese dell'organismo faticano ad agire e anche l'immunoterapia incontra notevoli difficoltà.

Anche nei tumori testa-collo e dell'ovaio la matrice extracellulare può contribuire alla progressione della malattia e alla resistenza ai trattamenti. Nei tumori testa-collo si studia inoltre se la rigidità della matrice nella zona dell'intervento chirurgico possa influenzare il rischio di recidiva. Su questi temi lavorano anche i ricercatori IRE, con studi dedicati.

Nuove tecnologie e l'impegno strategico degli IFO

Lo scorso anno il workshop aveva acceso i riflettori sulle alleanze che il tumore stringe con il proprio microambiente. Quest'anno le osserva con una lente d'ingrandimento più potente. Grazie alle analisi molecolari spaziali, alle tecnologie di imaging e ai modelli tridimensionali, gli scienziati possono studiare con maggiore precisione le interazioni tra cellule tumorali, matrice e sistema immunitario, alla ricerca di nuovi indicatori biologici e possibili bersagli terapeutici.

“Questi eventi riflettono gli obiettivi strategici dell'Istituto – afferma Livio De Angelis, direttore generale IFO –: rafforzare le collaborazioni internazionali, investire sui giovani talenti e accelerare il passaggio dei risultati della ricerca alla cura. È così che un IRCCS costruisce l'innovazione al servizio dei pazienti”.

Il workshop è organizzato da Giovanni Blandino, Anna Bagnato e Paola Nisticò dell’Istituto Regina Elena, insieme ad Adam Byron dell’Università di Manchester e a Claus Jørgensen, vicedirettore del Cancer Research UK Manchester Institute. Tra i relatori, esperti di livello mondiale come Valerie Weaver dell’Università della California di San Francisco e Amanda Psyrri, oncologa dell’Università di Atene impegnata nella sperimentazione clinica. Ampio spazio è dedicato ai giovani ricercatori, molti dei quali dell’Istituto Regina Elena.

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