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Geriatria, longevità come risorsa, la sfida per vivere in salute più a lungo

Ad Exposanità il convegno: “La longevità come risorsa: dalla prevenzione della fragilità ai modelli assistenziali". Le evidenze scientifiche: l e condizioni di salute nell’anziano si costruiscono lungo tutto l’arco della vita, influenzate da fattori biologici, psicologici, sociali ed economici

printDi :: 24 aprile 2026 14:46
Gerd Altmann da Pixabay anziani in un giardino

Gerd Altmann da Pixabay anziani in un giardino

(AGR) L’invecchiamento della popolazione rappresenta una delle trasformazioni più rilevanti del nostro tempo. Ma la vera sfida, oggi, non è semplicemente quella di vivere più a lungo: è riuscire a farlo in buona salute, mantenendo autonomia, qualità della vita e partecipazione attiva alla società. È questo il messaggio centrale emerso dal convegno “La longevità come risorsa: dalla prevenzione della fragilità ai modelli assistenziali”, che ha avuto luogo nell’ultima giornata di Exposanità2026, e promosso dalle principali società scientifiche italiane di geriatria insieme ai professionisti della salute psicologica e occupazionale, quali AIP - Associazione Italiana di Psicogeriatria con la collaborazione di SIGG - Società Italiana di Gerontologia e Geriatria, SIGOT - Società Italiana di Geriatria Ospedale e Territorio e AITO - Associazione Italiana Terapisti Occupazionali.

I dati e le evidenze scientifiche emerse dal convegno sono chiari: l’aumento dell’aspettativa di vita non coincide automaticamente con un miglioramento delle condizioni di salute. Anzi, si osserva un fenomeno preoccupante: le nuove generazioni, pur vivendo più a lungo, tendono a sperimentare prima e più a lungo condizioni di malattia, fragilità e disagio psicologico. Invertire questo trend è oggi una priorità.

 
La chiave sta nella prevenzione, ma non più intesa come intervento tardivo, limitato alla terza età. La prevenzione riguarda tutte le età e deve iniziare fin dalla nascita. Le condizioni di salute nell’anziano si costruiscono lungo tutto l’arco della vita, influenzate da fattori biologici, psicologici, sociali ed economici. Per questo, la multidisciplinarietà. Nell’affrontare questa tematica è fondamentale.

Come ha sottolineato in apertura dei lavori il professor Andrea Fabbo, geriatra, direttore generale ASL Ogliastra e vicepresidente nazionale SIGOT: «La longevità è un tema caldo, inscindibile dalla sostenibilità così come dalla gestione delle sue peculiarità. Invecchiare è una conquista, ma va gestita bene, superando visioni catastrofiche e concentrandosi sulla sostenibilità attraverso la prevenzione. In questo senso, la longevità non può più essere vista come un problema, ma come un fenomeno da governare con strumenti nuovi, capaci di intercettare precocemente la fragilità e ridurre il rischio di disabilità». E’ bene tenere presente che i fattori che compongono l’invecchiamento sono di diversa natura - alimentari, ambientali, sociali e psicologici - come è emerso dai dati del convegno e come ha sottolineato il professor Fabbo: «Ovviamente c'è una base genetica, ma il 36% della longevità dipende da comportamenti individuali». Per questo «la sfida oggi è arrivare prima: intercettando e agendo sui fattori di rischio modificabili lungo tutto l’arco della vita».

Che l’aumento dell’aspettativa di vita non coincida automaticamente con un miglioramento delle condizioni di salute, è il nodo centrale dell’intervento del professor Dario Leosco, presidente nazionale SIGG e ordinario di Geriatria, Università degli Studi di Napoli “Federico II”: «vivere più a lungo non significa vivere necessariamente in una condizione sana». In Italia, a 65 anni, l’aspettativa di vita è di circa 20 anni, «ma 10 di questi anni sono vissuti in condizioni di salute non adeguate». Ancora più preoccupante è il peggioramento delle condizioni di salute nelle generazioni più giovani. «Quello che sta succedendo è che le nuove generazioni stanno peggio», ha sottolineato Leosco, evidenziando un fenomeno di anticipazione della malattia: «un soggetto su tre, intorno ai 45 anni, è comorbo, ovvero presenta già più patologie». Un dato che conferma come la multimorbilità non sia più una condizione tipica della vecchiaia, ma stia progressivamente spostandosi verso età sempre più precoci. Un vero e proprio cambio di traiettoria epidemiologica: «invece di spostare la malattia più avanti, la stiamo anticipando», ha spiegato il professore, con un impatto diretto sulla qualità della vita e anche sulla capacità lavorativa della popolazione. «La malattia interviene in una fase precoce e condiziona l’attività lavorativa», ha precisato, sottolineando come questo rappresenti una sfida anche sul piano sociale ed economico.

A incidere su questo scenario contribuiscono fattori che agiscono fin dalle prime fasi della vita. «Una condizione socio-economica sfavorevole alla nascita può aumentare del 40% il rischio di multimorbilità a 40 anni», ha ricordato Leosco, evidenziando come la salute nell’anziano si costruisca molto prima della vecchiaia. A questo si aggiunge un aumento significativo del disagio psicologico nelle nuove generazioni: «stiamo osservando un incremento importante dello stress, dell’ansia e della depressione nei giovani», aggravato anche dagli effetti della pandemia. Urge dunque invertire la rotta, agendo alla prevenzione intesa però non come intervento tardivo limitato alla terza età ma intervenendo lungo tutto il corso della vita per evitare che la malattia si manifesti precocemente e comprometta la qualità degli anni futuri. Questo implica un cambio di paradigma: la cura della longevità inizia dalla nascita. Le condizioni di salute nell’anziano sono il risultato di un percorso che parte dall’infanzia, influenzato da fattori biologici, psicologici, sociali ed economici. Agire su questi determinanti significa investire in salute a lungo termine.

Un altro punto fermo emerso dal confronto è che «non esiste salute fisica senza salute mentale». Come ha evidenziato il professor Rabih Chattat, psicoterapeuta, ordinario di Psicologia, presidente AIP Emilia-Romagna, «la dimensione psicologica e quella sociale possono fare la differenza», influenzando direttamente anche i processi biologici dell’invecchiamento. Stress, solitudine e disagio emotivo non sono fattori secondari, ma elementi centrali che incidono sulla longevità e sulla qualità della vita. Allo stesso modo, la qualità delle relazioni sociali, il senso di scopo e la partecipazione alla vita comunitaria sono determinanti fondamentali. «Non basta parlare di relazioni sociali, bisogna considerare la qualità delle relazioni», ha ricordato Chattat, evidenziando come connessioni significative possano ridurre il rischio di malattia e migliorare il benessere complessivo.

La longevità, dunque, non può più essere affrontata con un approccio esclusivamente sanitario o assistenziale. Richiede modelli integrati, multidisciplinari e territoriali, capaci di connettere sanità, servizi sociali e comunità. L’obiettivo è ambizioso ma necessario: trasformare la longevità da potenziale criticità a risorsa, riducendo fragilità e disabilità e garantendo a ogni persona non solo più anni di vita, ma più anni di vita in salute. Per riuscirci, serve un impegno condiviso: delle istituzioni, dei professionisti, ma anche dei cittadini. Perché, come emerge chiaramente dal confronto tra esperti, la longevità si costruisce ogni giorno, lungo tutto il corso della vita.

Durante il convegno, moderato da Maria Lia Lunardelli, geriatra, già direttore di Geriatria e Dipartimento dell’Integrazione, AOU S.Orsola Malpighi Bologna e Salvatore Tardi, geriatra, già direttore di Geriatria e Dipartimento Medico, ASL Matera, sono intervenuti anche Alba Malara, geriatra, presidente Fondazione Anaste Humanitas, Lamezia Terme (CZ), Gabriella Casu, terapista occupazionale, Istituto Riabilitativo Maria Bambina – Oristano, presidente nazionale AITO, Gianluca Darvo, architetto, direttore tecnico studio Darvo-Serrani (DSP srl) e Università di Firenze, Chiara Galli, psicologa, referente progetto “Palestre della Memoria”, AUSL Modena e Filippo Bergamo, educatore, Responsabile DFC e Caffè Alzheimer, IPAV Venezia.

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