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Il Pensiero che Non Invecchia:

Come l’età adulta riscopre il desiderio di capire l’altro e l’esistenza

printDi :: 27 agosto 2025 17:40
Il Pensiero che Non Invecchia: Come l’età adulta riscopre il desiderio di capire l’altro e l’esistenza

Il Pensiero che Non Invecchia: Come l’età adulta riscopre il desiderio di capire l’altro e l’esistenza

(AGR) C’è un momento della vita in cui la sete di conoscenza ritorna con una forza nuova. Non ha più i contorni scolastici dell’adolescenza, né l’urgenza pragmatica degli anni della formazione universitaria. È un desiderio diverso, più intimo: quello di capire il senso delle cose, di approfondire il rapporto con sé stessi e con gli altri. È qui che la filosofia – e in particolare il counseling filosofico ed esistenziale – mostra tutta la sua attualità.

Molti adulti, raggiunta una certa maturità, avvertono che la crescita non è mai compiuta del tutto. La vita pone interrogativi che nessun titolo di studio o manuale tecnico può risolvere: la solitudine, il passare del tempo, le scelte etiche, la ricerca di equilibrio tra lavoro e relazioni. A queste domande non si risponde con nozioni, ma con riflessioni. E così si riscopre la necessità di “studiare” ancora, non tanto per accumulare informazioni, ma per esercitare lo sguardo critico e coltivare saggezza.

La filosofia come compagna dell’età adulta

 
La filosofia, fin dai tempi antichi, ha sempre avuto una dimensione pratica. Socrate, per esempio, non scrisse mai un trattato: la sua filosofia viveva nei dialoghi, nella capacità di interrogare sé stesso e gli altri, di mettere in dubbio certezze che sembravano granitiche. La sua domanda – “Come bisogna vivere?” – non smette di risuonare, soprattutto per chi, in età adulta, sente il bisogno di rileggere la propria storia, di attribuire senso alle scelte compiute e a quelle ancora possibili.

Platone sosteneva che la filosofia è una “musica dell’anima”, un’armonia che accompagna l’essere umano lungo tutta la vita. Non è mai troppo tardi, dunque, per ascoltarla: anzi, l’età adulta ne rappresenta forse il terreno più fertile, perché è il tempo in cui esperienza e desiderio di comprensione si incontrano.

Counseling filosofico: un luogo per la domanda

Il counseling filosofico nasce proprio in questa prospettiva. Non propone ricette pronte, non sostituisce la psicoterapia, non pretende di “aggiustare” la vita. Offre piuttosto un luogo di dialogo in cui i grandi temi dell’esistenza – il tempo, la morte, la libertà, la responsabilità, l’amore, la solitudine – possono essere pensati insieme, con l’aiuto di un professionista formato. È uno spazio dove la parola non è solo espressione, ma strumento di ricerca.

Lodovico Berra, direttore della SSCF & ISFIPP, psichiatra, psicoterapeuta e counselor filosofico, sottolinea spesso come

“il counseling filosofico restituisca dignità alla domanda, senza ridurla a sintomo o a problema da risolvere”.

Secondo Berra, il cuore di questa pratica non è dare risposte preconfezionate, ma

“allenare l’essere umano a stare nella complessità dell’esistenza, a sostenere l’angoscia che accompagna ogni scelta, a trasformare la domanda in occasione di crescita interiore”.

In questa prospettiva, il pensiero filosofico diventa una risorsa vitale: non un sapere astratto, ma una bussola che aiuta a non smarrirsi nei momenti di crisi.

La saggezza come orizzonte

La parola “saggezza” sembra appartenere a un vocabolario antico, ma conserva una sorprendente attualità. Aristotele la definiva sophia, cioè la capacità di contemplare le cause prime, ma allo stesso tempo la legava alla phronesis, la prudenza pratica che guida le azioni quotidiane. È proprio questa doppia natura – contemplativa e pratica – che rende la filosofia uno strumento prezioso per l’età adulta.

Perché studiare a quarant’anni, cinquant’anni o a sessanta? Non certo per accumulare titoli. Studiare la filosofia pratica, in questa fase della vita, significa dare forma a un sapere che non invecchia: la capacità di orientarsi, di giudicare, di distinguere ciò che conta da ciò che è accessorio. È un modo per affrontare le sfide del presente con lucidità, ma anche con apertura, perché la saggezza non è rigidità, ma capacità di restare curiosi.

Lo psicoterapeuta Berra lo esprime con parole semplici ma incisive:

“Ogni adulto porta dentro di sé il bisogno di un pensiero che dia senso alla sua esperienza. Non si tratta di spiegare la vita, ma di imparare ad abitarla con consapevolezza.”


Comprendere l’altro per comprendere sé stessi

Il desiderio di comprendere l’altro si intreccia inevitabilmente con il desiderio di comprendere sé stessi. Nell’età adulta, forse più che in qualsiasi altra stagione, diventa chiaro che la qualità della vita non dipende solo da ciò che si possiede o si realizza, ma dal modo in cui si entra in relazione con gli altri esseri umani.

Il filosofo Martin Buber parlava della relazione “Io-Tu” come del luogo in cui si rivela l’essenza stessa dell’esistenza. Quando l’altro non è ridotto a oggetto, ma riconosciuto come persona, allora nasce un incontro autentico, capace di trasformare entrambe le vite. Questo insegnamento trova nel counseling filosofico una sua attualizzazione: il dialogo non è un espediente tecnico, ma un’esperienza di autenticità.

Ecco perché, per molti adulti, intraprendere un percorso di riflessione filosofica significa anche imparare ad ascoltare e ad ascoltarsi meglio. È un cammino di empatia e di riconoscimento reciproco.

Un pensiero che resiste al tempo

In un tempo in cui tutto spinge verso la velocità e la semplificazione, la scelta di “pensare” diventa quasi un atto di resistenza. L’adulto che torna a interrogarsi non compie un passo indietro, ma un passo avanti: riconosce che l’esistenza è un mistero che vale la pena esplorare.

Heidegger, nelle sue lezioni, parlava dell’uomo come Dasein, essere-nel-mondo. Questa definizione, apparentemente tecnica, racchiude in realtà una verità semplice: non siamo mai isolati, ma sempre immersi in una rete di relazioni, di possibilità e di limiti. L’età adulta, con le sue prove e le sue perdite, rende più chiara questa condizione: ci ricorda che vivere significa assumere la propria finitezza e al tempo stesso aprirsi alle possibilità che restano.

Lo psichiatra Berra interpreta questo pensiero heideggeriano in chiave clinica:

“Ogni adulto, nel corso della sua esistenza, sperimenta momenti di crisi in cui la vita sembra sfuggire di mano. Il counseling filosofico non elimina la crisi, ma aiuta a leggerla come un varco: non solo una fine, ma anche un inizio.”


Filosofia come esercizio quotidiano

Studiare da adulti non significa rincorrere un esame, ma prendersi il lusso di pensare. Significa ritrovare il gusto di leggere Platone o Jaspers, non come un obbligo scolastico, ma come una conversazione che illumina il presente. Significa riconoscere che la saggezza non è un punto d’arrivo, ma un cammino che accompagna ogni fase della vita.

Pierre Hadot, uno dei maggiori interpreti della filosofia antica, ha scritto che la filosofia non è solo teoria, ma “esercizio spirituale”: pratiche quotidiane di attenzione, di riflessione, di dialogo interiore. Questa intuizione si sposa perfettamente con l’esperienza adulta: la filosofia non è un lusso intellettuale, ma un modo concreto per affrontare le sfide della vita.

Un invito a pensare

In un mondo che misura tutto in termini di efficienza e risultati, scegliere di studiare filosofia (counseling filosofico) anche in età adulta può sembrare un gesto inutile. Eppure è proprio questa inutilità a renderla preziosa: un tempo sottratto al frastuono, dedicato a ciò che conta davvero.

Il pensiero non invecchia, perché ogni domanda apre nuovi orizzonti. E chi sceglie, in età adulta, di rimettersi a pensare e a dialogare, non fa che riconnettersi con una parte essenziale di sé.

Perché, come ricorda Lodovico Berra, “la filosofia non è mai finita. È un invito permanente a riscoprire la vita come possibilità, anche quando sembra già scritta.”

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