65anni, un giusto mix tra movimento, relazioni sociali e nutrizione per migliorare la qualità della vita
Secondo il 1° Rapporto Vivi l'Età sulla longevità attiva l’invecchiamento sano dipende da 3 dimensioni sempre più interconnesse: attività fisica e salute muscolare, nutrizione e integrazione proteica, relazioni sociali e salute cognitiva. Relazioni sociali solide aumentano la sopravvivenza del 50%

Foto di Pavlo da Pixabay
(AGR) In Italia si vive sempre più a lungo ma la vera sfida oggi non è solo aggiungere anni alla vita: è preservare autonomia, forza fisica, salute cognitiva e qualità delle relazioni nel tempo.
È da questa riflessione che nasce il 1° Rapporto Vivi l'Età di Meritene sulla longevità attiva, un documento autorevole che sintetizza le più recenti evidenze scientifiche sui principali determinanti dell'invecchiamento sano.
Secondo le evidenze raccolte, ad esempio, la qualità delle relazioni sociali ha un impatto diretto e misurabile sulla salute: una meta-analisi internazionale su oltre 300.000 partecipanti ha rilevato come la solidità delle relazioni sociali aumenti la probabilità di sopravvivenza del 50% (OR=1,50), un effetto paragonabile a quello della cessazione del fumo
Parallelamente, il Rapporto evidenzia come la sarcopenia, ovvero la perdita di massa e forza muscolare, non sia, come siamo abituati a credere, una conseguenza inevitabile dell'età.
Questo processo, che rappresenta oggi uno dei principali fattori di fragilità e perdita di autonomia nella popolazione anziana, può infatti essere evitato o rallentato in modo significativo nella sua progressione con movimento regolare, esercizio di resistenza e adeguato supporto nutrizionale.
"Le evidenze scientifiche mostrano come la qualità della vita dopo i 65 anni dipenda dall'equilibrio tra forza fisica, adeguata nutrizione e relazioni sociali solide" - afferma Tasciotti - “che non vanno visti come fattori separati ma come tre componenti interconnesse dell'invecchiamento sano”.
“Ogni ora aggiuntiva di attività fisica moderata riduce significativamente il rischio di sarcopenia” - spiega Tasciotti - “programmi di esercizio di 6-36 settimane migliorano forza, velocità del cammino e performance fisica e i migliori risultati si ottengono attraverso programmi multicomponenti che combinano esercizio di resistenza, attività aerobica, equilibrio e supporto nutrizionale”.
Con l'invecchiamento, poi, aumenta il fabbisogno proteico e diminuisce la capacità dell'organismo di utilizzare efficacemente le proteine introdotte con la dieta. E questo fenomeno, definito "resistenza anabolica", contribuisce allo sviluppo della sarcopenia.
In presenza di severa resistenza anabolica, la dose necessaria per innescare la sintesi proteica può superare del 68% quella dei giovani, richiedendo fino a 40 g di proteine per singolo pasto
“La sarcopenia è associata ad un rischio di mortalità circa doppio rispetto ai soggetti non sarcopenici” - afferma Tasciotti. “Gli anziani necessitano di un apporto proteico superiore rispetto agli adulti più giovani ma la supplementazione proteica da sola produce benefici limitati. L'associazione tra esercizio fisico e integrazione proteica genera i risultati più significativi in termini di massa muscolare, forza e funzionalità. L'integrazione proteica, quindi, è efficace quando inserita all'interno di un approccio integrato che comprende attività fisica e corretti stili di vita”.
Il cerchio si chiude con le relazioni sociali, che rappresentano un determinante biologico della salute cognitiva. La salute mentale e cognitiva, infatti, non dipende esclusivamente da fattori neurologici ma anche dalla qualità delle relazioni e del contesto sociale in cui una persona vive.
“Come emerge chiaramente dal 1° Rapporto sulla longevità attiva, le relazioni sociali solide aumentano la probabilità di sopravvivenza del 50%” - conlcude Tasciotti. “La solitudine cronica è associata a un declino cognitivo più rapido mentre la partecipazione sociale riduce il rischio di demenza. Con l’isolamento e la solitudine aumentano depressione, infiammazione sistemica, stress cronico e rischio di deterioramento cognitivo. La socialità, dunque, non è un <extra> ma una componente essenziale dell'invecchiamento sano”.
“Attraverso la campagna sociale Vivi l'Età e il 1° Rapporto sulla longevità attiva, Meritene si propone l'obiettivo di contribuire alla diffusione di una cultura del benessere più consapevole, accessibile e orientata alla qualità della vita” – afferma Giulio Gandolfi, Beo di Nestlé Health Science.
















