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Commercio, riaprono 800mila imprese ma c'è il crollo dei consumi

Si fanno i conti dopo il lockdown totale del mese scorso. Confcommercio evidenzia una riduzione del pil del 16%. Il presidente Sangalli: indennizzi più robusti e liquidità vera, burocrazia male endemico del Paese

printDi :: 18 maggio 2020 17:29
Commercio, riaprono 800mila imprese ma c'è il crollo dei consumi

Commercio, riaprono 800mila imprese ma c'è il crollo dei consumi

(AGR) Una data quella di oggi che rimarrà negli annali del commercio in Italia. Sono infatti 800mila le imprese che hanno ripreso le ordinarie attività di produzione dopo il completo lockdown di aprile. Tra speranze e rabbia, c'è anche chi prova a quantificare il danno economico che il comparto ha registrato causa pandemia covid 19. Per Confcommercio la più grande rappresentanza d'impresa in Italia «dopo la flessione del 30,1% di marzo, nel mese scorso i consumi sono crollati, rispetto ad aprile 2019, del 47,6%. Pochissimi i segmenti che sono riusciti a registrare un segno positivo (alimentazione domestica, comunicazioni ed energia), per molti altri, invece, soprattutto quelli legati alle attività complementari alla fruizione del tempo libero, la domanda è stata praticamente nulla».

Qualche segnale di timida ripresa «testimoniata sia dai consumi giornalieri di energia elettrica sia dalle percorrenze dei veicoli leggeri» in realtà già c'è continua Confcommercio ma a preoccupare «è la concentrazione delle perdite su pochi importanti settori che sono anche quelli più soggetti a forme di distanziamento e rigidi protocolli di sicurezza (turismo e intrattenimento). Pertanto, la fine del lockdown non sarà uguale per tutti - avverte Confcommercio - e dopo la riapertura si avvertiranno dolorosi effetti di reddito e ricchezza che si protrarranno ben oltre l’anno in corso». E con questi dati Confcommercio dà la sua lettura al rimbalzo (cioè un segno "più") congiunturale del 10,5% del Pil, stimato per il mese di maggio, «che appare modesto se confrontato alle cadute di marzo ed aprile ma soprattutto con una riduzione del 16% rispetto allo scorso anno».

In un quadro simile, non manca la stoccata per l’eccesso di burocrazia, delle norme e delle circolari «male endemico di cui soffre il nostro Paese, che ha presentato il suo conto anche durante la pandemia e nella quale anche l’efficacia dei provvedimenti messi in cantiere dalle autorità nazionali e internazionali rimane un’ulteriore incognita». Insomma commenta Carlo Sangalli presidente di Confcommercio «sosteniamo il coraggio e la responsabilità delle imprese che tra mille difficoltà ripartono, sosteniamo questa voglia di ripresa con indennizzi più robusti e liquidità vera. E con più certezze. Serve un piano di ricostruzione complessiva del Paese che oggi ancora non c’è».

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