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Balneari, per l'emergenza sanitaria a rischio la stagione estiva

Il SIB: il Governo si è dimenticato di noi. Si chiede il riconoscimento del ruolo svolto dalle concessioni balneari nella filiera turistica, a partire dall'equiparazione dell'IVA al 10%. . Il prolungmaneto delle concessioni già previsto dalla legge nr. 145\20

printDi :: 25 marzo 2020 16:36
Balneari, per l'emergenza sanitaria a rischio la stagione estiva

(AGR) “Abbiamo trasmesso alla V^ Commissione Bilancio del Senato una memoria scritta con le nostre osservazioni in merito al contenuto del disegno di legge A.S. nr. 1766 per la conversione del D.l. n. 18 Cura Italia” ha dichiarato Antonio Capacchione, presidente del Sindacato Italiano Balneari aderente a FIP-Confcommercio.“Nel testo è stato evidenziato che l’emergenza sanitaria preoccupa enormemente anche le 30.000 aziende balneari italiane – continua Capacchione - in quanto il perdurare dell’emergenza sanitaria rischia di compromettere la stagione estiva e che il segmento “mare” rappresenta oltre 1/3 dei 430 milioni di presenze turistiche che lo scorso anno hanno scelto il nostro Paese, anche per la quantità e qualità dei servizi da noi assicurati”. A fronte della obiettiva e nota rilevanza economica del settore, è stato, poi, espresso lo sconcerto per la mancanza, nell’A.S. nr. 1766, di specifiche disposizioni riguardanti la balneazione attrezzata italiana, perpetuando l'assurda e ingiustificata discriminazione nei confronti delle imprese balneari rispetto a quelle ricettive e di tutta la filiera turistica (si è ricordato la diversità delle aliquote IVA: del 22% per le nostre aziende e del 10% per le altre).E’ stata, anche, volutamente sottolineata l’impossibilità per i dipendenti delle aziende balneari, in quanto stagionali il cui contratto non era pendente al 23 febbraio 2020 (art. 19 comma 8 e 22 comma 3), di poter usufruire dei benefici previsti dal Decreto (trattamento di integrazione salariale, assegno ordinario e della Cassa integrazione in deroga)!.

Ecco quanto, sommariamente, proposto:

1.      l’estensione alle aziende balneari di tutte le provvidenze di carattere economico previste per il settore ricettivo e turistico;

2.      il riconoscimento anche ai nostri dipendenti, ancorché assunti successivamente al 23 febbraio scorso o non ancora assunti, dell’accesso alle prestazioni di integrazione salariale e di sostegno al reddito;

3.      la definizione agevolata delle liti pendenti riguardanti i pertinenziali con il superamento definitivo dei canoni cd OMI.

E’ stato rimarcato, soprattutto, che al di là delle misure economiche che possono essere ostacolate dalla limitatezza delle risorse pubbliche, la messa in sicurezza e la salvaguardia del settore, può e dev’essere assicurata mediante misure esclusivamente normative e\o amministrative:

1.      l’urgenza di un atto normativo chiarificatore che elimini ogni incertezza interpretativa per l’applicazione, da parte degli Enti concedenti della legge nr. 145\2018, attraverso la fissazione di un termine perentorio entro il quale gli stessi siano tenuti a formalizzare la nuova e diversa scadenza delle concessioni demaniali;

2.      l’applicazione, anche agli stabilimenti balneari, dello stesso trattamento riservato agli ambulanti con la legge 30 dicembre 2018 nr. 145 prevedendo la loro esclusione dall’applicazione della Direttiva servizi.

Disposizioni “a costo zero” per le casse erariali, ma fondamentali per la competitività del turismo italiano sin qui garantito anche dai servizi di qualità e di eccellenza forniti dalla balneazione attrezzata del nostro Paese.

“Nelle conclusioni, infine - termina Capacchione - la nostra memoria precisa che l’assenza di una prospettiva di continuità aziendale pregiudica, dopo l’emergenza sanitaria, la fornitura del contributo del settore per la ripresa economica e sociale compromettendo, definitivamente e irrimediabilmente, il ruolo e il posizionamento turistico del Paese nel mercato internazionale delle vacanze”.

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